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Cloud Computing, i Cio italiani ci credono ma sono frenati dai budget e rimangono indietro sull'Europa

Dalla 2a edizione della ricerca NextValue emerge una maggior attenzione delle grandi aziende italiane al nuovo paradigma dell'IT, la cui adozione massiva è frenata da budget sempre più snelli. E il confronto con l'Europa rimane sfavorevole.

Autore: Barbara Torresani

Le grandi aziende italiane vedono nel Cloud Computing un modello a cui fare riferimento e orientarsi oggi e nel prossimo futuro più dello scorso anno; l'adozione è però ancora frenata dalle scarse disponibilità economiche con cui le aziende devono fare i conti in tempi di crisi. E il divario con le aziende europee è ancora marcato.
E' ciò che risulta dalla seconda edizione della ricerca Nextvalue sullo stato del Cloud Computing in Italia su un panel di 100 Cio di aziende di grandi dimensioni in tutti i settori merceologici (tranne la Pubblica Amministrazione).
Obiettivo della nuova edizione: valutare la posizione delle aziende italiane rispetto al Cloud Computing a un anno dalla prima ricerca, effettuando interviste ai Chief Information Officer di aziende direttamente selezionate ma anche confrontarsi con un contesto più esteso, quale quello europeo, avvalendosi di CIOnet, social network internazionale di Responsabili dei Sistemi Informativi di Belgio, Francia, Italia, Spagna, Olanda e Gran Bretagna.
cloud-computing-i-cio-italiani-ci-credono-ma-sono--1.jpgOggi i Cio italiani credono nel Cloud Computing in una percentuale del 41%; è questa la prima marcata evidenza della ricerca, a testimonianza di una maggior consapevolezza della strategicità del nuovo paradigma tecnologico e di business  rispetto allo scorso anno (era solo del 12%).
Come tecnologie prioritarie, al Cloud Computing i Cio italiani preferiscono il Web 2.0  (44%) e la virtualizzazione (42%),diversamente dai Cio europei che pur ponendo anch'essi al terzo posto il Cloud Computing (38%) posiziono al primo posto la Business Intelligence e il Performance Management (68%) e al secondo posto Unified Communications, Collaboration e Mobile (51%). Al quarto e quinto posto virtualizzazione e Web 2.0.
E' un Cloud Computing quello concepito dai Cio italiani che inizia ad assumere contorni sempre meno confinati a definizioni puntuali e strettamente legate a una singola tecnologia ma più estesi e riconducibili a un disegno Xaas (X as a service),  che si declina in tre principali modalità: Infrastructure as a service, i servizi che riguardano le risorse computazionali (computing, storage e networking); Platform as a service, ambienti applicativi gestiti in cui è possibile sviluppare o utilizzare applicazioni); Software as a service, il software fornito ai clienti in modo scalare.
Il cammino da fare affinché si possa parlare di adozione diffusa del Cloud Computing è però ancora lungo. A un anno di distanza dalla prima ricerca, i Cio italiani sono meno ottimisti rispetto all'adozione attuale e futura. Si è passati da una posizione di 11% di "già adottato" dello scorso anno a un 7%, e da "in previsione di sviluppo" dal 23% al 9%, per non parlare del "nessuno sviluppo attuale" passato dal 66% del 2009 all'84% del 2010.
Il principale freno a un cammino spedito delle aziende italiane verso il cloud è attribuibile alla mancanza di budget. La situazione di crisi attuale, infatti, non consente alle aziende di fare mosse straordinarie, in grado di introdurre in azienda cambiamenti tecnologici che implicano grandi trasformazioni, soprattutto di tipo culturale oltre che operazionale.
Per contro, lin termini di adozione del cloud la situazione europea appare molto più evoluta, con budget allocati e idee più chiare. Al di fuori del nostro Paese il cloud computing sembra una tecnologia già acquisita, considerando che ben il 61% dichiara di essere impegnato (29%)o in procinto di sviluppare progetti di Cloud Computing (32%).  

[tit: Cio italiani più maturi]
C'è comunque maggior consapevolezza tra i Cio italiani in relazione al tema, se si considera appunto che il 41% ritiene che possa avere uno sviluppo diffuso in azienda (a fronte del 12% registrato nel 2009), mentre solo il 18% del panel afferma che il Cloud Computing non ha possibilità di crescita a livello aziendale. I Cio italiani sono poi ottimisti sulla maturità dell'offerta cloud presente sul mercato: lo è il 33% del campione italiano, contro un 16% che ritiene ci sia ancora molto da fare  (era 38% l'anno scorso).  La maggioranza degli europei (62%) invece si dichiara non soddisfatta dell'offerta disponibile, pur riponendo fiducia nel Cloud Computing.
Fino ad oggi in Italia si utilizza e si prevede di utilizzare il cloud computing  in prevalenza per la gestione delle applicazioni aziendali – anche quelle core – quali la Business Intelligence, Business Process Management (il change management per modificare i processi), Erp, Unified Communication e Crm. In Europa l'utilizzo prevalente riguarda il Software as a service per applicazioni commodity (e-mail, strumenti di produttività personale, Crm) con in prospettiva un'attenzione prima di tutto alle componenti infrastrutturali.
Rispetto al modello di cloud preso in considerazione - privato, pubblico e ibrido - le aziende italiane adottano un atteggiamento più prudente, scegliendo per il 72% la formula di cloud privato, il 13% il modello di cloud ibrido e solo il 5% il cloud pubblico.
Molto più chiare le idee dei Cio europei che adottano per il 61% un modello ibrido, lasciando il 24% alla formula privata e il 13% a quella pubblica.
I Cio italiani optano per il cloud computing, preferendolo alla modalità on premise, in prima istanza per ridurre i costi infrastrutturali (il 57%), per la scalabilità della domanda (22%), che rende possibile una maggiore agilità e il fatto di lavorare a costi, risorse e servizi variabili e in real time e la frequenza di aggiornamento del software (14%). Più circostanziata la posizione dei Cio europei, che guardano in primis alla scalabilità (73%), seguita al 63% dalla riduzione costi, ma a questi due fattori ne affiancano altri più evoluti quali: la riduzione del costo del personale IT e dei costi amministrativi (44%). 

[tit:Pro e contro]
Nonostante adozione rallentata e crisi che congela i budget, il fatto evidente è che in Italia è cresciuta la consapevolezza dei benefici possibili del Cloud, quali una più precisa valutazione del ROI (Return on Investment) al primo posto (52% contro il 9% nel 2009), seguita da riduzione e  variabilità dei costi correlati al software, alle infrastrutture e al personale (42% a differenza dell'80% rilevato nel 2009). E ancora una maggiore elasticità operativa (33%), l'automazione degli aggiornamenti (18%), la sicurezza del servizio (integrità e salvaguardia del dato).
In Europa prevale la possibilità di poter ricorrere a una gestione operativa più flessibile  (81%) seguita dal calo e dalla variabilità dei costi (71%).  
Per il Cio italiani ilcloud-computing-i-cio-italiani-ci-credono-ma-sono--2.jpg principale ostacolo all'adozione del Cloud Computing è rappresentato dalla  carenza di cultura aziendale (66%), soprattutto da parte di coloro che oltre a non spingere l'innovazione sono a disagio di fronte a un modello di trasformazione dell'IT tradizionale, che non sanno padroneggiare.
Gli europei segnalano soprattutto ostacoli operazionali più che manageriali, come la mancanza di competenze, l'immaturità delle tecnologie (56%) e i dubbi relativi a sicurezza e  privacy (53%).
"Il Cio, sottolinea Alfredo Gatti, Managing Partner di Nextvalue, ha un ruolo molto delicato in questo contesto. Deve coinvolgere la direzione generale per affrontare i cambiamenti in atto, deve capire come adattarsi alle trasformazioni ed essere artefice del nuovo modello. Il driver non è tecnologico ma è di business. Se non riesce ad adeguarsi al cambiamento qualcunaltro lo farà al suo posto." 



[tit:Il Cloud Computing è in atto]
Nello scenario disegnato dai Cio europei il Cloud Computing appare come un fenomeno più omogeneo e maturo rispetto alla situazione italiana, dove comunque si riscontra una maggior maturazione delle aziende, anche se sono ancora lontani i tempi di un'adozione estesa. In generale nel Belpaese prevale un atteggiamento di forte cautela nei riguardi di iniziative concrete.
"I Cio italiani però sono competenti al pari di quelli europei, enfatizza Gatti, anche se spesso sono visti come tradizionalisti. I manager italiani hanno un differente modo di esprimersi; non fanno vendità di loro stessi e sono impediti nell'agire per le attuali pesanti costrizioni".
"Segnali molto vivaci arrivano da quelle realtà italiane che operano in contesti complessi ed internazionali, quelle del Made in Italy, che hanno interpretato nel modo corretto il Cloud Computing, dove l'IT è vista come fattore strategico per il business aziendale, prosegue Gatti". E conclude: "Il Cloud Computing è una nuova opportunità per molti. Ed è qui;  è questione di mesi. Il sistema di offerta sta ancora valutando la propria vera 'value proposition' che deve venire allo scoperto. I veri annunci devono ancora uscire. E  operatori italiani quali i system integrator devono porsi in modo prioritario il tema di come affrontare questa nuova onda di cambiamento". 
Pubblicato il: 06/07/2010

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