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Expo 2015, le prime questioni da affrontare

Sta iniziando la fase organizzativa, alcune riflessioni emerse al convegno "Expo 2015 - Verso le Città Digitali".

Autore: Santina Buscemi

Si scaldano i motori sulla grande esposizione universale del 2015 e si iniziano a compiere i primi passi: infatti, un simile evento come Expo 2015 presuppone che la macchina organizzativa si muova in anticipo, soppesando le risorse e i bisogni necessari.
Nel corso del convegno "Expo 2015 - Verso le Città Digitali", avvenuto nel mese di dicembre, si è parlato proprio di questo; il meeting ha messo in luce la necessità che si delinei al più presto un programma preciso e dettagliato dell'evento, che permetta ai diversi attori implicati di sapere come muoversi nella preparazione dell'esposizione. Carlo Alberto Carnevale Maffrè, docente di Strategia Aziendale presso la scuola di Direzione Aziendale all'Università Bocconi, ha puntualizzato su un primo concetto fondamentale, ossia se Expo 2015 sarà un'Exibition o un'Exposure.
La differenza di rilievo risiede nella fruizione che avranno i partecipanti ad Expo e delle ripercussioni che l'evento avrà sul territorio e sugli attori coinvolti: i partecipanti dovranno visitare per apprendere, i contenuti esposti non dovranno essere quindi una vetrina, ma un contenitore ricco di stimoli per chi vi partecipa.
Le imprese e le istituzioni dovrebbero assumere il ruolo di co-registe e non di semplici "veline"; si creerà un'Exposure se avverrà inoltre il coinvolgimento del territorio, e quindi Milano e la Lombardia, se si attuerà un modello integrato di processi e si assicurerà nutrimento per l'umanità.
Expo 2015 avrà appunto come tema "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita", l'elemento del cibo, come possibilità di scambio e comunicazione culturale dovrà quindi essere basilare nell'organizzazione dell'Expo: tutti i passaggi che caratterizzano la filiera agroalimentare avranno quindi la massima importanza e dovranno essere messi sotto la lente d'ingrandimento. Come emerso durante la tavola rotonda, il tema scelto dovrà essere il fulcro dell'esposizione, affinché non appaia una semplice cornice priva di contenuti.

[tit:L'esempio di Zaragoza]
Un esempio legato a questo concetto è stato offerto da Claudio Moreno, Commissario Governativo dell'Italia per Zaragoza 2008, che, analizzando quanto accaduto durante l'evento spagnolo, ha differenziato i paesi partecipanti fra coloro che hanno seguito il tema dell'evento, l' "Acqua" nel caso di Zaragoza, ed altri paesi che hanno mostrato di non aderire al leit motiv dell'esposizione. L'Italia ha seguito la linea principale, mostrando le peculiarità proprie del Paese in connessione all'elemento naturale.
La commissione che si è quindi occupata dello stand italiano ha scelto di dar spazio agli elementi italiani, fisici, culturali e artistici, connessi all'acqua. Nello stand italiano, quindi, il filmato trasmesso mostrava, ad esempio: gli acquedotti romani, la Venere del Botticelli, la Reggia di Caserta, la tecnologia Mose alla base della difesa di Venezia, i successi nella vela di Luna Rossa. Una problematica per Expo 2015 sarà quindi chiedere la convergenza dei paesi partecipanti, evitando che alcuni stati gestiscano il loro spazio senza seguire la direttiva principale: un'esposizione diventa più efficace grazie al rispetto del tema.
Inoltre, la presentazione di svariati aspetti inerenti l'Italia è stata funzionale all'attrarre l'attenzione sul Paese, anche in vista di Expo 2015. Le immagini dell'Italia sono quindi state utilizzate per descrivere le ricchezze del territorio, promuovendo il turismo e la partecipazione all'esposizione che avverrà fra qualche anno.Un altro elemento messo in rilievo da Moreno è la necessità di un coordinamento internazionale effettivo dell'Onu, mancato a Zaragoza: la Carta de Zaragoza, infatti, è stata inviata all'Onu, ma non si è proceduto con l'elaborazione di un testo coordinato fra le parti.

[tit:L'esperienza di Torino 2006]
Alla tavola rotonda, fra gli esempi di eventi del passato dal quale trarre insegnamento, ha avuto un posto di rilievo Torino 2006. I giochi invernali svoltisi in Piemonte sono stati basati su un progetto specifico, incentrato sulla convergenza fra turismo montano e capienza metropolitana. Questi due elementi hanno determinato le varie fasi organizzative, promuovendo un concept di trasformazione urbana. Cesare Vaciago, ex direttore generale di Expo 2006, ha messo in luce come non sia l'evento a generare il successo, ma la sua organizzazione: il franchising deve svilupparsi da un progetto che ha basi politiche, economiche e sociali.
Un simile evento deve basarsi su un sistema-città da reinventare: la città e gli abitanti devono essere coinvolti, non è verosimile ipotizzare un'esposizione universale intorno alla quale la cittadinanza è assente, poco coinvolta o addirittura incurante.
L'Expo 2015 avrà un profondo impatto sul territorio: Milano e la Lombardia dovranno essere attivamente inglobati nelle fasi organizzative, dovranno poter collaborare alla riuscita dell'evento e, alla conclusione dell'esposizione, è fondamentale che sul territorio si possa usufruire delle implementazioni e delle tecnologie messe a punto per Expo 2015: il territorio dovrà trarre vantaggio da quanto si produrrà durante l'evento, arricchendo le proprie potenzialità.

[tit:La lezione da apprendere dagli eventi passati]
Il convegno milanese dedicato al prossimo Expo ha quindi aperto diverse questioni, derivanti dall'esperienza pregressa a Zaragoza 2008 e Torino 2006 e derivanti dalle peculiarità proprie di Expo 2015. La centralità del tema e il suo rispetto da parte di tutti gli espositori, il rapporto con la città e il territorio, il ruolo delle istituzioni e delle aziende sono i punti focali che dovranno essere presi in considerazione durante la fase organizzativa che inizia a muovere i primi passi.
Pubblicato il: 08/01/2010

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