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Oracle: il SaaS è un'onda da cavalcare

Accanto al modello “on promise” nell’offerta aziendale trova spazio la formula “as a service”. Come dice Adriano Ceccherini, Senior Director Applications Alliances di Oracle Italia: “E’ un trend innovativo che la società segue con attenzione e sviluppa in due direzioni: investendo nella cooperazione con i system integrator e nello sviluppo di nuove soluzioni concepite in quest’ottica”.

Autore: Barbara Torresani

Anche Oracle, al pari di altri grandi nomi quali Ibm e Microsoft, ha calcato quest’anno la scena del ‘teatro Smau’, presentandosi nello spazio Oracle Village in compagnia di sei partner italiani (Altea, Atlantic Technologies, Beta80, eXstone, Gn Informatica e Steering.
All’interno del programma convegnistico, Oracle ha organizzato una conferenza incentrata sul tema del Software as a Service, a cui hanno preso parte alcuni partner e il Mip School of Management del Politecnico di Milano.
Minori investimenti iniziali, riduzione dei tempi di attuazione, possibilità di focalizzarsi maggiormente sul core business: sono alcuni plus del “Software as a service”, una modalità di fruizione del software che si affianca a quella tradizionale definita “on promise”.
Quali i vantaggi derivanti da questo nuovo modello di fornitura del software e quali i punti di criticità? Che percezione vi è del fenomeno? A questi e altri quesiti ha cercato di dare una risposta il panel di partecipanti alla conferenza. 

[tit:L’era dell’impresa 2.0]
Come ha esposto Mariano Corso, Professore Straordinario School of Management, Politecnico di Milano “Il sistema informativo moderno è concepito in un’ottica 2.0, si adatta alle esigenze della persona ed è l’individuo che ne sceglie i canali e gli strumenti (mutuati dal mercato consumer); i confini di questo sistema aziendale si estendono, comprendendo sia elementi esterni che interni, e l’elemento chiave su cui poggia il sistema è la visione integrata di processi e delle informazioni”.

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E’ un modello architetturale “adattativo”, che introduce benefici tangibili, intangibili e strutturali. Rientrano trai i primi la diminuzione dei costi di cambiamento di processi e procedure, il riutilizzo di componenti software, la flessibilizzazione dei costi. Sono intangibili quelli relativi all’allinemanto dei sistema informativo alle esigenze di business, la personalizzazione degli ambienti applicativi, l’aderenza agli standard di mercato, mentre sono più di natura strutturale una minor rigidità al cambiamento, la flessibilità e personalizzazione dei processi, l’empowerement degli individui.
Ci si orienta verso modelli di Adaptive Enterprise Architecture in particolare per la flessibilità al cambiamento, l’efficienza e la riduzione dei costi, l’efficacia e la tempesitività dei processi e delle decisioni, l’innovazione dei prodotti e servizi.
Per contro rappresentano forti barriere all’adozione di tali modelli: gli investimenti e i costi necessari, la necessità di cambiamenti organizzativi, la scarsa conoscenza delle potenzialità e la difficoltà a identificare e valutare i benefici economici. 

[tit:Modelli di delivering emergenti]
Oggi vi sono differenti modelli di delivering che rispondono a questo nuovo paradigma di sistema informativo aziendale; orientarsi tra di essi non è così semplice, tanto che la confusione regna sovrana.
Si va dal cloud computing, cartello che racchiude un insieme di tecnologie che permettono l’utilizzo di risorse Ict distribuite attraverso il Web sotto forma di servizio ad altri modelli che riguardano in generale l’IT fruita in modalità “as a service”: un’informatica fornita come servizio via web con pricing in base all’utilizzo secondo una logica di utility. Rientrarono in questo modello: l’infrastrucure as a service (risorse Ict, come per esempio la capacità elaborativa); lo Storage as a service; il Communication as a service e il Software as a service. Quest’ultimo è un modello di distribuzione del software con il fornitore che sviluppa, opera e gestisce un’applicazione mette a disposizione dei propri clienti via Internet. Tutte queste nuove modalità di fruizione dell’IT introducono anche nuovi modelli di pricing: pagamanti del servizio secondo il numero di utenti e il tempo fruito (per utente, per mese,...) oppure fruizione di un’applicazione in modo gratuito via Web. 
“Come tutti i nuovi modelli, ha spiegato Corso, anche questi si portano dietro alcuni interrogativi, che vanno dalle preoccupazioni legate alla sicurezza e riservatezza dei dati, al fatto di capire quanto la logica finanaziaria inciderà sulle  scelte di eliminare l’investimento iniziale e avere un costo per utente, ma anche capire se ci sono costi nascosti in questi modelli d’offerta e se la riduzione dei costi può fare da effetto boomerang nel momento in cui non si capisce bene come utilizzare il modello”.
I timori sono altresì legati al fatto di capire come cambiano i contratti e la garanzia sui livelli di servizio e quanto sia maturo il mercato dell’offerta per sostenere questi nuovi pradigmi.
Vi sono inoltre remore legate al fatto di portare in esterno le applicazioni e il pericolo di saltare e disintermediare la direzione Ict, creando un corto circuito tra fornitore e utente. 

[tit:Un’occasione per i grandi player]
Si sta assistendo a un forte sviluppo di questi nuovi modelli, che in parte andranno a sostituire le offerte esistenti e ad abilitare nuovi segmenti di domanda; l’attenzione è alta. Alcuni ambiti più adatti a nuovi modelli di offerta sono, per esempio, la gestione delle Risorse Umane, il Crm, la conservazione sostitutiva, lo storage, ...
“Occorre abilitare la domanda, ha detto Corso, che oggi è frustrata dalla complessità e i Cio devono ricomprendere il loro ruolo e trovare il questi modelli il vantaggio vantaggio competitivo. Il Saas inoltre è un’occasione per i grandi player di andare a fondo con trasparenza in un modello misto”. 

[tit:Oracle: è un trend innovativo]
Il fatto che sia in atto un un trend  innovativo è positivo, ha dichiarato Adriano Ceccherini, Senior Director Applications Alliances di Oracle Italia. Oracle intende calvalcare quest’onda di innovazione, seguendo due principali direttrici: investire nella cooperazione  e nello sviluppo di relazioni con i system integrator, che diventano fornitori di quell’esperanto  per comprendere appieno questi nuovi modelli; investire nello sviluppo di nuove soluzioni”. E alcune nuove soluzioni sono state presentate proprio durante il recente Oracle Open World, tenutosi a San Francisco. Si tratta di milgioramenti nel Crm on demand, una soluzione che consente analisi storiche grazie al datawarehouse integrato su: Marketing Vendite Servizi; e le Social Applications, nuove soluzioni per il sistema informativo 2.0 di un’azienda: applicazioni sviluppate per utenti che usano Internet in modo in modo dinamico, collaborativo, interattivo. oracle-il-saas-e-un-onda-da-cavalcare-1.jpg
“Non si tratta di scegliere tra un modello e l’altro, ha enfatizzato Ceccherini; non c’è un modello buono per tutte le stagioni; Oracle opta per un modello misto, che prevede la coesistenza della modalità on promise con quella del Software as a service. Per Oracle “as a service” non vuole dire mettere in piedi un giochino; se gestito in modo corretto, significa avere a che fare con soluzioni importanti. E l’alternativa al Saas non è un investimento on promise, potrebbe essere un non investimento”.
“Risulta di fondamentale importanza, ha concluso Ceccherini,  fare investimenti che rendono il modello as a service sostenibile, fruibile e performante”. 

[tit:La parola ai partner]
Non sono mancati spunti e idee dalla tavola rotonda tenutasi nel corso della conferenza.
“Il rapporto tra clienti e fornitori sta cambiando, ha detto Luigi Migliaccio, Senior Executive di Accenture. Oggi il paradigma di ottimizzare e ridurre i costi è molto richiesto e il Saas va in questa direzione; è una modalità di fruizione del software in crescita, fermo restando la coesistenza con gli altri modelli. E’ un’opportunità per il cliente ma anche una minaccia se non affrontata nella maniera corretta”. E ha proseguito: “Il Saas è di per sè un paradigma innovativo, ha impatto su organizzazione, processi e è una forma di innovazione per definizione. L’alternativa non esiste: consente di ridurre i costi, li variabilizza, e permette di costruire una soluzione ritagliata su misura".
“La vera attenzione deve essere posta sulla possibilità di questi modelli aderire ai processi aziendali e organizzativi, ha dichiarato Gianluca Pogliani, Director Strategy and Operations di Deloitte Consulting. Vi sono alcuni processi molto indicati per il Saas e altri che devono necessariamente essere centralizzati, quindi fruiti in modalità on promise. E poi occorre guardare al grado di standardizzazione e customizzazione che ci si dà come obiettivo”.
“C’è ancora tanta confusione  e molti slogan, ha dichiarato Gianluca Zamboni, Manager di 4Cust Reply; tutto ciò impone un’azione di comunicazione chiara sul cliente che deve capire vantaggi di un servizio di questo genere. E’ una confusione generalizzata, che permea un po’ tutte le tipologie di aziende; il Saas non è una soluzione di outsourcing”. 
Pubblicato il: 30/10/2009

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