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Sophos, metà dello spam globale è prodotto da computer asiatici

Analisi Sophos: nel terzo trimestre 2011, la metà dello spam globale è prodotto da computer asiatici. La percentuale di spam prodotta dai computer italiani è scesa dal 3,1 all'1,9% negli ultimi due trimestri, ma si può fare ancora molto.

Autore: Redazione ImpresaCity

Ci prendiamo abbastanza cura del nostro PC? Gli aggiornamenti dei software anti-virus e le ultime patch di sicurezza sono installati correttamente? Queste sono le domande che bisogna porsi per evitare di contribuire alla "Sporca Dozzina", ovvero la classifica dei Paesi che inviano la maggior parte dei messaggi spam, stilata periodicamente da Sophos.
L'ultimo report di Sophos evidenzia come, nonostante gli Usa siano il maggior produttore di spam, i Paesi asiatici abbiano contribuito alla sua diffusione in maniera molto più significativa rispetto allo stesso periodo del 2010.
Al primo posto tra i produttori di spam si confermano gli Usa, seguiti dalla Corea del Sud con il 9,6% dello spam globale. Molte nazioni asiatiche (Indonesia, Pakistan, Taiwan e Vietnam) sono entrate nella "Sporca Dozzina" nell'ultimo anno, con l'India che scende al terzo posto con l'8,8% dello spam mondiale.
Ecco dunque la classifica: 
1. Usa 11,3%
2. Corea del Sud 9,6%
3. India 8,8%
4. Russia 7,9%
5. Brasile 5,7%
6. Taiwan 3,8%
7. Vietnam 3,5%
8. Indonesia 3,3%
9. Ucraina 3,1%
10. Romania 2,8%
11. Pakistan 2,0%
12. Italia 1,9%
Altri 36,3%
Nonostante la percentuale di spam prodotta dai computer italiani sia scesa dal 3,1 all'1,9 % negli ultimi due trimestri, portandola dal settimo al dodicesimo posto, molto può ancora essere fatto per ridurre gli attacchi.
La maggior parte dei messaggi spam sono distribuiti da botnet – reti di macchine infette (zombie) tenute sotto controllo dagli spammer. Gli utenti rischiano di diventare parte di queste botnet se non installano software anti-virus e patch di sicurezza aggiornati.
I tipici metodi di contagio includono l'utilizzo di link o allegati all'interno dei messaggi spam. Il problema non è limitato solo alle e-mail tradizionali, ma coinvolge anche i social network, sfruttati dai trasgressori attraverso sondaggi spam come fonti di guadagno.
Le botnet sono inoltre utilizzate dai cyber criminali per lanciare attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), dove migliaia di computer zombie sono impiegati per connettersi a uno specifico sito web, mandandolo forzatamente offline con l'incremento del traffico informatico.


Pubblicato il: 04/01/2012

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