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Politecnico di Milano, cloud computing non è solo moda ma chiave per la competitività

Non più ennesima moda ma chiave di volta per migliorare la competitività e la capacità di innovazione nel nostro Paese: questo il ruolo del cloud computing in una ricerca presentata dalla School of Management del Politecnico di Milano. L'iniziale diffidenza verso il Cloud Computing cede il passo a un interesse sempre maggiore da parte dei CIO.

Autore: Redazione ImpresaCity

Si è svolto la scorsa settimana presso il Politecnico di Milano il Convegno "Cloud & ICT as a Service: fuori dalla nuvola!", con la presentazione dei dati della ricerca dell'Osservatorio Cloud & ICT as a Service promosso dalla School of Management del Politecnico.
La ricerca si è focalizzata sulle organizzazioni italiane di grandi dimensioni attraverso un'analisi empirica effettuata mediante survey, casi di studio e workshop che ha coinvolto complessivamente 168 Responsabili dei Sistemi Informativi e i rappresentanti delle principali aziende dell'offerta.
Quello che si delinea è uno scenario interessante: in un Paese segnato da un forte ritardo tecnologico - la spesa italiana in ICT nel 2010 è diminuita infatti del 2,5%, a fronte di una spesa mondiale tornata a livelli di crescita del +4,9% e di Paesi come l'India o la Cina che hanno visto una crescita rispettivamente del 18% e 15% – il Cloud non si mostra più come uno dei tanti trend del momento ma comincia a rivestire, dopo un'iniziale diffidenza, un ruolo sempre più protagonista soprattutto per lo sviluppo delle Pmi, spina dorsale dell'economia italiana, e delle Pubbliche Amministrazioni, ancora troppo ancorate a sistemi rigidi e arretrati che frenano la competitività.
Questo perché, nonostante le accezioni più comuni vedano nel Cloud Computing un'evoluzione già da tempo in atto verso "architetture informatiche in cui risorse standardizzate vengono rese fruibili in maniera condivisa dagli utenti", in realtà "la nuvola" presenta vantaggi che vanno al di là del puro aspetto tecnico, motivo per cui gli stessi vendor tendono a proporsi direttamente alle Business Line glissando su modalità realizzative e proponendo immediatamente benefici finanziari e flessibilità.
"Ma i CIO non temono il ‘sorpasso a destra' da parte delle Line e, anzi, nel 72% dei casi si dichiarano ‘promotori e traino' di iniziative cloud in azienda – commenta Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio Cloud & ICT as a Service del Politecnico di Milano - anche se le maggiori aspettative (riduzione dei tempi di adozione e attivazione del servizio, riduzione dei costi di gestione interni e minori investimenti iniziali) sono tuttavia proprio gli elementi che, una volta saliti ‘sulla nuvola', creano le maggiori disillusioni".
Restano invece coerenti con le aspettative i benefici rilevati in termini di flessibilità (63%) e possibilità di condivisione di risorse (41%).
Per questo motivo, il 66% valuta il Cloud "un trend rilevante che le imprese devono comprendere per far evolvere il loro modello di impresa". Il 12% lo ritiene addirittura "la nuova rivoluzione che cambierà il nostro modo di fare IT".
Spostando l'attenzione alle criticità, si trovano alcune confortanti sorprese: se l'integrazione delle soluzioni Cloud con l'infrastruttura già esistente in azienda si conferma l'aspetto più critico, tuttavia alcune percezioni, come la scarsa sicurezza dei dati e l'immaturità dell'offerta si rivelano, nei fatti, meno critiche di quanto paventato a priori.
Per contro, elementi come la definizione ed il rispetto degli SLA (Service Level Agreement), risultano ancora più critici di quanto ci si attendesse.
Ma vediamo nel dettaglio come si declina e in quale misura viene adottato il Cloud Computing, nato per semplificare la gestione delle risorse ICT "schermandone" la complessità per l'utente e trasformandole in servizi:
- Con un'offerta Infrastructure as a Service (IaaS) l'utente non si deve più preoccupare dell'approvvigionamento delle macchine e del loro corretto funzionamento ma conserva il controllo degli strati sovrastanti e la possibilità di installare le applicazioni su questa infrastruttura. Il 49% delle aziende intervistate dichiara di avere attivo almeno un servizio IaaS.
- Con il Platform as a Service (PaaS) (livello di schermo superiore) vengono comprese nella nuvola ed erogate come servizio anche le piattaforme necessarie per sviluppare, integrare ed erogare le applicazioni, lasciando all'utente il controllo sugli strati applicativi. Il 24% delle aziende intervistate dichiara di avere attivo almeno un servizio PaaS.
- A livello di Software as a Service (SaaS), infine, anche lo strato applicativo viene portato nella nuvola e quindi fruito dagli utenti come servizio. A parte pochi parametri di configurazione e personalizzazione, tutta la complessità sottostante è nascosta e l'utente mantiene solo il controllo delle modalità di utilizzo del software per eseguire i propri processi di business. Il 63% delle aziende intervistate dichiara di avere attivo almeno un servizio SaaS.
"Tra le tipologie di servizi IaaS e PaaS più diffusi vi sono la capacità elaborativa e di storage, le risorse virtuali configurate e il software infrastrutturale – dichiara Alessandro Piva, Responsabile della Ricerca - . Meno diffusi, ma con un interessante trend di crescita, sono gli ambienti di sviluppo e deployment di applicazioni software, i sistemi di supporto alla IT governance e i business process management system.
Passando ai servizi SaaS tra i più utilizzati troviamo le applicazioni di gestione delle Risorse Umane, i portali aziendali, la posta elettronica, la Unified Communication & Collaboration e i sistemi di conservazione sostitutiva. Meno diffusi, ma comunque in crescita, CRM e sistemi di produttività individuale e scambio documentale. Più di nicchia, infine, eCommerce, sistemi di business intelligence, sales force automation, amministrazione finanza e controllo".

Focus sulle Pmi

Il mercato Cloud delle piccole e medie imprese, nonostante un interesse previsionale significativo (20% per la parte di SaaS e al 30% per la parte IaaS), si trova ad oggi in uno stato embrionale.
Il livello di diffusione del SaaS è ancora nell'ordine del 2-3% per le applicazioni più diffuse e riguarda principalmente CRM, sistemi di videoconferenza, "pacchetti semplici" a supporto di attività amministrative e contabili e servizi a supporto delle attività amministrative del personale, di controllo delle presenze e gestione delle trasferte.
Meglio non va per i servizi infrastrutturali con il 6% di aziende che usa servizi di storage, sicurezza e backup dei dati e il 3% capacità elaborativa in modalità as a Service.
Le piccole imprese colgono da subito buoni risultati ricorrendo al Cloud esterno, poiché le limitate esigenze di personalizzazione e integrazione ai sistemi legacy consentono loro di sperimentare e utilizzare servizi pubblici di Software e Infrastructure as a Service con costi e tempi contenuti.
Il passo successivo, per loro, è spesso quello di adottare soluzioni PaaS per sviluppare applicazioni più personalizzate ed integrate.
Il vero problema dell'utente è, dunque, capire il livello del servizio Cloud di cui ha bisogno in relazione allo specifico ambito applicativo: occorre che si chieda cioè quanto sia conveniente un servizio standardizzato e con pochi margini di intervento tuttavia disponibile in tempi brevi e con costi flessibili.
Passando dallo IaaS al PaaS fino al SaaS, la possibilità di personalizzazione e adattamento alle esigenze diminuisce, per contro l'utente dispone di soluzioni già pronte.
Pubblicato il: 18/05/2011

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