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Acronis, aziende italiane arrancano su backup e disaster recovery

In Italia le Pmi hanno scarsa fiducia nei sistemi di backup e ripristino adottati e non si considerano adeguatamente attrezzate: è necessario migliorare sicurezza e protezione.

Autore: Redazione ImpresaCity

Acronis ha presentato il Global Disaster Recovery Index, un indice del settore nato con l'obiettivo di valutare la fiducia dei manager IT nelle operazioni di backup e ripristino d'emergenza aziendali.
L'indagine, condotta dal Ponemon Group su oltre 3.000 aziende di piccole e medie dimensioni, rivela che, sebbene l'atteggiamento nei confronti delle attività di backup e ripristino vari notevolmente nei diversi paesi del mondo, nel complesso le aziende esprimono l'esigenza di una soluzione di backup e ripristino unica per ambienti fisici, virtuali e cloud.
La maggior parte (68%) dei manager IT concorda nell'affermare che negli ambienti ibridi l'ostacolo principale è rappresentato dalla necessità di spostare i dati fra ambiente virtuale, fisico e cloud; ciò nonostante, ancora oggi un'azienda media utilizza almeno due o tre soluzioni di backup distinte, che concorrono a rendere ancor più complicato il disaster recovery.
Con uno dei risultati in assoluto più bassi, le aziende italiane, ed in generale quelle del Sud Europa, si collocano molto indietro rispetto a quelle del Nord, tedesche, olandesi e svizzere.
Sebbene tutte le aziende a livello globale, incluse quelle italiane, ammettano che la protezione dei dati è una priorità, queste ultime assegnano al backup e al ripristino d'emergenza una priorità inferiore, come evidenzia il fatto che rispettivamente il 53% riconosce di investire una somma davvero irrisoria in backup o recovery, ovvero la percentuale più bassa (4%) del budget IT, rispetto a quella di tutti i paesi coinvolti.
In questi paesi si registra inoltre il livello di supporto più basso da parte del management aziendale (32%).
Gli scarsi investimenti in IT, combinati alla mancanza di supporto da parte del management, fanno sì che in Italia non vi siano solide basi in quanto ad integrità ed affidabilità dei sistemi di backup e disaster recovery aziendali in essere. I responsabili italiani sostengono inoltre di avere il personale meno qualificato (32%) e risentono con maggiore probabilità di inattività sostanziali in caso di incidenti di grave entità (64%). Fanno registrare inoltre i livelli più bassi in termini di risorse (28%), tecnologie (33%), controlli e procedure (38%) adottati e documentazione delle politiche (45%).  
Dopo il Regno Unito (60%), le aziende italiane (53%) sono quelle che dichiarano di non eseguire il backup dei server virtuali con la stessa frequenza di quelli fisici, quasi tre volte di più rispetto alle aziende tedesche (21%) e olandesi (20%).
Una nota positiva arriva da una possibile maggiore adozione del cloud computing. Le aziende italiane prevedono un aumento del 350% dell'adozione del cloud nei prossimi 12 mesi. La maggior parte delle aziende italiane (58%) prevede inoltre di includere soluzioni cloud nelle strategie aziendali di backup e recovery nel corso del prossimo anno.
Lo studio ha sottolineato come gran parte dei manager IT non esegue il backup degli ambienti virtuali con la stessa frequenza di quelli fisici. Sebbene nel 2011 si prevede un aumento globale del 50% nell'impiego di server virtuali in produzione, oltre la metà delle aziende (55%) afferma di non eseguire il backup, o di non sapere se il backup dei propri server virtuali viene effettuato con la stessa frequenza di quello dei server fisici. Inoltre, più della metà delle aziende (56%) impiega soluzioni differenti per il backup fisico e per quello virtuale.
Pubblicato il: 25/01/2011

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