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Un decennio di discontinuità

Secondo Giovanni Linzi, General Manager Sales di IBM Italia, ci aspetta un decennio sorprendente, un momento di discontinuità rispetto al mondo a cui eravamo abituati: più complesso, più volatile, ma anche ricco di nuove opportunità. Dobbiamo imparare a gestire queste nuove situazioni.

Autore: Redazione ImpresaCity

"Il prossimo sarà un decennio sorprendente, un momento di discontinuità rispetto al mondo a cui eravamo abituati: più complesso, più volatile, ma anche ricco di nuove opportunità. Dobbiamo imparare a gestire queste nuove situazioni".
È il pensiero di Giovanni Linzi, General Manager Sales di IBM Italia, espresso davanti ad una platea di responsabili IT, provenienti da aziende diverse per dimensioni e settore d'industria, ma tutte accomunate dallo stesso obiettivo: approntare un nuovo modello di business, in grado di adattarsi alle mutate(e mutevoli, come vedremo) condizioni del mercato, in cui nulla è più sicuro e tutto è estremamente più complesso.
L'occasione era data dall'appuntamento milanese dello SmarterSystems Tour 2010, il ciclo di incontri (oltre a Milano, Venezia e Roma) con cui la multinazionale americana ha voluto presentare le sue offerte nell'ambito dei sistemi e della gestione dei dati. Linzi, però, ha voluto allargare il respiro dei discorsi, soffermandosi anche su quello il futuro ci riserva - soprattutto quello più immediato, il decennio appena iniziato – e sulle azioni che le aziende potrebbero o dovrebbero prendere per adattarsi alle condizioni di mercato che si vanno prefigurando. Partendo da quello che, per ogni azienda, è l'obiettivo numero 1: produrre valore.
Qual è il mio valore, cosa posso portare di valore sul mercato: è la domanda a cui le aziende devono trovare la risposta. "E per farlo devono partire da un'analisi congiunta di processi e infrastrutture", ha detto Giovanni Linzi.
I processi di oggi sono solidi, anche troppo: figli di un periodo storico in cui i cambiamenti erano lineari, e facilmente prevedibili. Ma non sono flessibili, non garantiscono la velocità e la capacità di adattamento necessarie oggi, in un mondo ed in un mercato in cui il tempo non ha più la stessa valenza e lo stesso significato. Le infrastrutture, a loro volta, sono pesanti, fisiche: fattori limitanti, le ha definite Linzi. E per trasformarle in fattori di sviluppo vanno alleggerite. Virtualizzate. "Devono essere in grado di fornire le risorse necessarie quando necessario", nel nome di quella che IBM ha denominato dynamic infrastructure, ovvero infrastrutture che cambiano, si allargano, si restringono, secondo i ritmi e le velocità imposte dalle condizioni del mercato e della produzione.
Le aziende, insomma, devono diventare flessibili in tutte le loro componenti ma, allo stesso tempo, assicurare elevati livelli di solidità e sicurezza dei dati e delle infrastrutture. Come fare per raggiungere questo set di obiettivi? "Bisogna imparare a focalizzarsi sul proprio valore, concentrandosi su quelle attività e quelle operazioni che le aziende sanno fare meglio", è la risposta di Linzi. Tenere per sé ciò che si sa fare meglio e lasciare che siano gli altri ad occuparsi delle residue attività in un processo di produzione. Una formula che va sotto il nome di componentizzazione.
Il processo di focalizzazione e concentrazione riguarda anche la forza lavoro. Non è più necessario avere sempre a disposizione il personale, di ogni livello e funzione. La tecnologia della collaborazione permette di costruire team di lavoro flessibili, composti da persone anche di aziende diverse e geograficamente lontane. Team che si formano e si sciolgono secondo le necessità.
Come per le macchine, l'obiettivo è avere a disposizione lo skill giusto al momento giusto, senza sovraccaricarsi di costi e oneri non giustificati da un ritorno economico per il business. Infrastrutture, processi e applicazioni, risorse umane e competenze: alla fine di tutto cosa abbiamo? La flessibilità massima. La virtualizzazione. E, quindi, il cloud computing.
Pubblicato il: 17/09/2010

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