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Enterprise 2.0? Un'opportunità per affrontare la crisi, ma c'è ancora molto strada da fare

Unified Communication & Collaboration, Enterprise Content Management, Social Network & Community e Adaptive Enterprise Architecture: sono le quattro scommesse individuate dalla ricerca 2008/2009 dell'Osservatorio Enteprise 2.0 della School of Management del Politecnico, per consentire alle aziende di rispondere in modo adeguato alla crisi in atto.

Autore: Redazione ImpresaCity

In un contesto generale di riduzione del budget per gli investimenti ICT nel prossimo triennio (l'11% di CIO prevede un aumento e il 19% una contrazione, a fronte di un aumento del 31% e di una contrazione del 7% nel passato triennio) sono quattro gli ambiti applicativi dell'Enterprise 2.0  in controtendenza: Unified Communication & Collaboration (UC&C), Enterprise Content Management (ECM), Social Network & Community (SN&C)e Adaptive Enterprise Architecture (AEA).
È questa la principale evidenza che emerge dai risultati della ricerca 2008/2009 dell'Osservatorio Enterprise 2.0 della School of Management del Politecnico di Milano, che ha coinvolto attraverso survey e interviste oltre 300 tra CIO, Responsabili Risorse Umane e Responsabili Marketing (a cui si è aggiunto un panel con più di 160 utenti professionali).
Sono aree in cui, pur non essendo elevate le entità medie di investimento rispetto al totale della spesa ICT (si va dai 100.000 euro per iniziativa nel SN&C ai 600.000 nell'AEA), i tassi di crescita attesi nei prossimi tre anni risultano di gran lunga superiori a quelli del budget ITC complessivo: per UC&C ed ECM i CIO prevedono aumenti intorno al 50%, mentre del 35% e del 25% per SN&C e AEA.
Unified Communication & Collaboration ed Enterprise Content Management sono gli ambiti più maturi dei quattro individuati, sia nella percezione che nell'adozione all'interno delle imprese.
Per ciò che concerne l'Unified Communication & Collaboration (UC&C), in cui rientrano le iniziative a supporto della gestione di ogni tipo di comunicazione (interna ed esterna all'impresa) soltanto il 9% dei CIO intervistati risulta "scettico", il 45% rientra nella categoria "pionieri" ritenendo da sempre strategiche queste azioni, il 46% si è "convertito" rispetto all'importanza di tali strategie.
Nell'Enterprise Content Management (ECM), relativo alle attività a supporto della gestione del patrimonio informativo il 12% di CIO è scettico, il 51% è pioniere e il 37% è convertito.
Nell'ambito del Social Network & Community (SN&C), in cui rientrano le azioni che hanno come obiettivo la valorizzazione delle relazioni all'interno e all'esterno dell'impresa, il 49% dei CIO sono ancora scettici, il 10% sono pionieri, ben il 41% si sono convertiti.
Sul fronte dell'Adaptive Enterprise Architecture (AEA), sotto il cui capello si inseriscono le iniziative che rispondono al bisogno di riconfigurare velocemente processi e ambienti di lavoro, rendendo il sistema informativo più flessibile, il 35% dei CIO risulta scettico, solo il 24% è pioniere mentre i convertiti ammontano al 41%.
Secondo la ricerca c'è ancora moltissimo da fare per raggiungere un livello di adozione reale: per l'Enterprise Content Management il 40% delle imprese è attualmente impegnato in uno sviluppo unificato o strategico, il 26% per Unified Communication & Collaboration, il 21% per Adaptive Enterprise Architecture e solo l'8% nel Social Network & Community.
Complessivamente l'adozione nelle applicazioni dell'Enterprise 2.0 sono complete al 3%, composite (sviluppo elevato su almeno due ambiti) per il 21%, focalizzate (un solo ambito) nel 36% dei casi ed embrionali (per il 40%).  

[tit:I Sistemi Informativi nell'era dell'Enterpise 2.0]
Con questa seconda ricerca l'Osservatorio Enterprise 2.0 ha messo in evidenza come il fenomeno dell'Enterprise 2.0 stia profondamente mutando il modo di concepire i Sistemi Informativi: dall'essere baricentrati sull'automazione e il supporto di processi strutturati, si stanno sempre più orientando a supportare processi che incorporano in misura crescente flussi di informazioni destrutturate.
Nell'impossibilità di automatizzare o codificare queste attività, l'accento si è spostato in modo progressivo sll'individuo e sull'esigenza di migliorarne la capacità di utilizzare le risorse che l'azienda e l'ambiente esterno gli mettono a disposizione, creando così le migliori condizioni lavorative in ogni situazione e attraverso diversi mezzi e canali, anche in mobilità.
Per sviluppare al meglio questo nuovo approccio al Sistema Informativo dieventa sempre più importante la figura del CIO (e ingenerale della Direzione dei Sistemi Informativi), catalizzatore e perno del cambiamento, che deve poter contare sulla collaborazionedalla Direzione Risorse Umane e dalla Direzione Marketing e Commerciale.
Dalla ricerca si evince inoltre come l'esperienza degli strumenti web 2.0 stia influenzando profondamente le abitudini e le modalità di interazione dei professionisti anche sul luogo di lavoro. Nonostante ciò la maggior parte delle aziende è ancora lontano dal comprenderne appieno gli impatti e i propri sistemi di comunicazione e collaborazione interni.
Il fenomeno dell'Enterprise 2.0 sembra essere a un bivio: se affrontato in modo superficiale rischia di essere archiviato come una moda passeggera o al più accantonato come un lusso posticipabile a tempi migliori; al contrario se il fenomeno sarà compreso in modo profondo e poi affrontato con concretezza e pragmatismo, potrà portare da subito vantaggi concreti e, al tempo stesso, costruire  le premesse per un processo di rinnovamento organizzativo che permetterà alle imprese più efficaci di differenziarsi ed essere protagoniste nel prossimo ciclo di crescita. L'Enterprise 2.0 consentirà alle aziende più lungimiranti di cogliere nella crisi un'opportunità, combinando le esigenze contingenti con un percorso di cambiamento interno che non può essere trascurato o frenato, ma che va accelerato.
Pubblicato il: 25/03/2009

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