Spring e T-Mobile, fusione per concentrazione

Spring e T-Mobile, fusione per concentrazione

Possibile fusione fra i due operatori telco statunitensi, o meglio dell'acquisto di T-Mobile da parte della multinazionale giapponese SoftBank, proprietaria della maggioranza di Spring

di: Redazione del 20/02/2017 17:19

Mobility & Byod
 
Quando il mercato raggiunge una sua maturità arriva il momento delle grandi acqusizioni con conseguente possibile effetto di concentrazione dell'offerta. E' quanto sta accadendo con l'affaire Spring - T-Mobile. È dal 2013 che si parla di una possibile fusione fra i due operatori telco statunitensi, o meglio dell'acquisto di T-Mobile da parte della multinazionale giapponese SoftBank, proprietaria della maggioranza di Spring, circa l'80%. Operazione che tuttavia era stata osteggiata dalla Federal Communications Commission per ragioni di difesa della libera concorrenza. I due protagonisti della vicenza, uno dei quali, controllato da un carrier nipponico e l'altro da Deutsche Telekom, sono infatti, il terzo e quarto operatore statunitense, inferiori in quota di mercato solo a Verizon e ad At&T.

Ora, però, secondo alcune nuove indicrezioni riportate da Reuters, il vento potrebbe cambiare. Invece di acquisire direttamente T-Mobile, SoftBank sarebbe intenzionata a cedere a Deutsche Telekom parte di Spring, perdendo il controllo di maggioranza e consentendo alla tedesca di realizzare la fusione fra i due operatori telco statunitensi. In questo modo Deutsche Telekom non perderebbe il controllo della sussidiaria T-Mobile, come invece sarebbe avvenuto secondo lo schema precedente.

Al momento, a detta delle fonti, SoftBank non si è ancora formalmente rivolta a Deutsche Telekom, dovendo attendere la fine delle aste sulle frequenze radio che attualmente impegnano i carrier statunitensi. Solo a procedura terminata, nel mese di aprile, secondo le regole imposte dalla Fcc potranno riprendere le trattative. Non è comunque escluso che l'eventuale accordo di fusione possa scontrarsi con nuove contestazioni dell'antitrust. Vale la pena notare come dal 2013 a oggi gli equilibri tra i protagonisti in scena siano cambiati.

Quattro anni fa il valore di mercato di T-Mobile, allora quarto carrier statunitense, si aggirava intorno ai 30 miliardi di dollari, mentre oggi è salito a 50 miliardi. Il valore di Sprint è rimasto sostanzialmente invarianto, intorno ai 36 miliardi, ma il suo bacino di clientela è cresciuto meno di quello della concorrente, facendo scivolare l'operatore dal terzo al quarto posto nel mercato statunitense. A fine 2016, infatti, T-Mobile poteva contare 71,5 milioni di clienti, Sprint arrivava a 59,5 milioni.
 
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