Trasformazione digitale e nuove regole di mercato

Trasformazione digitale e nuove regole di mercato

Per un’economia e una società digitale è indispensabile che la larga banda sia condivisibile da tutti e che vi sia una normativa ad hoc

di: Piero Macrì del 15/01/2015 10:07

Mobility & Byod
 
Trasformazione digitale. Siamo convinti che sia questo l’aspetto fondante per il raggiungimento di una maggiore produttività ed efficienza, così come opportunità per generazione di nuovo business. Una strategia di intervento, quella digitale, che riguarda sia il settore pubblico, (pubblica amministrazione), sia il settore privato (multinazionali, aziende grandi e piccole). Significa abilitare nuove forme di comunicazione, in particolare nella dimensione mobile. Significa, letteralmente, digitalizzare il digitalizzabile. Significa anche dematerializzazione: far si che la carta non sia più necessaria a supportare una certa procedura o processo.
La trasformazione digitale è intimamente connessa a fenomeni quali cloud, big data, mobile, social, internet of things. Quest’ultimo è il quadro di riferimento in merito alle opportunità che oggi si dispiegano nell'economia dell’Information Technology. Occorre però fare chiarezza. La trasformazione digitale rappresenta un’opportunità soprattutto per quanto riguarda il rapporto con i nuovi interlocutori dei servizi. Non più solo dipendenti, non più solo processi che hanno come perimetro l’azienda, ma clienti, consumatori e, per la pubblica amministrazione, cittadini.
La nascita di un’economia e una società digitale, dove stabilire rapporti più efficienti tra le diverse parti, rende indispensabile che la larga banda sia un patrimonio condivisibile da tutti e che vi sia una normativa pensata per il digitale. Altrimenti è la confusione più totale e invece che efficienza si corre il rischio di sprecare tempo e denaro.
Uno dei mali italiani è la burocrazia che è annegata in qualsiasi azione e pratica quotidiana. Siamo un paese di avvocati e notabili. Per quanto si gridi al cambiamento, tutto rimane come prima, o quasi. Il nostro Matteo Renzi aveva fatto della lotta alla burocrazia, senza se e senza ma, il manifesto politico del Governo. Le perplessità non mancano. Occorre smantellare un secolare sistema di leggi e leggine che rendono la vita ogni giorno più complicata.
L’adozione di un provvedimento, per quanto auspicabile, diventa del tutto inutile se non è applicabile o accessibile. Le regole che devono sostenere un’organizzazione sociale digitale devono essere semplici, altrimenti non servono o servono soltanto a creare una diversa forma di burocrazia, quella digitale, che sempre burocrazia è. Il digitale di oggi, è ancora ostaggio della carta, soprattutto è ostaggio di normative che devono essere reinventate per poter essere allineate a un’economia da paesi avanzati. Purtroppo, se rimarranno le stesse persone a scrivere le leggi saremmo sempre punto e capo.
Credo che tutti abbiano esperienze negative da raccontare riguardo al rapporto con la Pubblica Amministrazione, che digitale non è, ma è un ibrido tra vecchio e nuovo. Non solo, il vizio è continuare a proporre un rapporto con il cittadino basato su un linguaggio da burocrati. Comprendere come e cosa deve essere eseguita una certa procedura, è spesso oltremodo complicato, non si capisce cosa, come, dove, perché. Le stesse persone che formulavano le modalità di approccio all’interno dell’organizzazione tradizionale sono quelle che stabiliscono l’ingaggio digitale con i cittadini, utenti, consumatori, che vorrebbero invece veder semplificata la propria vita.
I siti web sono, spesso, quasi sempre, un labirinto. Sono luoghi dove ci si perde e si perde tempo. Vale anche per i siti di aziende private dove il rapporto con il cliente viene creato trasferendo online modalità che appartengono a una cultura d’impresa che digitale non è. Operazioni che dovrebbero potere essere fatte non si possono fare e gli spazi fai da te lasciano spesso a desiderare. Il problema è che chi ha imparato a scrivere e pensare in burocratese, in un'organizzazione privata o pubblica che sia, continua a rapportarsi nello stesso identico modo anche n presenza di una forma di comunicazione digitale. E combina disastri. Non è un caso che chi è nato nel digitale, solitamente crea luoghi, procedure e linguaggi, processi, semplici ed efficienti.
Siamo alla vigilia di quello che dovrebbe comportare un grande cambiamento per la trasformazione  della PA italiana: la creazione di quella normativa, e sottostanti infrastrutture di servizio, che dovrebbero dare attuazione all’identità digitale. Se pensiamo che gran parte dell’inefficienza, da parte di chi mette in atto servizi online, è causata dall’inevitabile compromesso con la burocrazia cartacea in virtù dell’assenza di normative ad hoc, si capisce quanto benefico potrebbe essere l’effetto di un’operazione di questo genere. Eppure, ancora una volta, tutto parte con le premesse sbagliate e lascia intravedere ulteriori complicazioni piuttosto che semplificazioni. Se una cosa va a semplificare quanto oggi esistente, deve essere di facile comprensione e attuazione, altrimenti è inutile.
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