Le Pmi italiane ricettive alla gestione della mobility

Le Pmi italiane ricettive alla gestione della mobility

Charles Hirel, direttore commerciale Sud Europa di Airwatch by VMware, spiega come stanno evolvendo il mercato globale e quello locale, con l’Italia fra i paesi più attivi.

di: Roberto Bonino del 19/11/2014 17:40

Mobility & Byod
 
Ormai non ha più senso affrontare il tema della mobility soffermandosi sui dispositivi e sulla loro gestione. Lo ha capito per tempo Airwatch, ancor prima di essere acquisita da VMware, airwatch---charles-hirel.jpgelevando il mirino della propria strategia dalle classiche tecnologie di Mobile Device Management (Mdm) a una visione più estesa della problematica nel contesto delle organizzazioni aziendali in costante evoluzione: “Anche Gartner, per il primo anno, ha rinominato il quadrante magico Enterprise Mobility Management e noi siamo stati confermati fra i leader”, enfatizza Charles Hirel, direttore commerciale di quella che è diventata Airwatch by VMware, al quale Impresa City ha chiesto di commentare l’andamento del mercato nel suo complesso e di quello italiano in particolare.

Quali sono i macrofenomeni che stanno orientando il mercato dell’enterprise mobility?
Indubbiamente, c’è stata un’accelerazione negli ultimi diciotto mesi, tant’è che la nostra stessa azienda è passata da 8mila clienti nel 2013 agli attuali 13mila. Non si tratta semplicemente della diffusione dell’uso di dispositivi mobili in ambito aziendale e della relativa necessità di gestirli, ma della crescente definizione di strategie più complete. In Italia, le multinazionali sono state le prime a investire con noi, scegliendo la soluzione Mdm, ma oggi facciamo fronte a una domanda che chiede di avere maggiore visibilità e controllo sulle applicazioni mobili, sulla sicurezza a tutti i livelli e sulla collaborazione. 

Come si stanno comportando le Pmi, dove l’uso dei device mobili è una realtà, ma storicamente manca la capacità di strutturare strategie intorno all’evoluzione tecnologica?
Il mercato italiano è certamente specifico, non solo per la forte presenza di realtà di piccole dimensioni, ma anche per la diffusione estesa di smartphone, tablet e simili. I professionisti sono molto aperti alle nuove tecnologie e stanno chiedendo maggiori informazioni rispetto al passato. Il tasso elevato di crescita si deve certamente più a loro. Registriamo un’attenzione crescente alla gestione delle applicazioni e, naturalmente, alla sicurezza, un tema sul quale anche Airwatch ha prestato notevole attenzione, con la disponibilità della soluzione di containerizzazione Secure Locker e una gestione che si estende anche alle fasi di sviluppo. Posso affermare con certezza che oggi siamo assai più una società di sicurezza che non di mobiity. 

Quali sono gli effetti più tangibili dell’integrazione in VMware?

Abbiamo certamente acquiisito maggiore visibilità e una copertura più completa grazie alla rete di partner. Il valore è anche dettato dal fatto che per VMware si è trattato dell’acquisizione più importante fin qui messa a segno e da un’integrazione che ha privilegiato le nostre soluzioni rispetto a sviluppi che, dopo il nostro arrivo, sono stati sospesi. 

In quali direzioni sta evolvendo la vostra offerta?
Da poco abbiamo rilasciato Airwatch Chat, un’applicazione di collaborazione e scambio che offre un’alternativa sicura rispetto a WhatsApp e simili. Inoltre, con le nuove funzionalità recentemente introdotto per i Mac, ci stiamo proiettando verso la gestione di pc portatili, tablet e smartphone da un’unica console. Le evoluzioni future saranno, come sempre, ispirate dal contatto diretto con i nostri clienti, nell’ottica del miglioramento della user experience e delle aree più sensibili, come la sicurezza e la visione completa sull’enterprise mobility.
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