Il mondo collegato ai pc con le spalle al muro

Il mondo collegato ai pc con le spalle al muro

Le scissioni annunciate da Hp e Symantec illustrano per l’ennesima volta quale fatica stiano facendo i grandi attori, soprattutto americani, per adattarsi a un contesto in rapido mutamento.

di: Roberto Bonino del 13/10/2014 18:02

Mobility & Byod
 
Negli ultimi tre anni, il mercato dei personal computer ha conosciuto il periodo più nero (il primo, peraltro) della propria storia. Nel 2013 si è toccato il fondo, con un crollo del 10% nelle vendite mondiali, registrato da Idc. Già l’anno prima, tuttavia, si era registrato un calo del 4% circa, segnando un’inversione di tendenza senza precedenti, almeno dall’esplosione della bolla Internet.
Non andrà meglio quest’anno, nonostante da più parti si parli di stabilizzazione, visto che Idc ha stimato un nuovo segno negativo del 3,7%. La crisi ha effetto tanto sui produttori di computer quanto su quelli che offrono prodotti associati a questa categoria, come i chip di Intel o i software di Microsoft.
Al di là delle ricadute finanziarie, le difficoltà hanno avuto ripercussioni pesanti anche sugli organici di molte aziende soprattutto americane. Circa 36mila dipendenti hanno già lasciato Hp dal 2012 (ma l’obiettivo è di arrivare a 55mila) e Microsoft ha da poco annunciato il taglio più importante della propria storia, che riguarderà 18mila persone.
A livello strategico, la scelta si divide fra la concentrazione sui servizi alle imprese, in particolare in direzione del cloud, e gli sforzi per allinearsi all’onda crescente della mobility. La prima direzione è stata da tempo imboccata dall’inventore del concetto stesso di pc, ovvero Ibm, che ha già lasciato il mercato nel 2005, cedendo l’attività a Lenovo.
Proprio il gruppo cinese è fra i rari produttori ad aver visto crescere la quota di mercato negli ultimi anni, arrivando al primo posto, senza peraltro trascurare nuovi filoni di sviluppo, ad esempio in direzione dei convertibili, dei tablet e anche degli smartphone.
Anche l’altro grande produttore americano, ovvero Dell, ha deciso di spingere in modo più deciso sui servizi, scegliendo di operare lontano dalle pressioni di mercato, con l’uscita dalla Borsa dello scorso anno. Ora, pare arrivato il turno di Hp, che ha deciso di rendere indipendente il business delle stampanti e pc da quello dei servizi.

Tentativi sparsi di colmare il gap con il mobile

Non mancano le aziende che hanno comunque deciso di provare a recuperare il ritardo con gli sviluppi in campo mobile. Intel, per esempio, si sta attrezzando per produrre nuovi chip più piccoli e a basso consumo, per adattarsi alle caratteristiche di dispositivi come gli smartphone. Il nuovo capo, Brian Krzanich, ha poi palesato l’ambizione di non farsi fuggire il prossimo treno, ossia quello degli oggetti connessi e dei wearable, che per molti analisti potrebbe rappresentare il nuovo motore di crescita per il settore tecnologico.
Anche Microsoft ha un nuovo capo dall’inizio di quest’anno e Satya Nadella, subentrato a Steve Ballmer, ha puntato sullo slogan “Cloud and mobile first”. Per ora, la prima parte ha già prodotto risultati positivi, mentre Windows 8, che avrebbe dovuto reinventare il prodotto-faro della società per il mondo dei dispositivi touch non ha finora riscosso il successo sperato.
L’ultima scissione di Symantec, per quanto originata da problemi di antica data della società, è l’ennesima testimonianza di come anche il software che per anni ha fatto fortuna sulla diffusione dei pc stia oggi subendo il contraccolpo della crisi, ma qui bisognerà vedere quali saranno i prossimi sviluppi per capire se l’azienda intenderà puntare su una crescita del target (con i prodotti e servizi di storage) oppure semplicemente snellirsi.
Sul futuro dei pc aleggia un parco installato che mai come ora fatica a essere rimpiazzato, come è sempre stato in passato. Se i convertibili non sembrano aver ottenuto particolare attenzione da aziende e consumatori, smartphone e tablet vengono ancora percepiti soprattutto come strumenti di utilizzo individuale. I passaggi generazionali di Windows hanno spesso scandito i rinnovamenti in passato: vedremo se la prossima versione 10 riuscirà dove i predecessori recenti hanno fallito.
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