App native o Web App?

App native o Web App?

La critica di Christian Heilmann, Principal Developer Evangelist di Mozilla, nei confronti delle app native

di: * Christian Heilmann del 25/09/2014 15:17

Mobility & Byod
 
* Intervento a cura di Christian Heilmann, Principal Developer Evangelist di Mozilla

Con la diffusione dei dispositivi smart hanno preso piede voci che attribuiscono alle app il ruolo di killer del Web. Anche gli sviluppatori si sono spostati in massa verso la realizzazione di app native in vista dei potenziali ritorni monetari associati alle app di maggior successo. Ma
le app native sono davvero la miglior piattaforma perché gli sviluppatori possano innovare od offrire una user experience ottimale? In questo articolo capiremo come mai il Web rimanga ancora la miglior piattaforma per lo sviluppo di app: non solo per gli utenti, ma anche per gli sviluppatori più creativi che vogliano esplorare nuovi confini e nuove possibilità.
L'ecosistema delle app è stato spesso interpretato come un mercato tutto sommato chiuso e dominato da pochi app store come Google Play e l'app store di Apple. Questo ha costretto gli sviluppatori a realizzare app native per questi ecosistemi chiusi. Ma il modello di business delle app native e dei sistemi chiusi - quelli progettati per una specifica piattaforma hardware - è fondamentalmente difettoso. Anziché mettere l'utente al centro dell'esperienza e lasciargli la possibilità di controllarla, come fa il Web, le app native sono pensate per vincolare l'utente. Il vincolo di un modello hardware, per esempio, significa non poter accedere alle app o alle funzionalità desiderate. Per ottenere i contenuti più recenti, l'utente può essere continuamente costretto ad aggiornare il software o passare all'ultimo modello di smartphone. Anziché offrire un'esperienza innovativa, le app native la limitano.
Ecco perché il lancio del primo dispositivo con Firefox OS nel 2013 ha segnato un traguardo significativo per il settore mobile, permettendo di creare dispositivi e app completamente secondo standard Web aperti. Queste tecnologie basate su standard come HTML5 e CSS3 semplificano la creazione delle app e le rendono in grado di girare praticamente su qualsiasi piattaforma sia dotata di un browser Web moderno e compatibile con gli standard stessi. Le Web app sono adattative e reattive, permettendo agli sviluppatori di dedicare più tempo all'innovazione per il Web e meno ad imparare nuove competenze di programmazione o adattare le loro app ai requisiti delle app native.
In ultima analisi il Web è una piattaforma aperta per l'innovazione a disposizione di chiunque. Un ecosistema basato sul Web significa che, a differenza delle app native e degli ambienti chiusi, non scomparirà mai né rischierà di diventare irrilevante.

Le app native sono solo una rivisitazione del Web?

È vero che alcune app sono utili e belle. Quando si apre una app anziché digitare un indirizzo Web eccessivamente lungo all'interno di un browser, si viene guidati direttamente ai contenuti desiderati. A causa di questo alcuni hanno definito il sorgere delle app come l'alba di Internet: un'icona, un clic, ed ecco che appare un'elegante interfaccia.
Da Angry Birds a Candy Crush e Flappy Bird, l'intrattenimento è alla portata delle nostre dita. Le nuove app non devono nemmeno innovare; possiamo collezionare badge, condividere le ricompense e i punteggi sui canali social come Facebook o collegare le nostre foto a Instagram praticamente in qualsiasi app di nuova produzione.
Ma allora perché le app sono considerate così tanto nuove e attraenti? In cosa esattamente sono innovative? Non sono piuttosto un modo diverso di confezionare il Web per fornire in fondo le stesse informazioni che già sono disponibili attraverso un browser? Le app più ricercate non vengono acquistate perché si basano su software eccezionale bensì per il loro numero di abbonati. Gli utenti sono diventati una commodity.
La maggior parte delle app è continuamente in aggiornamento, eppure manca di vera innovazione. E spesso non si comprendono le implicazioni di tali aggiornamenti. Per esempio, quando si seleziona "aggiorna la app" sappiamo se la app è stata modificata per attribuirsi la capacità di accedere alle fotografie o ai contatti del telefono in modo da sfruttarli secondo le intenzioni del proprietario della app stessa? Spesso non si è a conoscenza di quel che le app e le loro aziende produttrici intendono fare con le informazioni degli utenti, non è possibile dare un'occhiata a come funziona il software e neanche evitare che queste cose succedano. Perché, per esempio, gli utenti non possono essere semplicemente in grado di limitare o concedere permessi alle app a proprio piacimento?
Può essere che ci si trovi attualmente nel pieno di un'isteria collettiva da app native come accaduto con i Tamagotchi? Le similitudini fanno riflettere: ci viene chiesto di nutrirli, di giocarci insieme e, quando non ci interessano più, finiscono in un angolo della stanza a prendere polvere. Quante app avete sul vostro telefono, e quante sono quelle che usate effettivamente?

Le app native sono come il software di una volta: presto diventeranno obsolete

Dal momento che le app native sono un modello di business autoreferenziale, esse non portano a nessuna evoluzione o innovazione tecnologica.

L'utente è limitato dalle app native, non può passare da una fonte di informazioni all'altra: può solo vedere e adoperare i contenuti che il brand si degna di fornirgli. Per esempio non è possibile passare facilmente da YouTube a Wikipedia e viceversa. E il mix tecnologico su cui queste app si basano vincola gli utenti all'interno di differenti modelli di software e di hardware. Immaginate di desiderare un nuovo gioco ma possedete un dispositivo Android; magari dovrete aspettare sette mesi prima che diventi disponibile per il vostro sistema operativo. Potreste avere un iPhone, ma non l'ultimo modello: ebbene, forse quella nuova app non funzionerà mai sulle vecchie versioni del dispositivo come la vostra.
Le app native non sono innovative: costituiscono un enorme passo indietro nel tempo, a quando il software veniva fornito in un formato consumabile come un CD di cui gli utenti ignoravano il contenuto e tantomeno potevano esercitarvi un controllo.

Il Web è la piattaforma

Il Web - il suo ecosistema di piattaforme, dispositivi e app - non è perfetto; potrebbe approfittare di un maggior numero di funzionalità. A volte si tengono aperte 20 schede che non servono, e si caricano e si scaricano dati contemporaneamente perché il browser, così com'è, incoraggia il multitasking.
Ma il Web è decentralizzato. È aperto ed è libero. È costruito su tecnologie aperte come HTML5, tecnologie che tutti possono imparare in modo semplice e veloce se lo desiderano. È collaborativo e si trova in tutto il mondo. Si può imparare a creare Web app rapidamente e con facilità perché sfruttano le medesime tecnologie standard che non richiedono particolari traduzioni, conversioni o riprogrammazioni: il che significa che se doveste decidere di creare una Web app potrete farla girare e sincronizzare praticamente su qualsiasi dispositivo.
Questo significa anche che non occorre convincere gli sviluppatori a creare software per una piattaforma specifica; piuttosto, le app create per le piattaforme più diffuse funzioneranno anche su quelle meno note purché possiedano un browser Web decente. Allo stesso modo, è pressoché impossibile finire con l'avere una Web app obsoleta: ogni volta che si carica un sito se ne carica la versione più recente, senza dover procedere costantemente ad aggiornare tutto il software installato, drenare la batteria ed esaurire il traffico dati disponibile solo per usare l'ultima versione di una app.
Il Web non è perfetto ma è flessibile, e la sua natura aperta significa che resterà la piattaforma per l'innovazione e l'evoluzione tecnologica. Tutto quel che viene caricato sul Web è collegato a una rete mondiale di computer e televisori, dispositivi indossabili e telefonini. E più lo utilizzate, più forte sostenete l'innovazione aperta dichiarando che gli ambienti chiusi che sfruttano gli utenti come se fossero un prodotto sono destinati a diventare irrilevanti.
Per questo invitiamo sviluppatori e utenti a 'dire no agli ambienti chiusi' e creare un movimento a favore di standard e applicativi aperti mediante l'uso di tecnologie che supportino un ecosistema aperto. Più persone ne faranno parte, più forte e ascoltata sarà la loro voce.

Tag notizia:

Cosa ne pensi di questa notizia?

Attualità

...continua

Opinioni e Commenti

...continua
 
 
 

Vota