Presente e futuro della tecnologia Rfid

Presente e futuro della tecnologia Rfid

Nel mondo, l’identificazione a radio frequenza è diffusa soprattutto in alcuni settori. Le prospettive sono allettanti, ma in Italia ancora scarseggiano competenze e progetti rilevanti.

di: Francesco Camagni* del 04/06/2014 18:00

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Quando si parla di Rfid (Radio Frequency Identification) si fa riferimento a una tecnologia nata durante la Seconda guerra mondiale, dettata dalla necessità di distinguere gli aerei alleati da quelli nemici. Da quel momento in poi derivazioni e brevetti sono stati numerosi, ma la sua diffusione è avvenuta principalmente dagli anni Novanta in poi, di pari passo con i sempre crescenti livelli di miniaturizzazione dei sistemi. Oggi il campo dell’identificazione a radio frequenza è uno dei più fertili terreni di ricerca e innovazione al servizio di un numero sempre crescente di potenziali fruitori. Secondo una ricerca realizzata dalla società IdTechEx, infatti, il mercato globale dell’Rfid valeva 6,98 miliardi di dollari nel 2012, 7,88 miliardi di dollari nel 2013 e nel 2014 è già salito a 9,2 miliardi. La previsione per il 2024 è che tag, lettori, software per card Rfid, etichette e tutti gli altri formati di applicazione della tecnologia Rfid varranno complessivamente 30,24 miliardi di dollari.

Abbigliamento, zootecnia e trasporti i settori più ricettivi

I campi di applicazione della tecnologia Rfid sono molteplici e spaziano da quelli più diffusi, come il controllo delle presenze e accessi, la logistica di magazzino e trasporti, la bigliettazione elettronica o l’identificazione degli animali, a quelli più all’avanguardia come il monitoraggio dei rifiuti, la monetica, i camerini virtuali e la rilevazione dei parametri ambientali. In base alle stime realizzate da IdTechEx, nel 2014 saranno vendute nel mondo 7,1 miliardi di tag, contro i 5,9 miliardi venduti nel 2013. Ma quali sono i settori maggiormente interessati? In base ai dati di vendita disponibili, sappiamo che l’Rfid sta vedendo una rapida crescita nell’etichettatura per l’abbigliamento, scopo per il quale, solo nel 2014, sono impiegate 3 miliardi di etichette con tecnologia Rfid. Sempre nel 2014, serviranno 700 milioni di tag destinate ai biglietti di transito e 425 milioni dedicate alla marcatura degli animali.
Il motivo di una crescita tanto sostenuta sta nei benefici che l’Rfid offre sia all’utilizzatore finale, sia a chi decide di implementare questa tecnologia, in primis il miglioramento dei processi e il conseguente aumento di efficienza. La tecnologia Rfid, infatti, è di tipo pervasivo: indipendentemente dal punto della filiera in cui viene implementata, riesce a portare giovamento sia a monte che a valle. Ad esempio, permette di fare un inventario più velocemente e con meno errori (in un’ora e mezza si possono inventariare 15.000 capi di abbigliamento con il 97% di accuratezza), una gestione puntuale degli out of stock, un sensibile miglioramento della shop experience, lo snellimento delle code alle casse e l’aumento della redditività. Inoltre, in un periodo storico in cui consumatori e autorità sono sempre più attente alla sicurezza della filiera dei prodotti e si richiede sempre maggiore accuratezza delle informazioni, le aziende che si avvalgono della tecnologia Rfid per aumentare la propria sicurezza e protezione contribuiscono anche a innalzare gli standard globali, acquisendo vantaggio rispetto ai concorrenti.
Oltre ai vantaggi associati al minor impiego di ore di lavoro e personale, o alla riduzione di errori umani, l’Rfid offre prerogative non quantificabili in termini economici perché riguardanti il benessere della collettività: si pensi alla possibilità di identificare correttamente una sacca di sangue prima di una trasfusione oppure di controllare che il ciclo del freddo non sia stato interrotto lungo la filiera durante il trasporto.

Le promettenti evoluzioni in corso

Stabilire con precisione quale sarà il futuro dell’Rfid è difficile proprio perché si tratta di un settore in continua evoluzione e perché ancora non sono state del tutto sprigionate le potenzialità applicative. Sicuramente si andrà verso una ulteriore miniaturizzazione e l’integrazione di più tecnologie all’interno stesso dispositivo, per consentire alla medesima applicazione di gestire più possibilità applicative di tag diversi, abbattendo così i costi di infrastruttura. Un ruolo di primo piano, inoltre, sarà giocato dagli smartphone, che, grazie alla tecnologia Nfc, implementata in oltre 200 milioni di telefoni cellulari solo quest’anno, verranno sempre più utilizzati sia come lettori che come tag, dando vita alla preannunciata Internet of Thing (IoT), dove gli oggetti che ci circondano si renderanno riconoscibili, potranno comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. In quest’ottica, in futuro si sfrutteranno sempre di più la tecnologia Uhf (Ultra High Frequency), meno costosa e con delle prospettive più interessanti riguardanti la IoT e la tecnologia Rfid Bluetooth Low Energy, che consentirà agli utenti di poter utilizzare il proprio smartphone come un tag interattivo.
Il consiglio alle aziende che vogliano dotarsi di questa tecnologia è di affidarsi a consulenti esperti, che possano individuare obbiettivi, limiti e reali possibilità di impiego, con un occhio di riguardo all’estrema difficoltà di riuscire ad elaborare e integrare la grande mole di informazioni che la tecnologia Rfid mette a disposizione. In Italia lo sviluppo di applicazioni procede ancora a rilento, sia per carenza di competenze che di progetti di una certa rilevanza, che possano fare da volano per applicazioni su più vasta scala. Il rischio derivante da installazioni approssimative, risultato di una scarsa competenza in materia, è la creazione di una disillusione, che sortirebbe effetti deleteri in un mercato che ha sempre guardato all’Rfid come a una tecnologia “magica”, in grado di risolvere tutti i problemi.

* Direttore commerciale di Partner Data
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