La gestione dei device mobili calata nelle pratiche aziendali

La gestione dei device mobili calata nelle pratiche aziendali

Nel mercato, sempre più affollato, dell’Enterprise Mobility Management spicca la presenza di uno specialista come Airwatch, forte di esperienze concrete anche in Italia.

di: Roberto Bonino del 31/10/2013 14:35

Mobility & Byod
 
La gestione delle informazioni per un’azienda, oggi, passa inevitabilmente anche per ciò che transita dai dispositivi mobili, smartphone o tablet che siano. Questi terminali sono già in misura diversa collegati alle reti aziendali, per soddisfare le esigenze di specifiche figure di management, supportare il lavoro delle forze commerciali sul campo, fungere da client nell’ambito di progetti dedicati o abilitati a uso e consumo dei dipendenti.
La tendenza è ben definita a livello globale ed è stata analizzata a fondo nel corso dell’Airwatch Connect di Londra. Chris Marsh, principal analyst di Yankee Group, ha rilevato come in Europa, negli ultimi due anni, il numero di aziende che autorizza o supporta i device personali sia salito dal 17 al 28% e come il 38% della forza lavoro delle aziende sia mobile: “Esigenze legate alla complessità, alla sicurezza e al contenimento dei costi stanno spingendo diverse realtà a prendere in considerazione preferibilmente una piattaforma comune per la gestione della mobilità strategica”.
Guardacaso, è proprio in quest’ambito, definito Enterprise Mobility Management (Emm), che si colloca uno specialista come Airwatch, che offre una soluzione capace nello stesso tempo di gestire i dispositivi, le applicazioni e i contenuti che circolano in mobilità. L’evento londinese è stato utile non solo per comprendere le tendenze in atto nel settore e il posizionamento dello specialista che lo ha organizzato, ma anche per rendersi conto che, in un modo o nell’altro, anche in Italia il tema della gestione della mobilità aziendale sta prendendo piede, anche se soprattutto a fronte di esigenze specifiche o nell’ambito di progetti definiti.

Esperienze e strategia in Italia

Airwatch non ha una presenza diretta nel nostro Paese, ma opera un con nutrito team di persone italiane dalla sede di Londra. In maniera per il momento legata soprattutto a specifiche opportunità, sono stati stretti i primi legami con partner italiani. È il caso, ad esempio, di Medialogic, system integrator romano, che ha scelto la piattaforma Emm di Airwatch per sviluppare il progetto di supporto e assistenza ai passeggeri disabili avviato da Aeroporti di Roma: “Dovevamo gestire circa quattrocento dispositivi multi-Os – spiega il responsabile commerciale Daniele Di Giorgioe abbiamo scelto la soluzione che più ci ha convinti per semplicità di implementazione e abilitazione dei dispositivi, capacità di personalizzazione e indipendenza tecnologica. Ora puntiamo a potenziare il rapporto per proporre la tecnologia ai mercati che meglio presidiamo, come la Pubblica Amministrazione, le telecomunicazioni e i trasporti”.
Non troppo dissimile è l’esperienza di Communications Valley Reply, società del gruppo Reply specializzata nei servizi di sicurezza gestiti, che, come spiega il senior manager Daniele Vitali, ha trovato nella piattaforma di Airwatch “una soluzione complementare a quanto siamo già in grado di offrire, con caratteristiche originali in tema di accesso sicuro e correlato ai profili degli utenti, scalabilità e possibilità di fruizione anche in modalità cloud”.
Su questa prima base di presenza, legata soprattutto alle singole opportunità, il vendor sta ora costruendo uno sviluppo più organico, sempre gestito dalle persone in team a Londra, ma relazionato a una rete di partner locali che dovrebbe arrivare a una quindicina di reseller certificati, come ha confermato il managing director Emea Ian Evans. Al mercato italiano, sarà dunque proposta una piattaforma di Enterprise Mobility Manager, che presenta peculiarità come il Secure Content Locker, una sorta di area protetta nella quale convogliare contenuti come documenti aziendali o attachment delle e-mail, per poterli condividere o archiviare in modo sicuro, riducendo il rischio di perdita o “contaminazione”: “Il nostro asset primario è rappresentato da una piattaforma unica e semplice da usare per gestire non solo i dispositivi mobili aziendali, ma anche i contenuti e le applicazioni – conferma il Ceo della società John Marshall -. La stessa interfaccia si usa per configurare la rete di device, fare l’enrolment e controllare tutto ciò che viene acquisito e condiviso. Per ogni dispositivo, poi, il titolare o l’amministratore può decidere se e come integrarlo nell’ambiente aziendale, scegliendo anche quali dati e applicazioni condividere”.
Airwatch è una realtà che vanta ormai dieci anni di storia alle spalle, può contare su  8.500 clienti nel mondo e circa 1.500 dipendenti. Fra gli sviluppi più recenti della propria piattaforma, si contano non solo il supporto delle più recenti versioni di iOs, Android e Windows Phone, ma anche la possibilità di gestire anche i laptop e la disponibilità di un modulo Big Data, per fare analisi profonde e accurate sui dispositivi messi sotto controllo.

airwatch---john-marshall.jpgJohn Marshall, Ceo di Airwatch

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