Ma quant’è brava Apple a reinventare

Ma quant’è brava Apple a reinventare

Dai lontanissimi tempi di Lisa e Mac, la casa della Mela ha realmente innovato o solo abilmente rielaborato idee già esistenti?

di: Roberto Bonino del 05/06/2013 18:43

Mobility & Byod
 
È passato un anno e mezzo (sembra ieri, vero?) dalla morte di Steve Jobs e certe sommesse previsioni negative fatte all’indomani della sua scomparsa paiono oggi trovare riscontro. In quest lasso di tempo, Apple non ha prodotto novità di rilievo e sta subendo l’aggressività di concorrenti come Samsung.
Di fronte a questo scenario, ecco risuonare la voce di coloro che non attribuiscono alla casa della Mela un ruolo di innovatore, ma di semplice quanto abile rielaboratore di idee già esistenti. Proviamo a fare un po’ d’ordine. Computer come Lisa o Apple II, che solo chi ha i capelli bianchi oggi ricorda, hanno effettivamente rivoluzionato la cosiddetta informatica individuale. Steve Jobs ha dimostrato di avere una mente superiore e di un’altra dimensione anche nella sua esperienza in Next, nel periodo in cui fu messo da parte dall’azienda che aveva creato, tant’è che MacOs X ha ripreso molto di quanto sviluppato nei primi anni Novanta. Tecnologie come Firewire e DisplayPort sono nate nei laboratori di Cupertino.
apple-logo-space.jpgDall’iPod in poi, tuttavia, i prodotti di maggior successo di Apple non sono di certo sue invenzioni. Né il costruttore ha mai rivendicato alcunché. Anzi, i comunicati stampa si concludono da tempo con la stessa frase: “Apple ha innescato la rivoluzione del personal computer negli anno 70 con Apple II e ha reinventato il pc negli anni 80 con il Macintosh”.
Questa frase è eloquente e autoesplicativa. Smartphone e tablet sono invenzioni di qualcun altro. Apple ha reinventato questi oggetti, li ha fatti forse meglio, ma ha soprattutto capitalizzato sul proprio brand, sopravvissuto ad alcune ere tecnologiche e capace di generare frotte di adepti fedeli in diversi momenti storici.
C’è qualcosa di male in questo? Certamente no. L’abilità del suo scomparso sciamano, dei tecnici come degli uomini di marketing avvicendatisi a Cupertino e nel mondo non può essere disconosciuta o sminuita generando il sospetto del plagio ben riuscito.
Altrettanto difficile da contestare, tuttavia, è il fatto che Apple abbia costruito intorno alle proprie creature un mondo tanto ricco quanto isolato dal resto del mondo tecnologico. Parole come “apertura” e “compatibilità” fanno storcere il naso agli strateghi della Mela, oggi come un tempo. La turris eburnea che ha contribuito a fare la fortuna di Apple in passato potrebbe però oggi trasformarsi in un boomerang. Non c’è più una guida carismatica a illuminare i dipendenti e gli utenti finali allo stesso modo e a (ri)generare il culto del brand.
La prossima reinvenzione, dovunque si collocherà, dovrà fare i conti con uno scenario dove gli avversari non sono più anziani pachidermi o tecnocrati poco glamour, ma hanno un’immagine paragonabile e una forza d’urto apparentemente superiore. Allora, avere un dispositivo che esibisce la Mela e poi costringe a usare il sistema operativo, gli accessori o le applicazioni concepite unicamente per un mondo isolato da tutto il resto può diventare irritante, assai più che “differente”, come recitava lo slogan più efficace mai inventato da un’azienda tecnologica.
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