Android in azienda frenato dalla frammentazione

Android in azienda frenato dalla frammentazione

Il sistema operativo di Google è un successo fra i consumatori, ma fatica a farsi apprezzare in chiave aziendale. Fra i limiti, la mancanza di coerenza fra i dispositivi che lo utilizzano.

di: Roberto Bonino del 09/05/2013 10:38

Mobility & Byod
 
Android è il sistema operativo più diffuso sui dispositivi mobili, accanto all’iOs di Apple. La creazione di Google avrebbe il vantaggio di non avere un’anima proprietaria, ma questa relativa libertà ha generato una frammentazione che sin qui ne ha limitato la diffusione soprattutto come ambiente mobile di riferimento per le aziende. Un primo limite, in quest’ottica è rappresentato dalle differenti versioni che i dispositivi oggi supportano. Se Android 1.x, 2.0 e 2.2 sono quasi totalmente scomparsi, i prodotti con la versione 2.3 (Gingerbread) rappresentano ancora fra il 30 e il 40% del settore, secondo statistiche recenti. Le differenti versioni di Android 4.x occupano più della metà degli apparecchi in circolazione, ma il passaggio è recente e, soprattutto, il sistema di Google soffre del paragone con Apple. Quando Apple lancia una nuova versione di iOs, il suo tasso di adozione è generalmente molto elevato. Tutti o quasi oggi dispongono della versione 6.x e l’ultima evoluzione, la 6.1.2, è già maggioritaria. Per gli imprenditori e i responsabili delle imprese, avere dispositivi omogenei è logicamente  un vantaggio e un fattore di sicurezza. Google non può offrire lo stesso tipo di rassicurazioni perché dispone di un ampio numero di partner e ciascuno si prende il suo tempo per proporre un aggiornamento, spesso quando lo smartphone lo permette. Per i direttori It, dunque, Android rappresenta un rompicapo nel momento in cui si inizia a prendere in considerazione una strategia Byod, anche la diffusione presso gli utenti individuali è un fatto dal quale non si può prescindere. Salvo sorprese, la situazione non è destinata a cambiare troppo rapidamente. Google ha il proprio interesse a lasciare una certa libertà ai propri partner, perché questi possono proporre prodotti competitivi e soddisfare con più flessibilità i gusti e le necessità di un alto numero di clienti. Certo, il mondo dell’impresa è importante, e Apple ne approfitta, ma il gigante del Web si può permettere di perdere terreno nel B2C? Certamente no.  

Quali soluzioni per il mondo business?
Per le imprese, senza arrivare a boicottare del tutto gli strumenti Android, la soluzione più semplice resta l’adozione di una versione minima dell’Os, ad esempio la 2.3. Data la compatibilità verso il basso, scegliere questa via, significa poter gestire nove dispositivi su dieci. Tuttavia, Android 2.3 ha oltre due anni di esistenza e concentrarsi sulla release 4, che è dello scorso anno, appare più semplice, anche se queste vuol dire escludere oltre il 40% dei device in circolazione. Il problema della molteplicità dei dispositivi Android esisterà sempre e questo limite darà un vantaggio costante ad Apple, ma anche a BlackBerry o Windows Phone, assai meno variegati. Ma forzare i dipendenti all’utilizzo di Android 4 offre maggior semplicità di gestione.  

L’alternativa del Mobile Device Management
In sostanza, la frammentazione di Android rappresenta un freno alla sua adozione in chiave business. Una possibile soluzione sarebbe rappresentata dall’implementazione di una soluzione di Mdm (Mobile Device Management), che può gestire un gran numero di hardware, software e vi aggiunge feature di sicurezza. L’Mdm, in realtà, esiste da diverso tempo, ma ha saputo resistere alle forti evoluzioni degli ultimi cinque anni. A questo si aggiungono gli sforzi della stessa Google, che ha provato a ridurre la frammentazione lanciando l’Android Update Alliance, che costringe i partner associati a supportare l’aggiornamento del sistema entro 18 mesi dal lancio di un dispositivo. Ma il livello di indipendenza resta alto e, quindi, per ora, Apple conserva un indiscutibile vantaggio.
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