WannaCry, il punto di vista di Microsoft

WannaCry, il punto di vista di Microsoft

Microsoft risponde in merito alle più comuni domande che sono state sollevate in merito all'attacco globale ransomware WannCry

di: Redazione del 15/05/2017 15:35

Enterprise Management
 
Riprendiamo dal blog alcune risposte di Feliciano Intini, Technical Specialist di Microsoft, in merito alle più comuni  domande che sono state sollevate in merito all'attacco globale ransomware WannCry

Perché questa campagna ransomware ha avuto questo impatto globale? In che cosa è diversa dalle precedenti?
La pericolosità di questa minaccia risiede nell’aver combinato in un solo attacco 2 tipologie di malware: un codice di tipo ransomware encryption che agisce in modo classico nel cifrare i file del PC della vittima e chiedere il riscatto relativo, ed un codice di tipo worm che ha la capacità di propagarsi automaticamente all’interno di una rete (tipicamente aziendale) permettendo al primo codice di essere copiato e quindi infettare tutti i PC che riesce a contattare se vulnerabili rispetto alla vulnerabilità di rete utilizzata (nel caso specifico è la già citata “EternalBlue” CVE-2017-0145 ). Un modo ingegnoso di amplificare l’infezione da ransomware che fino ad ora dipendeva solamente dall’adescamento degli utenti tramite email di phishing con allegati o link pericolosi. In virtù di tale meccanismo combinato è bastato che un solo dipendente sia rimasto vittima dell’apertura di allegato infetto, per scatenare la propagazione all’interno della propria azienda, con impatto tanto più elevato quanti più sistemi accesi e vulnerabili (=non aggiornati rispetto alle patch MS17-010 rese disponibili lo scorso marzo, o non aggiornabili perché così obsoleti da essere fuori supporto) fossero raggiungibili dal meccanismo casuale di replicazione del worm.

Qual è stato il vettore di attacco primario?
Credo sia molto probabile che sia stata la modalità tradizionale di email di phishing inviate a pioggia in tutto il mondo, con allegato PDF infetto da ransomware, anche se non è stata ancora data evidenza di quale siano state le email utilizzate per adescare i primi utenti.

Si può immaginare un attacco internazionale organizzato e mirato verso le aziende che sono state maggiormente colpite?
Anche se lo chiariranno le indagini che si stanno attivando a tale scopo, personalmente non lo credo proprio: appare solo un meccanismo ingegnoso per aumentare l’infezione da ransomware che ha potuto purtroppo avere un impatto significativo nelle realtà aziendali dotate di sistemi obsoleti e/o con processi non efficienti (o addirittura assenti) di aggiornamento dei sistemi.

Sono più a rischio gli utenti finali o le aziende?
Gli utenti finali sono tipicamente solo esposti alla minaccia di essere adescati dalla email di phishing se decidono di aprire l’allegato pericoloso o seguono un link pericoloso, perché le connessioni da casa non dovrebbero permettere ai PC di essere contattati da Internet sui protocolli SMB usati per l’attacco di replica. Per le aziende vale invece quanto indicato alla domanda 1, con una situazione che le rende molto più esposte al rischio di essere compromesse in modo massivo, a causa della propagazione interna del worm dopo la prima infezione, sempre che vi siano sistemi vulnerabili accesi.

E’ vero che Windows 10 è immune a questo attacco? Per quale motivo lo è?
Il codice utilizzato dalla parte worm della variante osservata in questi primi giorni prende di mira versioni di Windows precedenti perchè probabilmente sfrutta exploit già collaudati ed efficaci sulle versioni più datate di Windows, che è anche più probabile non siano state adeguatamente aggiornate, come si è dimostrato vero. Inoltre Windows 10 è strutturalmente più robusto e ha trasformato la modalità di aggiornamento verso gli utenti finali rendendo obbligatoria l’installazione delle patch di sicurezza quando rilasciate il secondo martedì di ogni mese. Alla luce di quanto avvenuto credo si riesca a capire meglio il senso del modello di Windows as a Service come approccio che possa contribure a migliorare il livello generale di sicurezza dell’ecosistema globale: le patch di sicurezza vanno installate non appena disponibili e solo l’innovazione costante può garantire un efficace contrasto all’altrettando rapida evoluzione delle minacce.

L’attacco è ancora in corso? In che senso si parla di attacco bloccato dal ricercatore MalwareTech?
Personalmente la presenza di questa funzionalità del malware che è stata usata come “kill switch” è l’aspetto che mi ha sorpreso di più: vi segnalo l’articolo che credo abbia colto il senso esatto di quanto sia successo, una probabilmente casuale ma tanto provvidenziale registrazione del finto dominio usato per evadere i tentativi di analisi ha di fatto bloccato la propagazione della specifica variante lanciata in questi giorni. Il problema è che si ha già notizia che possano propagarsi varianti prive di tale meccanismo, quindi in ultima istanza ci si deve sempre affidare all’aggiornamento dei sistemi come metodo di protezione definitiva rispetto allo sfruttamento di questa specifica vulnerabilità.
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