Emerson Network Power rinasce con Vertiv

Emerson Network Power rinasce con Vertiv

Infrastrutture critiche per data center, telecomunicazioni e industria. La nuova compagine aziendale in cui confluisce ENP conferma il target di mercato

di: Alessandro Andriolo del 01/02/2017 10:04

Enterprise Management
 
Da Emerson Network Power a Vertiv. Lo scorso dicenbre Il ramo d’azienda appartenente a Emerson è stato ceduto da quest’ultima alla società d’investimenti Platinum Equity per oltre 4 miliardi di dollari formalizzando la nascita di Vertiv.

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Un'operazione che dal punto di vista operativo non introduce, quanto meno in questa prima fase, nessun sostanziale cambiamento. Resta confermata la missione, che è quella di produrre tecnologie infrastrutturali critiche (come gli Ups e i sistemi di condizionamento) per i data center, le reti di comunicazione e gli ambienti commerciali e industriali.

"Siamo un'azienda con grandi capacità finanziarie in grado di compiere rapide innovazioni (grazie anche al fatto di non essere quotata)", spiega Giordano Albertazzi, presidente di Vertiv per l’Emea. “Riusciamo a compiere scelte strategiche prossime al mercato, investendo velocemente nelle aree dove i clienti hanno bisogno”.

Il business della società, che nell’ultimo anno fiscale ha generato un fatturato complessivo di 4,4 miliardi di dollari (come Emerson Network Power), rimane ancora diviso su tre segmenti. Il classico ambiente dei data center, che rappresentano circa il 61 per cento del giro d’affari di Vertiv; le soluzioni per le reti di comunicazione (21%) e i settori commerciali e industriali (18%). “Siamo presenti in diversi mercati, dal petrolchimico all’healthcare, passando per i trasporti e per qualsiasi ambito che richieda la massima continuità operativa”, aggiunge Albertazzi.

Ma all’interno di questi segmenti, e soprattutto in quello dei data center, è possibile sottolineare alcuni trend che caratterizzeranno l’evoluzione delle infrastrutture nel corso del 2017. Tendenze che ovviamente Vertiv non mancherà di cavalcare per espandere ulteriormente la propria offerta. In primo luogo, va citata l’irresistibile crescita dei dispositivi connessi e del mondo dell’Internet of Things che, da qui al 2020, crescerà al tasso annuo del 35 per cento.

Per rispondere alla proliferazione dei device “intelligenti”, le aziende adotteranno sempre più micro data center preconfigurati per un’implementazione rapida, insieme alla standardizzazione e gestione remota in tutte le sedi It distribuite. Inoltre, la crescita costante di altre tipologie di dispositivi (sei miliardi di smartphone nel 2020) porterà inevitabilmente gli operatori di telecomunicazioni a espandere le proprie “sale macchine”. Con costi energetici direttamente proporzionali.

Ora, in seguito alle nuove strategie di raffreddamento, gli operatori di data center stanno personalizzando la gestione della temperatura in base all’ubicazione e alle risorse disponibili. Il mercato evidenzia la tendenza a utilizzare sempre più di frequente nuove tecnologie che sfruttano il raffreddamento adiabatico, basato sul principio fisico secondo cui l’acqua che evapora abbassa la temperatura dell’ambiente circostante.

Soluzioni che permettono di ottenere una gestione termica estremamente efficiente, affidabile ed economica. Infine, non vanno tralasciati i piani di ammodernamento di infrastrutture ormai obsolete e il colocation. “Anche in Italia iniziano ad affacciarsi i grandi protagonisti mondiali di questo mercato, forse non assisteremo a una grande crescita nel 2017 in questo ambito, ma nei prossimi due o tre anni sarà un’importante area di crescita”, sottolinea Antonio Carnassale, country manager di Vertiv in Italia.  

Un Paese, il nostro, su cui l’azienda ha dimostrato di puntare molto. Su quattro customer briefing center presenti in Europa, due si trovano nella Penisola, area in cui inoltre si concentra la presenza service maggiore di Vertiv. Solo nella sede di Castel Guelfo, in provincia di Bologna (l’altra è a Piove di Sacco, vicino a Padova), nel 2016 sono passati circa ottocento clienti nazionali e internazionali, tra cui Microsoft e Facebook. Senza contare le piccole e medie imprese.

“Un portafoglio clienti così variegato necessita di strategie di go-to-market differenti, per questo ci affidiamo sia al canale sia alla vendita diretta”, conclude Albertazzi. “Pensando soprattutto alla natura dello sviluppo di soluzioni edge è naturale pensare che in futuro ci potremmo affidare sempre più alla rete di partner, affiancando un’intensa attività di formazione con la nostra Academy”.  
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