Teams, la collaboration emergente di Microsoft

Teams, la collaboration emergente di Microsoft

Il nuovo servizio di collaboration verrà integrato in Office 365. Disponibilità prevista, senza costi aggiuntivi, nel primo trimestre del 2017

di: Piero Macrì del 03/11/2016 11:23

Enterprise Management
 
Collaboration, ovvero come introdurre efficienza sul posto di lavoro. Un’ossessione e un sogno, mai pienamente realizzato, una sorta di work in progress che vanta tentativi più o meno riusciti. Per Microsoft la sfida è da sempre quella di difendere la centralità di Office, lo strumento di produttività aziendale più utilizzato al mondo. In passato la concorrenza era Lotus Notes. Con l’avvento di internet e l’affermazione di workplace digitali evoluti, nel segno di una sempre più ampia convergenza fisso-mobile - senza mai peraltro dimenticare l'opzione open source OpenOffice-LibreOffice, guardata in  con interesse soprattutto dalla pubblica amministrazione - si è via via aperta la strada a una possibile alternativa, vedi la logica che ha portato Google alla definizione di un ambiente come Apps for Works. Più spesso si è però trattato di applicazioni e servizi che tendevano a complementare l’ambiente Microsoft. Servizi di videoconferenza e collaborazione in stile social network hanno per esempio creato una temibile concorrenza e hanno forzato Microsoft a dare una risposta. Ecco, quindi, l’acquisizione di Skype e poi di Yammer, soluzioni che sono state importate dall’esterno, che di fatto hanno decretato la fine di progetti interni, mai pienamente decollati per il semplice motivo che la velocità con cui si muove il mondo all’esterno è sempre più rapida di quella del mondo corporate.

Per Microsoft è vitale mettere a punto un ambiente il più possibile integrato. Office è il core business e Office deve evolvere in modo organico rendendo in questo modo meno attraente ipotesi di investimenti alternativi da parte degli utenti aziendali. Ecco, quindi, che se da una parte le aziende possono definire un workplace digitale collaborativo - secondo una logica mix & match o best of breed, scegliendo di volta in volta l’elemento di produttività che si ritiene più valido in un certo segmento, il più delle volte complementare a Office - dall’altra esiste la volontà di creare un ambiente omnicomprensivo, in grado di fornire in un’unica suite l’intero spettro delle applicazioni di nuova generazione.

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E’ in questo contesto che si inserisce l’annuncio di Teams, hub digitale o nuovo servizio di collaboration che Microsoft integrerà in Office 365, la cui disponibilità è prevista, senza costi aggiuntivi, nel primo trimestre del 2017. Servizi di messaggistica instantanea, chat, videochiamate, insomma un ambiente che da la possibilità di ottimizzare la comunicazione di gruppo. Il tutto, come ha detto Satya Nadella, Ceo di Microsoft, “per poter comunicare in modi differenti, pianificare le attività di lavoro e aumentare la produtttività”. Significa affermare implicitamente la fine dell’email come servizio universale di comunicazione, superata ormai da servizi che offrono una comunicazione flessibile. più diretta ed efficiente, coerente con l’interazione tra persone con affinità elettive. Un annuncio che mette in ombra Yammer, il social network for the enterprise mai pienamente decollato, e che crea le premesse per contrastare new comer emergenti come Slack, alter ego di Teams oggi utilizzato da 6 milioni di utenti.

L’idea di Microsoft è creare valore aggiunto ad Office 365 rendendolo un ambiente altamente personalizzabile, fortemente integrato e progressivamente sempre più smart, dotato di una intelligenza (artificiale) in grado di semplificare e ottimizzare il lavoro dei colletti bianchi. Certo, l’integrazione in Office 365 di un servizio di questo genere, mette in seria difficoltà la concorrenza. Sono infatti 85 milioni gli utenti enterprise affiliati ad Office 365; 85 milioni di persone che avranno disponibile, senza costi aggiuntivi, il nuovo Teams. Quanti di questi saranno motivati, se interessati a introdurre uno strumento di questo genere, e scegliere un outsider? Pochi, verrebbe da dire. Ma le decisioni di acquisto non rispondono sempre a una logica lineare. Si pensi a Dropbox: quanti sono gli utenti che lo preferiscono a OneDrive, pur esssendo quest’ultimo offerto embedded in Office? Tanti. E così si può dire per altri servizi complementari. Su questo terreno le iniziative fioriscono, basti citare il nuovo WorkPlace by Facebook, indirizzato per l’appunto al comparto aziendale. Come dire, la collaboration è uno stile di vita e come tale può essere interpretato in mille modi diversi, con o senza Microsoft. Non a caso, con grande ironia e fairplay, Slack ha salutato il nuovo servizio di Office con un annuncio a tutta pagina apparso sul New York Times che recita: "We’re glad you’re going to be helping us define this new product category. We admire many of your achievements and know you’ll be a worthy competitor”.
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