Ducati, un’IT migliore è possibile

Ducati, un’IT migliore è possibile

Piergiorgio Grossi, Chief Information & Digital Transformation Officer della storica società bolognese, spiega come sviluppare un percorso di innovazione digitale

di: Piero Macrì del 20/10/2016 14:02

Enterprise Management
 
Nel luglio del 2016 Ducati ha festeggiato il suo 90mo compleanno. Ducati è Bologna”, ha affermato per l’occasione il Sindaco di Bologna Virginio Merola. La sua storia è la massima rappresentazione del saper fare bolognese, da sempre caratteristica del nostro territorio che ci ha portato oggi ad essere, in particolare, eccellenza mondiale nella meccanica e nella motoristica. Un'eccellenza che nasce qui a Bologna, dove continua a crescere ogni anno”.

Fondata nel 1926, dal 2012 Ducati è entrata a far parte del Gruppo Audi, continuando nel proprio percorso di crescita che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni, chiudendo il 2015 con il record di oltre 54.800 nuove moto consegnate ai propri clienti in tutto il mondo con un valore di fatturato che supera i 700 milioni di euro. Infine, 1.541 dipendenti, con più di 200 nuove assunzioni effettuate nel corso degli ultimi due anni. Sicuramente il ritratto di un'azienda sana, proficua, che guarda al futuro con ottimismo e fiducia, forte di un grande passato e di quella passione che ne ha connotato i suoi primi novant'anni.

Continuare a crescere, continuare ad essere sempre più competitivi, creare il futuro. Per Ducati è vitale la capacità di gestione del cambiamento, ovvero sapere interpretare le tendenze che possono garantire la sostenibilità futura del business. Certo, la tecnologia rappresenta il fondamento di una qualsiasi attività e lo è ancor ancor più per una società come Ducati dove la tecnologia è anche l’anima del prodotto. Ma quello che oggi appare ancora più importante è cercare di fare un salto di qualità, cercando di estendere il vissuto tecnologico in un’accezione più ampia. Il che vuol dire, sintetizzando e semplificando, pensare in digitale, ovvero tradurre in processi, servizi e applicazioni, che fanno riferimento ai più diversi ambiti dipartimentali trovando le possibili convergenze.

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Quello che emerge dalla storia di Ducati è un ecosistema tecnologico e dell’informazione che coniuga passato, presente e futuro. Scenari e ipotesi di sviluppo oggi possibili lasciano intravedere quante energia e potenzialità siano riposte nel percorso verso una nuova dimensione tecnologica e di business. La sensazione che si ricava da un confronto con Piergiorgio Grossi, Chief Information & Digital Transformation Officer di Ducati, è che tutto quello che oggi può apparire come discontinuità, rappresenta di fatto la germinazione di un modello più avanzato e sorprendentemente più ricco e articolato rispetto ai modelli che lo hanno preceduto. Un modello che trova una sintesi in quello che oggi viene comunemente associato, nel bene e nel male, alla trasformazione digitale, tema che è stato al centro dell’intervento di Grossi, nel corso dell’evento IDC dedicato alla digital transformation.

Il ruolo di Grossi all’interno di Ducati diventa sempre più una caratteristica comune a tutte quelle aziende dove si è affermata la consapevolezza di essere entrati in una fase di grandi cambiamenti che necessita di una visione e di una governance profondamente diverse dal passato. L’elemento positivo nella storia di Ducati, quanto meno se si considera il fenomeno da una prospettiva IT, è che il ruolo di leadership digitale sia stato conferito, per l’appunto, a una persona la cui esperienza è maturata tutta all’interno della dimensione dell’Information Technology, quest’ultima vista come driver del potenzile cambiamento e leva pr nuove opportunità di business.  

“Sono una di quelle persone che ha iniziato sviluppando codice, dice Grossi, una competenza sempre molto utile, che ti da la prospettiva di come sono fatte le cose”. Prima in Ferrari, poi in un’altra azienda dove si è occupato di innovazione e ora l’incarico in Ducati. “Qual è il mio mandato? Lavorare per cercare nuove opportunità di business", afferma con disarmante semplicità. La decisione di estendere le competenze di CIO alla digital transformation è, secondo Grossi, perfettamente coerente con lo scenario di mercato con cui si confrontano oggi le imprese.

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Quale il modo per favorire e incentivare il cambiamento culturale all’interno dell’azienda? Per Grossi è importante creare gruppi di persone che possano lavorare in indipendenza e autonomia. “E’ utile creare un ambiente il più possibile incontaminato, capace di generare nuove idee e nuove modi di fare le cose. Diamo loro le risorse per sviluppare nuovi progetti e, ovviamente, sperimentare”. Per creare un fattore di cambiamento straordinario, inteso appunto come fuori dall’ordinario, Grossi è convinto che si debba guardare all’esterno. “E’ necessario essere aperti alle esperienze che arrivano da altre realtà. Fino a una decina d’anni fa le cose veramente cool accadevano all’interno delle corporation. Poi tutto è cambiato, web, mobile, smartphone, tutto un mondo consumer caratterizzato da velocità, scalabilità, solidità, stabilità è venuto affermandosi. Le aziende devono annullare il gap con questa dimensione, acquisire velocità paragonabile al mondo esterno facendo leva su modalità e logiche proprie dell’ecosistema digitale con cui tutti noi ci confrontiamo quotidianamente. Se questo non avviene si è destinati ad essere sconfitti o quanto meno a recitare un ruolo marginale”.  

“La mia attività consiste nel creare le condizioni perché tutto questo possa avvenire. Significa individuare nei vari nodi dell’azienda le possibili interazioni e sinergie, attività che non può esser demandata per definizione a strumenti social. Credo, infatti, che sia importante essere parte attiva di questo processo. Girare per gli uffici, capire costa stanno facendo le persone, creare i presupposti per un maggiore dialogo e confronto, condividere le esperienze. Sapere che in quel certo dipartimento un certo gruppo di persone si sta occupando di cose che potrebbero essere interessanti per sviluppi sinergici. Se vogliamo, il mio lavoro consiste nell’abbattere i silos, quelle barriere e confini che limitano la diffusione delle idee. Ritengo che questa non possa essere un’attività una tantum, ma un impegno costante che deve diventare parte integrante nell’agire quotidiano. Certo, in Ducati, esiste un ambiente a bassa conflittualità, che si presta ad essere plasmato con una logica di questo tipo”.

Grossi si definisce anche allenatore. “Sì, credo che l’altro importante compito sia allenare la squadra, far sì che le persone che lavorano nei diversi team capiscano quanto sia vitale avere un rapporto con il mondo esterno; comprendere che la modernità può nascere confrontandosi con ciò che succede in contesti diversi. Le persone devono essere naturalmente portate ad acquisire esperienze e filosofie che avvengono altrove. La contaminazione esterna è un elemento fondamentale per la propagazione del virus dell’innovazione all’interno del proprio ecosistema aziendale”. 

Digital transformation non è, come spesso si è portati a credere, solo digital marketing. Come affermato nel corso della conference IDC nelle imprese iniziano a coesistere due macro-piattaforme: quella pregressa enterprise, focalizzata sul core business, di impianto transazionale e produttivo, e quella digitale. Ciascuna ha un target di riferimento in termini di utilizzatori: utenti interni, quella enterpise; utenti esterni quella digitale. Una dimensione B2B, se vogliamo, e una piattaforma B2C, ciascuna delle quali deve essere costantemente ottimizzata e per le quali si deve prevedere, dove opportuno, una stretta integrazione. Back office e front office che interagiscono secondo modalità diverse a seconda del referente del servizio o applicazione che viene sviluppata e implementata. “Non si deve mai dimenticare, dice Grossi, che anche la più straordinaria tecnologia non produce nessun risultato se non accompagnata dalla capacità di essere calata in un processo e pienamente ingrata nel business aziendale”.

Grossi possiamo definirlo come un direttore d’orchestra che deve sapere dirigere piattaforme tecnologiche e informazioni, queste ultime riferibili ai dati, vera benzina della trasformazione digitale, una dimensione dove tutto diventa misurabile, sia in ambito virtuale che fisico. Si pensi a web e app che rendono possibile la fruizione di un servizio piuttosto che alla connected byke, dove parametri di ogni ordine e grado possono essere analizzati coerentemente con obiettivi di prestazioni e manutenzione. Il messaggio finale di Grossi al mondo IT? “Non allevate criceti che non hanno nessun traguardo se non quello di una ripetitività costante. Costruite una squadra che voglia capire qual è il business, che abbia voglia di informarsi, che sia capace di chiedersi non soltanto cosa fare, ma come fare. Il cambiamento, conclude Grossi, avviene, se l’azienda lo vuole”.  
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