La system integration come driver del cambiamento

La system integration come driver del cambiamento

Come definire un percorso di adozione cloud coerente con la valorizzazione delle risorse esistenti? Ne parla Enrico Brunero di Dimension Data Italia

di: Piemme del 21/09/2016 12:35

Enterprise Management
 
La crescente importanza del cloud ibrido come modello predominante per gli ambienti IT ha portato a una maggiore adozione dei servizi di cloud privato e di hosting gestiti di Dimension Data. “Più e più clienti adottano il cloud per aderire a una trasformazione, ma a differenza di quello che si è portati a pensare ogni progetto cloud ha forte componenti di system integration, soprattutto nel mid market, dove la personalizzazione è un elemento di differenziazione importante”, afferma Enrico Brunero, ITaaS Service Unit Manager di Dimension Data Italia.

brunero.jpg“Infrastruttura e applicazioni devono rientrare all’interno di un ecosistema più ampio che include un mix di risorse proprietarie, hardware on-premise, servizi hosted o gestiti forniti da terze parti, componenti in outsourcing e cloud privato e pubblico
. Il segreto del successo risiede nelle modalità di riunire e gestire tutto questo come un unico ambiente e nello stabilire e perseguire un percorso di transizione verso un ICT più orientato a una logica as a service. Proprio per questo è importante che le aziende non limitino il proprio essere cloud solo a delle semplici enunciazioni cloud-first. Auspicabile è avere invece un approccio che vede il cloud come fulcro di ogni nuova iniziativa di business e della trasformazione dell’ICT”. 

Cloud come elemento di trasformazione
“Per quanti passi avanti si siano fatti, aggiunge Brunero, c’è ancora bisogno di lavorare per fare in modo che da parte degli utenti e le aziende vi sia una maggiore consapevolezza dei vantaggi che questa trasformazione può generare. Il cloud è l’elemento abilitante una trasformazione, un vero driver di innovazione, al di là della variante che può essere implementata. Significa acquisire agilità e velocità per rispondere alle esigenze sempre più stringenti dei vari dipartimenti di business, esigenze che non possono sostenute da un’infrastruttura tradizionale”.

Per Brunero la risposta a queste esigenze difficilmente può essere risolta con Amazon o Microsoft: “Le applicazioni di mid-market non sono commodity. Devono essere fatte valutazioni sulla capacità del provider in termini di distribuzione e protezione dei dati”.Per Dimension Data l’adozione del cloud pubblico è innanzitutto condizionata da una serie di fattori legati essenzialmente alla proprietà e riservatezza del dato, alle regole di conformità associate ai rispettivi settori di industry, implicazioni che spesso rendono impossibile esternalizzare il dato.

“Occorre, quindi - dice Brunero - ragionare in termini di integrazione tra le risorse esistenti, che richiedono comunque un ammodernamento ottimale, e quello che il cloud può mettere a disposizione. Significa, infine, ragionare in una logica ibrida, sia pubblica che privata, che preveda una modalità di erogazione del servizio pay per use. Quanto offriamo in termini di servizi gestiti asseconda questa modalità, permettendo anche in una dimensione di cloud privato, di passare a un’operatività FULL OPEX, riscrivendo le regole dell’IT legate a un approccio CAPEX”.  

Abilitare il cambiamento
Dimension Data è in grado di mettere a punto un programma di trasformazione per una convergenza applicata in private cloud con capacità di provisioning scalabile. “Questo significa acquisire agilità e modulazione dei costi nel tempo, spiega Brunero. Le motivazioni principali legate a una scelta di questo tipo, sono per l’appunto legate alle differenti possibilità di provisioning e a un diverso livello di agilità, di gran lunga superiore a quello conseguibile con una semplice virtualizzazione: possibilità di accedere a risorse anywhere, anytime from any device delegando a soggetti esterni, in questo caso Dimension Data, la gestione dell’aspetto infrastrutturale”.

“Ci aspettavamo nel 2016 l’esplosione del mid-market, osserva Brunero, ma questo fenomeno non è accaduto. Il valore del cloud è per gran parte ancora appannaggio delle grandi aziende. La media impresa è ancora per lo più in una fase di sperimentazione ed è più interessata alla componente software as a service al contrario delle grandi aziende dove l’aspetto più rilevante si dimostra la componente IaaS. Il software as a service si identifica spesso con soluzioni Crm, di e-commerce, di e-mail e collaboration anche se si inizia ragionare sulla migrazione in cloud di applicazioni core”.Il nuovo software nasce in cloud. Si pensi al mondo mobile e alla multicanalità, oppure alle startup, non ne conosco una che faccia un investimento in infrastruttura.

L’agilità riguarda anche lo sviluppo software, la possibilità di sviluppare una volta sola abilitando la distribuzione geografica. In definitiva, rendere possibile una portabilità reale. Disponiamo di 18 data center nelle diverse aree geografiche, in Europa e in Asia. Francoforte, Amsterdam e Londra offrendo soluzioni di disaster recovery e al tempo stesso distribuzione ed erogazione del servizio su più aree geografiche. Tutti i data center sono interconnessi attraverso il carrier NTT, con garanzia di disponibilità 5 nines.
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