Agenda Digitale, adagio con brio

Agenda Digitale, adagio con brio

Esistono idee e piani per l'attuazione dell'Agenda Digitale, ma è soprattutto la stratificazione burocratica e frenare la pur lenta trasformazione

di: Redazione del 26/11/2015 15:46

Enterprise Management
 
Nuovi piani strategici con obiettivi specifici e priorità chiare, un forte orientamento all’attuazione dell’Agenda Digitale, progetti abilitanti, una governance rinnovata, risorse europee finalmente impiegabili, un nuovo quadro di riferimento per gli approvvigionamenti pubblici, riforme strutturali con effetti sulla carta dirompenti e un mercato digitale che torna a crescere: sono tutte condizioni favorevoli per l’attuazione dell’Agenda Digitale".

agenda-digitale-7316.jpgE' quanto afferma Alessandro Perego, Responsabile scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, intervenuto nel corso della presentazione dei risutati contenuti nell'ultima ricerca dell'Osservatorio Agenda Digitale. "Ora non ci sono più alibi: gli attori del sistema devono passare dalla giusta denuncia degli ostacoli e dei ritardi, alle iniziative concrete. L’Agenda Digitale italiana deve passare dalla fase di definizione dei piani a quella della loro esecuzione. Auspichiamo di poter misurare già dal prossimo anno sempre meno ritardi e sempre più risultati tangibili”.

La strategia di attuazione dell’Agenda Digitale prevede che dal 2014 al 2020 la PA investa 10,6 miliardi di euro, circa 1,51 miliardi ogni anno. Questi investimenti, secondo gli autori della ricerca, potrebbero essere sostenuti con 1,65 miliardi di euro l'anno di risorse europee (complessivamente 11,5 miliardi di euro dal 2014 al 2020, sommando i contributi dei fondi a gestione diretta e indiretta), disponibili a patto che migliori la nostra capacita` di raccolta e utilizzo di tali risorse. Sono oggi a disposizione anche fondi per le imprese, grazie ai numerosi bandi di finanziamento avviati dal Governo ai quali è possibile candidare iniziative di digitalizzazione.

“Finanziare l'Agenda Digitale italiana oggi è possibile, afferma Alessandro Perego. Sono disponibili le risorse dei fondi strutturali. Per accedervi è però necessario sviluppare competenze avanzate di ingegneria finanziaria, passando dalla logica di finanziamento mono-risorsa, mono-erogatore e mono-prodotto che ha caratterizzato gli scorsi anni, a una “blended funding”, che abbini più prodotti, attinga a molteplici risorse, spesso europee, e cerchi di valorizzare la collaborazione tra PA e privati”.

I Ritardi
Dal 2012 a oggi solo 32 dei 65 provvedimenti attuativi previsti dai Decreti Legge che normano l’attuazione dell’Agenda Digitale sono stati recepiti e, di questi, solo 5 entro le scadenze prefissate. I ritardi nel recepimento normativo rischiano di compromettere l’attuazione della Strategia per la Crescita Digitale.

Dei 32 provvedimenti ancora da recepire, 20 avevano una scadenza rispetto a cui presentano ritardi medi di oltre 700 giorni, mentre 14 richiedono ingenti sforzi di coordinamento. Solo un provvedimento è stato abrogato. Le principali ragioni dei ritardi sono l'eccessivo numero di provvedimenti attuativi, una progressiva stratificazione di atti normativi nel tempo, l'assenza di un effettivo monitoraggio periodico, l'elevato numero di provvedimenti senza scadenza. Per semplificare il lavoro del regolatore, affermano gli autori della ricerca, potrebbe essere utile abrogare 11 provvedimenti il cui contenuto è ormai obsoleto, come conseguenza del decorso del tempo o della successiva emanazione di altre Leggi.

L'Osservatorio Agenda Digitale ha pertanto definito un cruscotto di oltre 100 indicatori che consenta di fare precisi confronti con gli altri Paesi europei per ogni area di attuazione. Ha quindi elaborato un indicatore complessivo, il “Digital Maturity Index” (DMI) che riporta in modo sintetico lo stato di digitalizzazione dei vari Paesi europei e dimostra una stretta correlazione tra questo indice e il PIL pro capite. Secondo il DMI l’Italia risulta al 21° posto su 28 Paesi europei ed è il Paese con più alto PIL pro capite tra quelli caratterizzati da bassi valori del DMI. Per allineare il PIL pro capite ai Paesi più ricchi con dimensione simile alla nostra è indispensabile un incremento significativo delle performance sul fronte della trasformazione digitale.

“Confrontando l'Italia e gli altri Paesi europei sulla base del cruscotto di indicatori - spiega Perego - si nota come l’attuale Agenda Digitale italiana abbia aree di attuazione poco coperte, come quella dell’Innovazione digitale delle imprese. Sono tuttavia stati impostati buoni sistemi di monitoraggio per le aree legate a Connettività, eGov e Competenze. In generale l’attuazione dell’Agenda Digitale italiana è allineata al resto d’Europa per le aree eGov e OpenGov, mentre è in ritardo per le altre aree. Con i progetti SPID, PagoPa e ANPR è in via di miglioramento l’area relativa alle Infrastrutture di servizi digitali a PA e imprese”.


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