Huawei diventa il nuovo riferimento per l'infrastruttura d'impresa

Huawei diventa il nuovo riferimento per l'infrastruttura d'impresa

Per la multinazionale cinese la convergenza di tutti i layer d'infrastruttura offre la possibilità di creare un’ICT di nuova generazione

di: Piero Macrì del 24/03/2015 19:02

Enterprise Management
 
Per Huawei, multinazionale cinese di Shenzen, città simbolo della nuova globalizzazione tecnologica, l’ultima edizione del Cebit è rivelatrice di un cambiamento sostanziale che si è determinato nel mercato dell’infrastruttura d’impresa. Carrier, enterprise e consumer, sono le tre divisioni che rappresentano la  formula di Huawei per soddisfare lo sviluppo di una nuova domanda informatica.

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A oggi il fatturato del Gruppo è di 46 miliardi di dollari,
generato per il 60%-70% dal mercato carrier, per il 25% circa dal mercato consumer e per il 7% dal settore enterprise, un dato ampiamente riscontrabile in tutte le aree geografiche dove la società è presente, anche in Italia, come spiega Alessandro Cozzi, Country Director Huawei per l’Italia. Tuttavia la divisione enterprise, ultima in ordine di apparizione, è la componente che registra le più alte performance di crescita
Negli ultimi dieci anni lo scenario che fa da sfondo al business dell’Information Technology è cambiato rapidamente e in modo irreversibile. I layer di networking, di server e di storage - in passato presidiati da singoli vendor che sulle singole componenti avevano costruito il proprio successo – sono sempre più visti come un unicum tecnologico. Di questo cambiamento Huawei ne è diventata protagonista.
E’ finita l’era dei blocchi contrapposti, quello attinente la dimensione del computing e quello specifico di networking. Il quadro globale è andato progressivamente unificandosi con conseguente riposizionamento dell’offerta. L’infrastruttura viene sempre più spesso interpretata e declinata in tutte le sue componenti e in una prospettiva più estesa. I vendor che erano posizionati su un’offerta di puro networking, come per l’appunto Huawei, sono diventati fornitori globali, consolidando la tradizionale componente di switching e routing con l’introduzione di storage e server in una prospettiva convergente allineata alle nuove esigenze di maggiore efficienza e produttività dei data center.
La convergenza si è tradotta in una più compiuta proposizione d’offerta andando definitivamente a creare un’ICT di nuova generazione. Huawei ha percorso questa strada diventando antagonista a tutto tondo dei fornitori incumbent di data center. Per la società di Shenzen la rete si è rivelata il vero driver per la creazione e sviluppo di nuovi servizi e soluzioni estendendo le competenze maturate nell’ambito telco al settore enterprise. Il tutto è avvenuto grazie al contributo realizzatosi con la trasformazione digitale dell’ecosistema IT che ha visto il proprio baricentro spostarsi dal desktop al mobile in virtù dell’affermazione di dispositivi quali smartphone e tablet.
Huawei, parallelamente al business carrier e mobile, ha derivato la formula del business enterprise andando a soddisfare la domanda in ogni singola categoria di prodotto - di networking, di storage, di server - definendo un’architettura con un’orchestrazione software defined ovvero introducendo nuovi livelli di efficienza e flessibilità in tutti gli strati infrastrutturali.
La presenza di Huawei al Cebit ha svelato come la dimensione enterprise Made in China renda oggi disponibile - a partner di ogni ordine e grado, service provider e system integrator, e in generale a tutto l’ecosistema che abilita la tecnologia a funzione di business - tutti gli elementi che concorrono alla creazione di un’infrastruttura allineata alla modernizzazione e re-ingegnerizzazione dell’esistente così come tutti gli elementi dedicati alla creazione di nuove applicazioni e servizi coerenti con le prospettive più innovative di cloud, mobile, big data e IoT.
Esistono opportunità enormi in questo settore, afferma il country manager italiano. Abbiamo la possibilità di sfruttare al meglio il rapporto storico con gli operatori, rapporto grazie al quale siamo entrati in un numero consistente di aziende, estendendo la presenza dalla componente di solo router alla componente d’infrastruttura più tipicamente enterprise, di networking, di server e di storage. L’ampio serbatoio di tecnologie evolutive costituito dalla dimensione wireless e da tutto ciò che ne consegue in termini di enterprise mobility, è davvero significativo. Le competenze sulle infrastrutture mobile rappresentano per noi un vantaggio competitivo – aggiunge Cozzi – in quanto determinanti per abilitare la mobilità aziendale e per molti degli sviluppi che si vanno oggi configurando in logica Big Data e Iot”.

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L’Europa è il terreno su cui si misura la capacità del vendor di creare nuovo mercato.
“Esistono spazi e opportunità, esiste l’interesse del mondo software enterprise e dei system integrator di fare leva sulla nostra tecnologia per trainare nuovi investimenti”, hanno affermato i manager di Huawei nel corso del Cebit. Ne sono un esempio gli annunci rilasciati durante la manifestazione: dall’alleanza con il system integrator tedesco T-Systems, parte di Deutsche Telekom, alla estensione della partnership con SAP per lo sviluppo di nuove competenze nell’ambito Industry 4.0 (le società lavoreranno all’integrazione dell’infrastruttura Hana); dagli annunci storage con sistemi dedicati al settore del Media & Entertainment, all’impegno nella definizione di una offerta di security più allargata con l’introduzione di soluzioni di contrasto da attacchi DDoS, fino poi ad arrivare al consolidamento dell’offerta eLTE – con soluzioni finalizzate allo sviluppo di reti private wireless dedicate alla comunicazione in ambienti critici - e al progetto Smart City messo in atto nel comprensorio di Francoforte, dove la tecnologia IoT diventa parte integrante di una città intelligente. Un mix di annunci, di tecnologie e di partnership, che rappresenta in modo esemplare la volontà espansionistica di Huawei in Europa, area dove può già oggi contare su un gran numero di alleanze e centri di ricerca e sviluppo.
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