La sicurezza, da ostacolo a strumento per il successo nella app economy

La sicurezza, da ostacolo a strumento per il successo nella app economy

Un’indagine di Vanson Bourne evidenzia come stia cambiando il modo di implementare le applicazioni, ma anche le preoccupazioni più sentite da Cio e manager. Ca Technologies commenta la realtà italiana.

di: Roberto Bonino del 16/03/2015 09:10

Enterprise Management
 
Le aziende devono individuare un diverso approccio alla sicurezza It se vogliono avere successo nell’era dell’app economy. Il dato di fatto emerge da uno studio condotto da Vanson Bourne, per conto di Ca Technologies.
Il rapidissimo sviluppo di applicazioni per ogni tipologia di utilizzo fa aumentare le opportunità per l’espansione di prodotti e servizi, ma amplia anche lo scenario delle possibili minacce. Degli oltre 1.420 partecipanti all’indagine (un centinaio in Italia), il 56% ha indicato nella protezione dai data breach la priorità di sicurezza più importante. A seguire troviamo il miglioramento della customer experience mobile (42%), la protezione delle identità (39%), il rafforzamento della compliance (36%), la sicurezza per dati e applicazioni cloud (34%) e quella per le Api (20%). In Italia, la sicurezza in ambito cloud si trova al secondo posto, segno di una migrazione in piena attuazione, pur con le classiche preoccupazioni che l’accompagnano.
ca-amtonio-rizzi.jpgIl 33% del campione locale ha poi affermato che app e device mobili stanno avendo un impatto importante sulle policy di sicurezza e le interazioni con i clienti: “Si tratta di un tema sempre più legato all’abilitazione del business – commenta Antonio Rizzi, Sr Director Practice Services di Ca Technologies Italia -. Questo significa mettere in atto misure non semplicemente associate alla compliance normativa o alla prevenzione dalle perdite, ma pensate per far fruire agli utenti applicazioni in modo semplice”. 

Precauzioni e rischi in un mondo di Api aperte

Le Api svolgono un ruolo significativo nell’app economy e circa l’80% del campione ha indicato che stanno aprendo l’accesso verso le proprie Api a fornitori, clienti e partner. Questa evoluzione comporta benefici, ma espone le aziende a diversi rischi, in assenza di adeguata protezione: “In Italia, noi abbiamo una presenza forte nel mondo finance – conferma Rizzi – e lì c’è molta fame di Api, perché la concorrenza fra banche si è ormai spostata sull’ampiezza della gamma di servizi disponibili via home banking e sull’accessibilità anche mobile. Tutto il retail banking si sta spostando su Api, proprio per sfruttare le opportunità offerte dalla multicanalità. In quest’ambito la sicurezza dev’essere un tema portato sul tavolo della progettazione, per incorporare fin dall’inizio di uno sviluppo i meccanismi di protezione efficaci”.
In Italia, il 18% di tutta la spesa It sarà indirizzata alla sicurezza nei prossimi tre anni, con una crescita fra il 15 e il 18%. Un dato di rilievo è che l’80% ha già verificato (o si aspetta) incrementi di entrate legati a nuovi servizi integrati da una sicurezza più efficace. Le aziende misurano in un 12% medio il miglioramento della customer satisfacion e della fiducia nei propri prodotti/servizi e in un 17% l’aumento dei clienti: “Cio e Cso dovrebbero insistere per potersi sedere al tavolo dell’innovazione – invita Rizzi - e spiegare come la sicurezza porti benefici al business e, quindi, non debba essere percepita solo come un costo. Ca offre strumenti per rafforzare i controlli non sul perimetro dei sistemi informativi, ma sull’identità dell’utente”.
In quest’ottica, va trovato un compromesso fra esigenze di controllo e sviluppo del business digitale, come ammesso dal 66% del campione italiano dello studio. “L’application economy si sviluppa di pari passo con il mondo sempre più connesso di persone, dispositivi e ambienti ricchi di dati – conclude Rizzi -. Gli stessi strumenti che governano chi e con cosa si può accedere a determinate informazioni possono offrire una migliore customer experience, ad esempio eliminando la generazione di codici per l’accesso alle operazioni bancarie o sfruttando i lettori di impronte digitali presenti in diversi device mobili. Integrando la sicurezza in fase di progettazione, gli utenti sono al contempo rassicurati e liberi da obblighi e precauzioni spesso vissuti negativamente”.
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