Cisco: IoE, dal consumer al business mettendo al centro le persone

Cisco: IoE, dal consumer al business mettendo al centro le persone

Alla seconda edizione dell’Internet of Everything Italian Forum a Milano, nella cornice del Cisco Live, emerge il ruolo centrale delle persone nell’IoE. Che è qui, ora, ed è un fenomeno che tocca tutto e tutti.

di: Barbara Torresani del 16/02/2015 08:00

Enterprise Management
 
Ancora una volta Cisco, ha ospitato a Milano Cisco Live, evento internazionale che ogni anno catalizza l’attenzione di migliaia di persone da tutto il mondo giunte a conoscere gli sviluppi tecnologici destinati a cambiare gli scenari futuri. Al suo interno si è tenuta la 2a edizione  dell’Internet of Everything Italian Forum, organizzata in collaborazione con Intel, quest’anno intitolata “Crescere Digitaliani – Internet, il cambiamento continua”, a sottolineare la centralità delle persone nel processo rivoluzionario in atto innescato dall’Internet of Everything.
ciscolive1.jpgL’Internet of Everything è qui ed ora; oggi si crea il domani e il mondo non sarà più come prima”, è David Bevilacqua, Vice President, South Europe di Cisco Systems, a illustrare per primo il tema sul palco, a un anno di distanza dalla prima declinazione. "Domani non è solo un nuovo giorno è una meta e le mete hanno una grande forza; è l’impossibile che diventa possibile, i grandi risultati che si ottengono mirando in alto e non pensando in piccolo". Ed è lì che punta Cisco: Connettere tutto il mondo, ciò che non è ancora connesso per realizzare cose straordinarie. Stiamo creando una tecnologia per un domani migliore, in cui le reti si interconnetteranno in sicurezza a livello mondiale. Un’infrastruttura automatizzata che accelererà i processi applicativi e analisi avanzate che permetteranno di trasformare i dati in informazioni. E’ lo scenario che abiliterà l’Internet of Everthing che collegherà tutti e tutto, con  possibilità infinite per la crescita, il business e le persone”.
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David Bevilacqua, Vice President, South Europe di Cisco SystemsUna nuova rivoluzione industriale, l’Internet of Everything – che va oltre il concetto di l’Internet of Things – che consente mettere in relazione dati - da analizzare e trasformare in informazioni, processi, cose ma soprattutto persone. Sì, le persone sono al centro. “Se è vero, infatti, che i dati hanno un ruolo fondamentale in questo momento tecnologico alla cui crescita l’IoT sta dando un’accelerazione fortissima – basti dire che il 90% dei dati oggi disponibili è stato generato negli ultimi due anni ed entro il 2020 il 40% dei dati sarà generato da sensori, anche se oggi solo l’1% di essi viene trasformato in informazione - non bisogna dimenticare che al centro dell’IoE ci sono le persone. L’IoE significa centralità delle persone, di cui si deve migliorare la qualità della vita nelle diverse fasi e attività – studio, lavoro, intrattenimento, benessere, salute,.. - un’IoE che deve avvolgere la vita dell’uomo. Gli sviluppi e la ricerca dello IoE, quindi, non devono essere orientati solo alle cose, altrimenti si perde l’obiettivo finale della tecnologia che è quello di aiutare a vivere in modo migliore e in un mondo migliore”, sottolinea Bevilacqua.
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Internet of Everybody: riguarda tutto e tutti
IoE è anche Internet of Everybody. A distanza di un anno dalla prima edizione in cui emergeva il tutta la sua potenza il fenomeno si può dire che oggi IoE è ovunque, sta avvenendo ora – molti investimenti e interessi stanno andando in questa direzione ed è un fenomeno che sta accelerando molto più velocemente di quanto previsto. Nel 2014 sono stati spediti 23 miliardi di sensori, un valore più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. Le proiezioni degli investimenti dei venture capitalist nell’area IoT indicano 1.6 miliardi di dollari. E’ un fenomeno distribuito ovunque che sta accelerando più di quanto immaginassimo e che ci metterà pochissimo tempo a diventare mainstream. Se la telefonia ci ha messo circa 30 anni, l’IoE diventerà mainstream in meno di 10 anni. E da fenomeno consumer driven diventerà un fenomeno molto più enterprise driven - oggi il 37% dei sensori consegnati riguarda applicazioni industriali - con un impatto molto forte sulle aziende, e sta guidando quel processo di trasformazione a cui nessuno sarà escluso e potrà sottrarsi”.
Per catturare tutto il potenziale del IoE, stimato da Cisco in 19 mila miliardi di dollari è necessario però passare attraverso un processo di digitalizzazione delle aziende. Come spiega Bevilacqua, nelle aziende 'smart' oggi esistono figure come il Chief Digitalization Officer  (Cdo) – una professione che solo tre anni fa non esisteva e negli ultimi anni è una delle figure più ricercate sul mercato. Se se solo un anno fa i Cdo europei  erano solo il 7% al mondo, quest’anno sono il 23%, a significare che c’è stata un’accelerazione. Si tratta di una figura nuova, con un background di tipo tecnologico ma anche di business, che conosce l’azienda e i suoi processi; un uomo di business ma soprattutto un leader riconosciuto dall’azienda, perché il processo di digitalizzazione di un’azienda passa attraverso una forte leadership che arriva dall’alto.
In futuro, inoltre, la strategia digitale e quella di business dovranno convergere, essere una cosa unica. E tutte le aziende diventeranno aziende tecnologiche, hi-tech company specializzate nella loro mercato verticale. Tutte le aziende accoglieranno l’IT al proprio interno; nessuna industria potrà starne fuori: manufatturiero, retail e pubblica amministrazione saranno i settori più toccati dal fenomeno. E se si pensa che l’Italia rappresenta il secondo settore manifatturiero d’Europa è evidente che non possiamo perdere questa opportunità per trasformare il business delle aziende italiane verso il digitale. Il rischio è quello di perdere una delle ultime grandi occasioni per il rilancio economico di questo Paese.  

I principali ostacoli all’adozione dell’IoE
Sicurezza, mancanza di investimenti, di visione e di competenze sono i principali ostacoli a un’affermazione diffusa dell’IoE nel nostro Paese. “La sicurezza è un fattore che non può essere trascurato. Di recente a Davos John Chambers,Chairman e Ceo di Cisco, parlando di sicurezza ha indicato due tipologie di aziende: quello che hanno subìto un attacco e quelle che hanno subìto un attacco e non se ne sono ancora accorte”, afferma Bevilacqua. Tutte le aziende considerano la sicurezza come tema prioritario ma anche il maggior ostacolo alla digitalizzazione del proprio business: sono cambiati i modelli di business, gli attacchi sono sempre più sofisticati, e le infrastrutture sono complesse e parcellizzate. “La sicurezza non può essere affrontata a silos, richiede con un approccio end-to-end che tenga conto di tutta la filiera aziendale”.
ioe-forum2015-db-final-012.jpgBisogna, inoltre, liberare gli investimenti; oggi ancora il 75% dei budget IT aziendali è destinato alla gestione dell’esistente. “Per liberare investimenti bisogna uscire dalla complessità delle architetture esistenti e puntare alla semplificazione dell’IT in una logica architetturale”.
E’ inoltre necessario immaginare il proprio business in modo differente: “Il 75% del business diventerà digitale entro il 2020. Gartner stima che solo il 30% delle iniziative di digitalizzazione avrà successo, 7 su 10 non vedranno quindi la luce. E la prima causa del mancato successo è la scarsa capacità di ripensare in modo diverso il proprio business. Bisogna costruire una visione digitale completamente diversa da come si vive oggi l’azienda, i suoi processi e le relazioni con l’esterno. Non siamo di fronte a un’evoluzione ma a una rivoluzione, rimarca.  

Internet of Employement
Secondo Bevilacqua, IoE significa anche Internet of Employement: una grande opportunità di occupazione. “In Italia spesso si pensa che la tecnologia tolga posti di lavoro. Internet, al contrario, crea occupazione. Secondo uno studio McKinsey per ogni posto di lavoro perso se ne sono generati 2.6. La città di Barcellona, esempio di smart city, ha sviluppato 50 mila posti attraverso la tecnologia mentre in Francia negli ultimi 15 anni sono stati creati 700 mila posti di lavoro. La tecnologia crea occupazione, nuovi lavori e professionalità diverse. Oggi, però, mancano competenze e conoscenze per entrare nella IoE. Nei prossimi 5 anni mancheranno 1 milione di figure professionali in ambito cyber security, 2 milioni di professionisti nell’Ict e la domanda di analisti di dati negli ultimo biennio è cresciuto del 40%. C’è un mondo di occupazione che sta aprendo le sue porte e che va intercettato e colto come Paese, un paese che ha il 44% di disoccupazione giovanile. Il 65% delle professioni che ci saranno fra 10 anni oggi ancora non esiste”, enfatizza Bevilacqua.
Bisogna creare un sistema Paese, che diventi motore di sviluppo economico e di occupazione attraverso il digitale. “Per guidare il processo digitalizzazione però bisogna pensare in modo orizzontale ed esponenziale, bisogna tornare a essere start up. Avere talenti e competenze e accelerare perché non ci sono altre possibilità. Ed è necessario rompere con il passato, che non può essere cancellato e va onorato ma non può diventare un limite rispetto al futuro. E’ stimato che nei prossimi 12 anni il 75% delle aziende presenti nel Fortune 500 sarà sostituito da nuove aziende. Siamo in un momento di disruption e il legame con il passato potrebbe essere un ostacolo. Non possiamo essere il nostro passato ma dovremo essere il nostro futuro. Possiamo essere il nostro passato e avere un futuro oppure il nostro futuro e avere un passato.  Penso che si è ora di salire sul treno del futuro per non rischiare di essere prigionieri del proprio passato per sempre”, conclude Bevilacqua.

Intel, 50 anni di innovazione. E’ tempo di IoT 
Intel, sponsor principale dell’evento, ha fatto tesoro del proprio passato, una storia di 50 anni di innovazione, per disegnare il proprio futuro all’interno dell’IoT, partendo dal pressuposto che ogni oggetto diventerà intelligente, come spiega Carmine Stragapede, Direttore Generale di Intel Italia. La società crede così profondamente nell’IoT tanto da aver creato una vera e propria divisione dedicata e focalizzata su questo tema. “Il nostro contributo consiste nella capacità di produrre componenti in gradi di abilitare la tecnologia da inserire e integrare in contesti industriali al fine di migliorare la vita delle persone. E cita alcuni indicatori della rilevanza dell’IoE: "Oggi l’85% dei dispositivi embedded con una forma di intelligenza non sono connessi alla rete. Dobbiamo renderli smart. Oramai il mondo ormai viaggia a un livello di innovazione molto rapida e la tecnologia è disponibile”. 
 “Oggi la tecnologia può abilitare prodotti prima impossibili. Già dal 2013 abbiamo creato la divisione IoT, con l’obiettivo di sviluppare oggetti abilitanti in questo nuovo mondo. All’ultimo Ces di Las Vegas Intel ha annunciato il modulo Intel Curie, un nuovo motore per la wareable technology." 
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Carmine Stragapede, Direttore Generale di Intel Italia
All’interno dell’IoT quello della wareable technology è un argomento a cui Intel guarda con particolare attenzione: un mercato che entro la fine di questo decennio in tutte le sue componenti raggiungerà circa 450 milioni di pezzi. A livello mondiale si tratta di quasi il doppio del numero di pezzi di  chip prodotti per il PC.
Secondo Stragapede con queste tecnologie si potrà ridefinire il proprio modo di essere e lavorare.  Bisogna però avere una visione globale che vada oltre la tecnologia: “Alla base di questa trasformazione industriale ci sono alcuni concetti che non sono tecnologici. IoT va pensato a come sistema end-to-end, ogni elemento deve essere standardizzato e controllato. E Intel propone un’architettura rendendola disponibile sull’intera catena del valore dell’IoT. Senza perder di vista la sicurezza, ambito in cui Intel ha fatto grandi investimenti con l'obiettivo di portarla a livello della tecnologia di base per garantire una sicurezza a tutto tondo di una soluzione industriale di IoT”.  E conclude: “Oggi non sappiamo realmente chi ancora sarà dentro o fuori fra 15 anni;  sappiamo però che a distinguersi e a occupare posizioni di leadership saranno le aziende che direttamente o indirettamente avranno fatto proprio il concetto dell’IoT. Se potete, quindi, guardateci dentro”.  

IoE in Italia: si può fare

Dare voce digitale all’Italia: è il momento giusto per farlo.  Ne è convinto Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia, sul palco dell’Internet of Everything Italian Forum, a spiegare un anno di lavoro in Italia, partendo dal paradosso tutto italiano di un Paese di grandi consumatori di IT – più di 30 milioni di smartphone – e utilizzatori dei social media – 26 milioni di utenti unici – che però ha ancora il 34% degli italiani che non utilizza Internet. E sul fronte aziendale c’è un mercato del commercio elettronico che ha raggiunto 113 miliardi di euro in crescita del 12% ma anche l’86% delle imprese fallite nel 2014 che non aveva un sito Web.
Il 2014, però, come dice Santoni, mostra segni che fanno guardare al futuro con moderato ottimismo. Il riferimento va al nuovo piano governativo che integra lo sviluppo di rete e servizi, guarda alla banda che deve essere non solo veloce, ma larga e integrare la fibra ottica, il wi-fi e Lte, propone investimenti nelle aree rurali dove è più difficile portare la banda, puntando a fare diventare quella del cittadino e dell’impresa un’esperienza moderna di digitalizzazione.

agostino-santoni.jpgAgostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia
Occore agire: 
“Bisogna partire e attuare tutto. Deve essere un lavoro di squadra ed è responsabilità della classe dirigente del Paese quella di implementare questi piani, ma anche responsabilità condivisa e diffusa di tutti nel fare che tutto ciò possa accadere velocemente”.
Oggi si è fatto sistema nel creare la cultura digitale. IoE è nel Paese. Cè un’energia nuova che da tempo non si vedeva. E Cisco vuole dare voce digitale al nostro Paese”. Santoni cita alcuni esempi virtuosi in ottica IoE a partire da Expo – “il miglior esempio di cosa significa IoE in una smart city”.
“La rivoluzione è in atto, e il nostro Paese ha a disposizione  strumenti incredibili per crescere, ma la condizione per produrre un cambiamento duraturo è che le persone abbiano la capacità di comprenderli, l’abilità per utilizzarli e i mezzi per immaginare e realizzare il futuro,” 
chiosa Santoni.
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