Iam+, nuova start up italiana per l’identity management

Iam+, nuova start up italiana per l’identity management

La società appena creata e diretta da Bruno Degradi importa e personalizza la tecnologia messa a punto da Ping Identity.

di: Roberto Bonino del 05/02/2015 18:01

Enterprise Management
 
Di start up Bruno Degradi ne sa qualcosa, avendone avviate diverse nel corso della propria lunga carriera manageriale nel mondo dell’It. Per restare agli anni recenti, basti pensare a Netegrity e Day Software.
I due nomi non sono stati citati a caso, ma di fatto costituiscono il background sul quale oggi è stata costruita Iam+, una nuova realtà totalmente italiana che Degradi ha fondato per mettere a frutto l’esperienza maturata nel recente passato sul fronte dell’identity management. Gli addetti ai lavori ed esperti in materia ricorderanno che soprattutto Netegrity è stata un’azienda antesignana, con lo sviluppo di SiteMinder, prima di essere acquisita da Ca Technologies.
iam--bruno-degradi.jpgLa neonata società si occuperà di tutte le attività di vendita e prevendita dei prodotti di Ping Identity, altro specialista di protezione delle identità aziendali, fin qui completamente assente dal territorio italiano, almeno in termini di installazioni: “Ci sono molte analogie con alcune mie recenti esperienze di start up – ricorda Degradi -. Anche in questo caso, infatti, occorre creare ex novo il mercato e per me questa è la condizione ideale per lavorare, visto che non ci sono eredità, spesso complesse, da gestire”.
Ping Identity, sia ben chiaro, non è una novizia del mondo It. Fondata in Colorado nel 2002, oggi conta su 1.500 clienti nel mondo (oltre 300 in Europa), 350 dipendenti e un volume di oltre un miliardo di identità gestite. Il punto di forza dell’offerta è rappresentato da PingFederate, una soluzione di single sign-on e Iam (Identity & Access Management) che nasce on-premise, ma si integra con le tecnologie già presenti nelle aziende per aprirle al mondo cloud, in una logica ibrida che oggi sta andando per la maggiore sul mercato soprattutto delle realtà medio-grandi, alle quali queste tecnologie si rivolgono in prima battuta. A essa si affianca PingOne, ovvero la versione dello stesso prodotto totalmente gestito in modalità cloud, per poter offrire una soluzione più flessibile anche per imprese con minori capacità di investimento: “La fruizione come servizio di questo genere di tecnologie – spiega Luc Caprini, direttore Sud Europa di Ping Identity – sta generando interesse in tutte le realtà dove lo sviluppo della mobility o dei social media ha evidenziato come la protezione lasciata Al solo firewall sia ormai insufficiente e occorra puntare sulle identità dei soggetti che si collegano ai sistemi aziendali. Le nostre soluzioni hanno il pregio di essere robuste, integrabili con le più diverse applicazioni e basate su standard come Saml 2.0, OpenId Connect. Oauth 2.0 e altri”.
Al di là di tre progetti-pilota già avviati, in Italia il processo di brand awareness ed evangelizzazione sui temi coperti da Iam+ e Ping è appena partito: “Sappiamo che nelle aziende più strutturate la gestione delle identità è una tema in molti casi già affrontato – riconosce Degradi – ma le tecnologie oggi disponibili sono state progettate in un’altra epoca storica, sono più pesanti e con funzioni cloud poco flessibili. Qui possiamo innestarci fin dall’inizio, per poi lavorare con system integrator certificati o partner dei clienti finali per estendere il nostro raggio d’azione”. Un’attività utile per qualificare il target sarà un’indagine sullo stato dell’arte e i livelli di adozione del cloud in Italia, che Iam+, insieme a EuroselMoma (che rappresenta in Italia Box ed Elastica), ha commissionato a Bci Italia e che sarà presentata in marzo.
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