Veeam spinge l'Always On business in Italia. Le previsioni 2015

Veeam spinge l'Always On business in Italia. Le previsioni 2015

Albert Zammar, Country Manager Italia di Veeam Software, illustra la strategia societaria e gli obiettivi sul territorio italiano. Le previsioni per il 2015.

di: Barbara Torresani del 15/01/2015 09:30

Enterprise Management
 
La sfida dell’Always On Business è stata colta da Albert Zammar che, dopo sette anni di esperienza in Riverbed alla guida della filiale italiana, lo scorso ottobre ha scelto di abbracciare Veeam Software nel ruolo di Country Manager. In un mondo in cui le aziende sono sempre più globali e iperconnesse con utenti che vogliono accedere ad applicazioni e servizi per 365 giorni l’anno e ogni ora del giorno in ogni luogo, oggi la sfida non è più quella di far sì che le performance delle applicazioni siano equivalenti in qualunque contesto di rete si operi ma quella di garantire l’operatività continua delle infrastrutture, facendo si che le attività di recupero e qualità dei dati siano sempre consistenti. “Si è aperto un nuovo segmento di mercato che è quello della alta disponibilità della infrastruttura. La visione di Veeam è quella di abilitare nelle aziende il concetto dell’Always On business, che garantisce la continua disponibilità e operatività delle infrastrutture. E' una sfida che le aziende devono raccogliere per garantire l’operatività continua delle infrastrutture e dei servizi, dotandosi di soluzioni con capacità di ripristino e recupero dei servizi molto veloci nel caso di disservizio”, spiega Zammar.
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Albert Zammar, Country Mnager Italia di Veeam Software
A detta di Zammar le soluzioni Veeam sono concepite in ottica innovativa per garantire continuità dei servizi erogati dai data center, con dati, applicazioni e infrastrutture che devono sempre essere disponibili. E non possono che essere moderne le soluzioni del vendor, vista la giovane età della società fondata nel 2006 in Svizzera con sede a Baar, che nel giro di pochi anni ha conquistato il favore del mercato: oggi impiega circa 1.500 dipendenti, conta oltre 121 mila clienti nel mondo - nel terzo trimestre del 2014 ne ha aggiunti circa 10 mila, produce circa 6,5 milioni di macchine virtuali.
Anche in Italia il mercato sembra dare ragione alla società: in poco più di quattro anni – la filiale è operativa dall’esercizio fiscale 2011 – Veeam con un organico attuale di 15 dipendenti ha raggiunto circa 6.400 clienti con un incremento degli ordini nei primi nove mesi del 2014 pari al 54% e con un 43% in più di clienti acquisiti.
Un successo in parte spiegato dalla capacità della società di interpretare le evoluzioni della tecnologia: “I data center odierni hanno stravolto le architetture ma soprattutto gli obiettivi di erogazione del servizio a cui aderivano le infrastrutture tradizionali, basate su architetture pesanti e gerarchiche, silos tecnologici poco flessibili non progettati per supportare la virtualizzazione e il cloud. I data center moderni, invece, sono Software Defined, molto più flessibili con lo strato software che consente di virtualizzare e automatizzare i servizi e rendere dinamici i processi", dice. E la piattaforma Veeam con le sue soluzioni si colloca in questo nuovo disegno: è progettata specificamente per le moderne infrastrutture IT per ambienti virtuali e definiti dal software, è scalabile e flessibile in grado di garantire un miglior utilizzo dell’hardware, la disponibilità dei dati in minuti, riducendo i rischi e i costi di gestione. Sono soluzioni concepite in ottica Always On che consentono di garantire operatività senza disservizi e con la possibilità di ricostruire ambienti di data protection parallelamente a quelli di produzione, in modo semplice e flessibile.
Come spiega Zammar, fermo restando il parco dei 6.400 clienti esistenti, il bacino potenziale a cui mira il vendor in Italia è costituito da circa 250 mila aziende: “Veeam è una channel company, che mette il partner al centro della propria strategia e del proprio successo. Se l'intenzione in Italia è di raggiungere una fetta importante del bacino di 250 mila aziende abbiamo bisogno dei partner per fare ciò e continuare a crescere. Le opportunità sono enormi per noi e per loro e solo con e attraverso i partner potremo continuare a presidiare il mercato in modo puntuale e coerente ”, afferma.
Gli obiettivi per l’esercizio 2015 del Country Manager sono chiari: completare ed espandere l’organizzazione e la presenza commerciale, sviluppare le alleanze strategiche e garantire una crescita importante ancora a due cifre come nel 2014.

Le previsioni per il 2015
Veeam prevede che nel 2015 assisteremo a cambiamenti importanti in tutta l'industria IT, trainati dalla domanda degli utenti finali di ottenere accesso 24/7 a dati e applicazioni, con brevi tempi di recupero dati. Al centro della scena ci saranno: immediatezza e continuità di business, il cloud che diventa protagonista e la protezione degli endpoint come preoccupazione principale.
Oggi l'IT gioca un ruolo fondamentale, è cruciale per il modo in cui consumiamo e interagiamo con l'informazione per uso personale o per lavoro ed è sottoposta a pressioni molto forti. Mentre il 2014 ha mostrato come la domanda continua ad evolvere, ci si chiede che cosa accadrà nel corso di questo 2015 appena iniziato, cosa si aspettano gli utenti dall'IT nei e come risponderà l'industria.
Alcune risposte arrivano proprio da Albert Zammar che ha analizzato il perimetro in cui opera delineando i principali trend tecnologici cui prestare attenzione nel 2015.
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- L'Always-On Business si affermerà in tutto il mondo. Nel 2015 la domanda di immediatezza subirà una forte accelerazione sotto la spinta delle continue innovazioni nei device e della messa in opera e proliferazione delle nuove reti ultra-veloci che non conoscerà soste”, dichiara Zammar. Nel 2013, il mercato delle mobile app valeva quasi 27 miliardi di dollari, un valore destinato a crescere fino a oltre 76 miliardi entro il 2017. Gli utenti business richiederanno prestazioni ancora superiori di accesso ad applicazioni e dati rispetto agli utenti consumer, e questa pressione spingerà i responsabili IT a ripensare i loro modelli di disponibilità dei dati. L'agilità e affidabilità delle reti diventeranno elemento centrale cui dare attenzione e la virtualizzazione continuerà a essere sempre più diffusa,
“In questo contesto la disponibilità dei dati acquisirà sempre maggiore valenza strategica per i business leader. Cambierà l’approccio: non saranno più accettabili tempi di recupero o di salvataggio (RTO o RPO) di ore o giorni, si esigeranno bensì RTPO di minuti. Il modo di pensare consueto evolverà maggiormente verso l'Always-On Business. Le aziende che abbracceranno il nuovo paradigma ne beneficeranno grandemente per il loro business, anche se non tutte riusciranno ad allinearsi a questo trend, col rischio di imbattersi in una serie di eventi disastrosi in termini di disponibilità dei dati nei prossimi 12 mesi”, enfatizza.
- L'esplosione dei dati continua ad accelerare. I volumi di dati continueranno ad esplodere nei prossimi anni; si parla di 400 zettabytes a livello globale entro il 2018. Questa esplosione dei dati è caratterizzata dalla Internet of Things: gli analisti prevedono che entro il 2020 ci saranno 26 miliardi di device connessi che genereranno e consumeranno dati.
Indipendentemente da dove i dati sono generati, le aziende stanno investendo pesantemente in storage, analisi e recupero dei dati. Faranno nuovi investimenti e sfrutteranno i data center moderni esistenti nel tentativo di gestire l'impatto dell'esplosione dei loro dati durante il 2015.Avere una strategia per la classificazione dei dati sarà vitale nei prossimi 12-24 mesi. Sarà compito dei manager capire quali dati tenere e quali scartare; quali dati sono adatti ad essere conservati con soluzioni di cloud storage e quali vanno invece conservati in infrastrutture on-premises. Con la crescita vertiginosa dei dati, pensare di conservare tutti i dati rappresenterà una sfida vera e impossibile”, sostiene.
cloudcomputing.jpg- E’ tempo di cloud. Nel 2015 si assisterà un'accelerazione della crescita dei servizi on-premise che condividono il workload con quelli ospitati nel cloud. Le aziende hanno cominciato ad abbracciare il cloud come mezzo per accrescere l'agilità del loro business riducendo costi e complessità; tuttavia restano delle preoccupazioni sulla sicurezza e disponibilità di applicazioni e dati. Le soluzioni di disaster recovery e disponibilità saranno offerte tramite il cloud in modalità 'as a service' e i dati saranno inviati in modo affidabile ai fornitori di soluzioni di hosting per un recupero veloce ed efficace. Questo permetterà alle aziende di accrescere la disponibilità dei dati, garantire la regola del 3-2-1 per la protezione dei dati e anche di aprire nuove fonti di guadagno ai service provider. “Il 2015 sarà l'anno in cui il cloud continuerà a crescere e il disaster recovery nel cloud passerà dalla fase in cui era appannaggio degli early adopters ad una fase di maggiore diffusione. Soprattutto, il cloud diventerà un’offerta unitaria e non frammentata”, commenta.
- C’è poi il tema della protezione e gestione degli endpoint. “Molte aziende ritengono che il moderno data center dovrebbe essere altamente virtualizzato. Tuttavia, poche realizzano che, a differenza dei server, gli endpoint rimarranno sempre fisici, e hanno anch'essi bisogno di essere sempre disponibili. Anche se l'industria della protezione degli endpoint sta crescendo a ritmi costanti-CAGR del 5% fino a tutto il 2018 -- scarsa attenzione viene rivolta all'esigenza di mettere in sicurezza la linfa vitale di molte aziende, ovvero i device hardware utilizzati dagli utenti. Il prossimo anno questo trend cambierà. L'IT sarà consapevole del fatto che, dopo anni di investimenti nella protezione dei data center, l'attenzione deve indirizzarsi anche verso la protezione degli endpoint. L'innovazione dei vendor, sia nella form factor dei device sia nelle soluzioni di protezione, alimenterà questo storico cambio di marcia e gli endpoint riceveranno finalmente quella protezione di livello enterprise che meritano visto che contengono molti dati e applicazioni preziose”, sottolinea
iot.jpg- E l’Internet of Things diventerà realtà. Idc prevede che il mercato mondiale delle soluzioni della Internet of Things (IoT) crescerà da 1,9 trilioni di dollari nel 2013 a 7,1 trilioni nel 2020. Tale è l'interesse e la domanda per la IoT che più di due terzi dei consumatori ha in programma di comprare tecnologie connesse per la casa entro il 2019, e quasi la metà pensa di comprare tecnologie wearable. L'affidabilità e disponibilità dei servizi sarà di importanza fondamentale. Gli utenti si aspetteranno servizi always-on e i reparti IT saranno osservati in modo costante perché dovranno soddisfare le aspettative. Se non ci riusciranno le aziende ne pagheranno caro i costi. Il downtime nell'era della IoT potrebbe rivelarsi molto più costoso. Il 2015 sarà l'anno in cui vedremo l'IT finalmente pronto a sposare il must della disponibilità, oppure sarà l'anno in cui vedremo le aziende venir meno al compito che sono chiamate ad assolvere. Solo il tempo ce lo dirà”, conclude Zammar.
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