Lo storage si adegua alla spinta verso i servizi

Lo storage si adegua alla spinta verso i servizi

Roberto Patano, senior manager Systems Engineering di NetApp, spiega come l’evoluzione dell’It stia spostando verso il software tematiche un tempo strettamente legate all’hardware.

di: Roberto Bonino del 29/04/2014 09:46

Enterprise Management
 
Un elemento apparentemente paradossale dell’attuale fase evolutiva dell’industria dello storage sta nel fatto che, mentre da un lato i volumi dei dati continuano a crescere e questo ricade in proporzione sui budget dedicati, dall’altro i vendor stanno subendo una forte pressione finanziaria. Lo dimostra l’analisi dei dati aggregati di mercato, che evidenziano una crescita complessiva poco significativa.
Non c’è dubbio che si tratti di un comparto in forte evoluzione, dove si fanno spazio alternative tecnologiche a costi ridotti, ma soprattutto stanno cambiando i modelli, ispirati da concetti come la virtualizzazione, il cloud o anche l’open source.
NetApp è fra le aziende che sta cercando di trarre profitto dalla trasformazione in atto, rafforzando l’idea di un vendor specializzato nel data management, con capacità di integrazione e sviluppo di software che stanno assumendo un peso rilevante rispetto alla classica proposta di unità storage solo netapp-roberto-patano-2.jpghardware. “La ricerca di efficienza è il tema portante delle scelte che stanno effettuando anche le aziende italiane – spiega Roberto Patano, senior manager Systems Engineering di NetApp Italia -. Pur in presenza di budget limitati, anche il costo per terabyte sta passando in secondo piano rispetto alla ricerca degli ottimali livelli di servizio, in un contesto di orchestrazione dei data center”.
Chi lavora nell’It, oggi, non deve più semplicemente “costruire” tecnologia, ma saper integrare servizi di varia provenienza, anche esterna, per offrire ai proprie clienti soluzioni immediatamente fruibili. L’offerta di NetApp si sta muovendo in questa direzione, non occupandosi semplicemente di produrre disk drive o altri elementi classici dello storage, ma strumenti di gestione dei dati che stanno al di sopra. In questa logica, la tecnologia flash, le unità, le Dram o lo stesso cloud possono essere visti come elementi che vanno integrati in uno schema di gestione dei dati finalizzato a un utilizzo efficiente e sempre controllato delle risorse a disposizione.
La piattaforma che NetApp propone per svolgere questo lavoro è Data OnTap, che nella più recente versione Clustered va anche al di là della gestione di un singolo rack, integrando diversi componenti e amministrandoli come se fossero un unico pool di storage: “La configurazione si fa come se si fosse fisicamente sulla macchina”, aggiunge Patano. 

La personalizzazione dei concetti di software-defined e cloud

Sembra quindi automatico associare oggi il brand NetApp all’onda montante del software-defined storage: “In realtà – specifica il manager italiano – con questo concetto si definisce, in parole povere, un set comune di servizi che possano gestire tutto lo storage di un’impresa. Data OnTap fa questo da tempo, prima che si affermasse un concetto oggi di moda, ma in fondo legato alla semplicità dell’integrazione sotto un singolo strumento di gestione. Semmai, va specificato che sotto occorre avere una combinazione di hardware affidabile e software in grado di fare il lavoro intelligente di gestione delle risorse”.
La ricerca di efficienza nei livelli di servizio deve passare per le fasi di consolidamento e virtualizzazione che hanno già interessato il mondo dei server: “La disponibilità di un sistema operativo che funga da orchestratore, come Data OnTap – sottolinea Patano – consente di mettere a fattor comune le risorse già a disposizione, per sfruttare innanzitutto queste di fronte alla crescente mole di dati da gestire. La piattaforma, fra l’altro, è scalabile teoricamente all’infinito, quindi è possibile partire anche da soluzioni di tipo entry-level e poi crescere gradatamente”.
In questo contesto evolutivo, c’è spazio anche per il cloud, che NetApp non propone direttamente, ma attraverso accordi con service provider orientati verso una logica ibrida e non troppo vincolante, per superare una delle resistenze che ancora oggi ne limitano la diffusione. Amazon è uno dei partner scelti a livello globale, ma esistono accordi anche locali, come quello con Tiscali per la proposizione di disaster recovery as-a-service; “In generale, sul cloud andranno in prima battuta carichi di lavoro mirati, come il backup, la ridondanza o il Dropbox aziendale, ovvero servizi non troppo costosi, ma che risolvono problemi concreti. Noi lasciamo la proposizione ai provider, occupandoci solo dell’infrastruttura che sta dietro”, conclude Patano.
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