Evoluzioni e criticità dello sviluppo applicativo in Italia

Evoluzioni e criticità dello sviluppo applicativo in Italia

The Innovation Group ha fotografato per Micro Focus le strategie di application development di grandi aziende e terze parti specializzate.

di: Roberto Bonino del 27/03/2014 14:25

Enterprise Management
 
Pur in un contesto an cora fortemente ancorato alle piattaforme native presenti, lo sviluppo applicativo per le aziende italiane sta evolvendo, soprattutto in direzione del Web e del mondo mobile. La fotografia è stata scattata da The Innovation Group, che, su commissione di Micro Focus, ha analizzato la realtà di 178 realtà, perlopiù appartenenti a grandi aziende o a system integrator e Isv.
Il quadro complessivo che emerge evidenzia la necessità per i team di sviluppo di rispondere ai mutamenti della domanda, derivati soprattutto dall’affermazione dei paradigmi della mobilità e del cloud, pur in un quadro complessivo ancora dominato dalla necessità di contenere i costi e dedicare risorse alla manutenzione degli ambienti nativi.
Gli sviluppi attuali sono improntati al massiccio utilizzo di strumenti Web multibrowser, già in corso per il 70% del campione analizzato. L’interesse verso le piattaforme mobile e il cloud, sia pubblico che privato, sta comunque crescendo, tant’è che già oggi coinvolge, rispettivamente, il 38 e il 32% delle aziende, ma è previsto in un altro terzo circa del campione. I nuovi sviluppi, tuttavia, pesano solo il 21% sulle strategie in corso, mentre il 39% è ancora assorbito dalla manutenzione delle applicazioni sulle piattaforme native e il 40% dalla loro modernizzazione o trasformazione.  

Controllo dei costi e allineamento al business fra le priorità più sentite

Per un’azienda su due, in Italia, la principale priorità connessa all’application development resta la riduzione dei costi, ma piuttosto significativo è il 47% che ha indicato lo sviluppo per piattaforme mobili. Dall’indagine emerge comunque che le priorità degli sviluppatori sono legate a esigenze connesse al rapporto con le altre componenti delle aziende o a fattori esterni condizionanti, piuttosto che a bisogni di natura interna. Il 47% del campione ha indicato la necessità di fornire una migliore risposta utenti e mercati e il 34% la risposta a requisiti di natura normativa. Meno sentite problematiche come il controllo end-to-end sullo sviluppo (21%) o il time-to-market (18%).
Questa tendenza a un approccio più operativo che organizzativo si rispecchia nella rilevazione dei punti critici dell’application development in Italia, con prevalenza per l’allineamento alle aspettative del business e alla rimozione dei silos funzionale a una miglior collaborazione fra i team coinvolti. I partecipanti all’indagine elena-vaciago-tig.jpghanno attribuito mediamente un peso meno rilevante agli aspetti collegati alla qualità del software (e ai test necessari per garantirla) e all’automazione dei processi: “Questo dato testimonia una maturità culturale ancora scarsa e un atteggiamento in qualche modo contraddittorio – commenta Elena Vaciago, associate senior analyst di The Innovation Group -. Se la riduzione dei costi è prioritaria, infatti, proprio l’uso di strumenti automatici contribuisce a raggiungerla. Poco sentita anche la visibilità end-to-end sui processi, anche se dovrebbe essere un prerequisito essenziale per raggiungere l’obiettivo di allinearsi al business e aumentare la collaborazione”.
Considerando poi che il 51% delle aziende mixa il lavoro delle strutture interne con l’apporto di fornitori esterni (e un altro 5% esternalizza tutto), “desta preoccupazione che ci sia una percezione non sufficiente dell’importanza di avere una visibilità costante sullo stato dei progetti e dell’utilizzo di strumenti automatici”, aggiunge Giuseppe Gigante, regional marketing manager di Micro Focus. Peraltro, nella metà delle realtà analizzate, i team interni non superano le nove unità e solo nel 18% dei casi si va oltre i cento. 

Il problema del ricambio generazionale

L’ambiente di sviluppo più utilizzato è .Net di Microsoft, con il 52% di menzioni, ma a breve distanza segue Java (50%). Tutto sommato ancora elevate (fra il 36 e il 37%) le percentuali di aziende dove si lavora in ambienti mainframe ed Erp, nel primo caso soprattutto in ambito finanziario e nel secondo prevalentemente fra le industrie manifatturiere.
Data la situazione esistente, quello del ricambio generazionale fra gli sviluppatori è e continuerà a essere un tema critico. Infatti, il 58% del campione analizzato ha riscontrato, in tutto o in parte, difficoltà nell’integrazione di nuovi professionisti, spesso privi della necessaria competenza per la manutenzione e riscrittura di applicazioni esistenti. La maggiori difficoltà sono collegate a Java (48%), un ambiente spesso poco documentato e commentato da chi ha scritto gli Ejb (e poi, magari, ha lasciato l’azienda), ma anche il Cobol (32%) presenta criticità legate soprattutto alla mancanza di conoscenza approfondita fra la giovane forza lavoro.
microfocus-giuseppe-gigante.jpgUn’ulteriore conferma della scarsa maturità ancora diffusa nelle aziende italiane deriva dall’analisi delle modalità di esecuzione della raccolta dei requisiti per gli sviluppi e delle attività di testing. Nel primo caso, il 58% del campione ha dichiarato di lavorare con strumenti interni (solo il 20% con prodotti specifici), mentre nel secondo soprattutto i test funzionali (46%) sono realizzati manualmente: “SI tratta di forti vincoli al raggiungimento degli obiettivi di efficienza, collaborazione e qualità, che pure sono stati indicato come prioritari”, specifica Gigante. Un discorso simile può essere fatto per il change & configuration management, dove il 58% delle aziende utilizza strumenti interni.
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