Il futuro di Dell rimane legato all’enterprise

Il futuro di Dell rimane legato all’enterprise

Michael Dell ha ripreso il controllo diretto dell’azienda che ha fondato e che diventa ora privata. È il caso di attendersi cambiamenti epocali?

di: Roberto Bonino del 17/09/2013 14:19

Enterprise Management
 
Michael Dell ha vinto la battaglia per riacquisire il controllo dell’azienda che ha fondato negli anni Ottanta. Ci sono voluti diversi mesi e un riacquisto di azioni per un valore di 25 miliardi di dollari per riuscirci, ma ora l’operazione è andata in porto e l’azienda può uscire dalla quotazione in Borsa, motore iniziale di tutto il processo partito all’inizio di quest’anno.
Nei primi commenti successivi all’approvazione dell’offerta, dopo il ritiro di quella concorrente di Carl Icahn, Dell ha enfatizzato la volontà di procedere lungo la direzione della trasformazione della società in una service company, sfruttando la maggior libertà d’azione legata all’uscita dalla Borsa.
Il business dei pc, per il momento, resterà un asse strategico fondamentale. D’altra parte qui l’azienda texana ha costruito la propria fortuna negli anni migliori e ancora oggi esso rappresenta oltre la metà del giro d’affari. Come sappiamo, tuttavia, il comparto è in profonda trasformazione e sta subendo gli effetti combinati della crisi mondiale e della crescita dei tablet.
Viene da chiedersi se sia lecito aspettarsi da Dell quella svolta strategica necessaria per assicurare all’azienda un futuro in qualche modo paragonabile al glorioso passato. Il fondatore si porta dietro la cultura che ha ispirato la prima fase storica dell’azienda. All’operazione di riacquisto delle azioni, inoltre, ha contribuito con 2 milioni di dollari anche Microsoft. Sono segnali che se cambiamento ci sarà, non avverrà in tempi troppo rapidi né in modo drastico.
Di certo, l’approccio hardware-oriented non sembra oggi pagare. Dell appare ancora troppo focalizzata sull’end-user computing quando invece occorrerebbe spostare l’attenzione sul cliente e sui passi di un cambiamento che sta comunque avvenendo in molte realtà. Preservare una fetta del importante del proprio business è comprensibile, ma la partita fra i big dell’It si gioca oggi soprattutto nel campo delle infrastrutture It e occorre avere una visione più enterprise-oriented per partecipare attivamente alla contesa.
Non solo appare difficile ritrovare il ritmo di un tempo nei pc, ma nemmeno percorrere il cammino, ad esempio, di Lenovo, che è l’unica realtà del comparto a crescere, ma produce a costi bassi e ha accesso privilegiato all’enorme mercato cinese. Inoltre, Dell non ha un ecosistema software e, quindi, non può sviluppare un’esperienza in stile Apple.
Il suo fondatore ha parlato anche della volontà di mantenere la strategia di crescita per acquisizioni. L’esborso di 25 miliardi di dollari per il riacquisto delle azioni non potrà però non incidere su questo orientamento, anche perché si aggiunge ai circa 12 miliardi spesi negli ultimi anni per rafforzarsi in varie direzioni, come lo storage, la sicurezza, il metworking, i servizi. Proprio queste operazioni possono costituire la base per un’evoluzione verso il mondo enterprise cha appare essenziale per garantire un futuro meno dipendente da un mercato in declino come quello dei pc. Se l’offerta per sfidare Ibm o Hp sulla fascia più alta del mercato sembra esserci, il vero problema di Dell è la credibilità del brand. Per migliorarla occorrerà tempo, investimenti marketing e un aggiustamento della strategia di go-to-market. Vedremo se il mercato lascerà al costruttore il margine per completare un processo oggi ancora agli inizi.
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