Nasce V-TServices, joint venture fra Ibm e Unicredit

Nasce V-TServices, joint venture fra Ibm e Unicredit

La nuova società gestirà in prima battuta l’infrastruttura It del colosso bancario, ma proporrà servizi indirizzati alle banche di medie dimensioni.

di: Roberto Bonino del 11/09/2013 13:18

Enterprise Management
 
Non è una novità che vendor It e grandi aziende costituiscano joint venture finalizzate alla gestione delle infrastrutture It. Non è in assoluto una novità nemmeno per Ibm Italia, se si pensa all’operazione con Fiat che portò alla nascita di Intesa e poi GlobalValue.
Nel caso specifico di Value Transformation Services (V-TServices), società creata con Unicredit e operativa dallo scorso 2 settembre, il cambiamento starebbe, secondo i diretti interessati, nelle finalità e nelle caratteristiche intrinseche della neonata azienda: “Non abbiamo creato V-TServices avendo come obiettivo primario la riduzione dei costi – ha spiegato Paolo Fiorentino, Chief operating officer di Unicredit -. Il nostro intento è di condividere la gestione della complessità tecnologica che governa le attività operative del nostro gruppo, garantire e migliorare il livello di servizio, ma soprattutto accedere rapidamente all’innovazione, per accelerare i nostri processi di business e offrire competenze anche a clienti esterni”.
V-TServices, dunque, si presenta come un’operazione di cosourcing che coinvolge l’infrastruttura It di Unicredit. La società è posseduta al 51% da Ibm e l’operazione si è concretizzata con un conferimento di asset da parte di Ubis (Unicredit Business Integrated Solutions, ovvero la società che raccoglie tutti i servizi del gruppo bancario), pagati per una quota corrispondente al 51% da Ibm, che gestirà l’infrastruttura It di Unicredit per i prossimi dieci anni. Il valore complessivo di partenza della società è stimato in circa 100 milioni di euro, mentre Unicredit ha stimato in circa 725 milioni di euro il risparmio di costi legati alla gestione dell’infrastruttura It che si dovrebbero realizzare nell’arco dei dieci anni abbracciati dall’alleanza.

unicredit-ibm---giovanni-linzi-small.jpgGiovanni Linzi, Amministratore delegato di V-TServices

La nuova società parte con un organico di circa mille dipendenti, spostati per il 70% dall’organico di Ubis. La sede legale sarà a Verona e fin dall’inizio sono coinvolti sei paesi, ovvero Italia, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I primi tre ospitano i sei data center totali (oltre 12mila server e 100mila Mips di potenza) di cui dispone la realtà appena partita. “Il nostro primo compito – spiega Giovanni Linzi, amministratore delegato di V-TServices – sarà quello di ottimizzare l’attuale parco di mainframe, storage e apparati di rete di quello che ora è il nostro cliente unico, ovvero Unicredit. Ma daremo rapidamente corpo anche ai progetti di innovazione, a partire dalla migrazione al cloud computing di una quantità di risorse che in poco più di un anno speriamo possa superare il 50% del totale. Sarà, inoltre, avviato un innovation center che servirà per studiare i processi di trasformazione in atto e attivare nel tempo nuovi progetti e servizi”.
Da Unicredit al mercato
Come più volte sottolineato dagli interessati, la joint venture Ibm-Unicredit intende andare sul mercato, uscendo così dalla logica captive che caratterizza Ubis (realtà, per inciso, molto più grande, con circa 11mila dipendenti e dedicata a servizi non solo tecnologici, ma anche di back e middle office, real estate, sicurezza e procurement): “Ci rivolgeremo nel tempo soprattutto alle banche di medie dimensioni – chiarisce Massimo Schiattarella, direttore generale di Value Transformation Services – oggi in difficoltà perché troppo grandi per potersi affidare a un provider locale e troppo piccole per poter lavorare su grandi e impegnativi progetti. Si tratta di un mercato fatto, in Italia, di circa 15-20 istituti, che riteniamo poco presidiato e ricco di opportunità”. In quest’ottica, secondo Schiattarella, non dovrebbe generarsi una concorrenza diretta con una realtà come Cedacri, che opera su una fascia di clientela di minori dimensioni.
L’accordo con Unicredit rafforza il peso che Ibm già detiene nel settore finanziario, ma genera un’alleanza che potrebbe influenzare il comportamento di altri importanti clienti: “In realtà, il nostro impegno e la storia già costruita nel comparto – commenta Erich Clementi, senior vice president di Ibm Global Technology Services – funge da elemento di garanzia anche per gli interlocutori con i quali lavoriamo o che vorranno avvicinarsi alla nuova società. Pur essendo appena partiti, l’interesse suscitato dall’operazione è già notevole e crediamo possa fungere da best practice per l’intero comparto”.
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