La storia di Fujitsu si proietta sul futuro

La storia di Fujitsu si proietta sul futuro

A colloquio con Juan Maria Porcar, senior vicepresident Services business group, per capire su quali assi portanti l’azienda sta impostando la propria strategia.

di: La storia di Fujitsu si proietta sul futuro del 03/07/2013 11:45

Enterprise Management
 
Ci sono un certo numero di parole ricorrenti nei discorsi che le aziende fanno al proprio pubblico di clienti, prospect e addetti ai lavori, per inquadrare la visione che accompagna il particolare momento storico dell’It. Concetti come innovazione, agilità, human.centric servono a riassumere strategie costruite su quella che ciascuno ritiene essere la sintesi ideale fra un passato più o meno lungo e l’incerto futuro nel tempo della crisi.
fujitsu-juan-maria-porcar-.gifLa riflessione riguarda soprattutto le aziende con una storia radicata nella tecnologia, spalle abbastanza solide da essere sopravvissute a diverse ondate di cambiamento e un futuro da affrontare con le idee chiare sulle direzioni da intraprendere. Fujitsu Technology Solutions fa parte di questo lotto e si presenta oggi come una realtà capace di proporre un ampio range di offerta, che spazia dai piccoli client ai sistemi che governano i data center, senza trascurare una componente di servizi che deve necessariamente supportare il momento non semplice che attraversa, in generale, il comparto hardware. Per capire quali siano le assi portanti degli sviluppi strategici dell’azienda tedesca, Impresa City ha intervistato Juan Maria Porcar, senior vicepresident Services business group.  

Uno dei punti forti per Fujitsu appare la completezza e l’estensione del portafoglio hardware. Non sembra però questa la tendenza di molti vostri concorrenti. Non comporta eccessivi sforzi essere presenti su larga scala?
Sappiamo che difficilmente oggi ci sono aziende che comprano tutto da un unico fornitore, ma  per noi è importante far capire che con noi ogni tipo di esigenza può essere risolta. La domanda resta alta su varie tipologie di prodotti e anche l’offerta di servizi diventa più solida se può far leva su una competenza estesa. Il bilanciamento corretto fra queste due componenti è una chiave per garantirsi un futuro solido ed è rassicurante per i clienti sapere che vengono garantiti manutenzione e supporto tanto per i sistemi legacy ancora presenti quanto per le scelte che si stanno affrontando sul fronte della virtualizzazione, del cloud o della scalabilità.  

Il discorso vale anche, per esempio, per i sistemi Unix, un ambiente del quale oggi non si sente quasi più parlare?
Preservare gli investimenti del cliente non può non essere una priorità per noi. Abbiamo fatto promesse alle aziende che a suo tempo ci hanno seguito verso Unix e dobbiamo essere in grado di mantenerle. Da tempo abbiamo un’alleanza forte con Oracle, e prima con Sun. L’impegno rimane ed è uno dei modi per far sapere alle aziende-utenti che non verranno mai abbandonati. Se guardiamo al futuro, certamente la spinta maggiore si avrà sui sistemi Intel mainframe-grade e sul cloud.  

Quali sviluppi state spingendo per le Pmi, soprattutto pensando alla ricca ma poco innovativa realtà italiana?
La mobilità può essere una delle chiavi per accentuare la crescita tecnologica anche delle realtà più piccole. Per questo motivo, approcciamo il fenomeno Byod non dal punto di vista tecnologico, ma da quello del business. Per una società di dimensioni più contenute, è possibile pensare ai servizi gestiti per avvicinarsi all’innovazione senza fare investimenti onerosi. I Global delivery Center sono uno dei nostri punti di forza, anche grazie a un supporto in 41 lingue e una presenza locale in 70 paesi.  Molte realtà, anche piccole, hanno fatto investimenti nella virtualizzazione, magari partendo da esigenze di Roi, ma evolvendo poi verso applicazioni legate allo sviluppo del business e la mobilità va in questa direzione. Affidarsi a fornitori di tecnologia che sanno essere prima di tutto consulenti può essere rassicurante per capire se abbia senso o meno investire in una certa direzione.  

Come state pensando di far crescere la componente di servizi in Italia, dove il peso dell’hardware è per voi ancora predominante?
Come già accennato, uno dei nostri assi portanti è rappresentato dalla capillarità dei Global Delivery Center. Ma ci sono altre frecce al nostro arco. Ad esempio un approccio costruito sulla gradualità degli investimenti, recentemente rafforzato dall’acquisizione di RunMyProcess, che ha costruito un’offerta per il cloud proprio basata su building block facilmente replicabili in diversi contesti. Poi abbiamo la possibilità di appoggiarci a location offshore, per esigenze di controllo sui costi, ma anche di offrire servizi gestiti onsite multivendor. L’offerta si arricchirà ancora in futuro, anche attraverso nuove acquisizioni.
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