L’industria dell’It non ha bisogno di aiuti

L’industria dell’It non ha bisogno di aiuti

Da anni in Italia, associazioni di categoria e lobbyisti chiedono a gran voce il sostegno dello Stato. Con l’aiuto di un pensiero neutro proviamo a spiegare perché dissentiamo.

di: Roberto Bonino del 27/05/2013 15:30

Enterprise Management
 
Sono anni che in Italia, soprattutto alla presentazione dei dati di consuntivo di mercato o in presenza di importanti passaggi politici, sentiamo ripetere la stessa litania. L’industria dell’It italiana ha bisogno del sostegno dello Stato per crescere e per aiutare il sistema Paese nei necessari processi di innovazione.
Non è che il concetto vada criticato in toto, ma forse è arrivato il momento, proprio nel difficile contesto congiunturale che viviamo, di voltare pagina, cambiare registro e pensare a un comparto che trova al proprio interno e nelle proprie specificità gli elementi per ritrovare un po’ dello slancio dei bei tempi andati.
Per non sentirci troppo soli, prendiamo il discorso un po’ alla larga e coinvolgiamo l’analista di Gartner Rolf Jester, che ha espresso alcune considerazioni sul tema, riferite al contesto del suo Paese (l’Australia), ma facilmente mutuabili anche da noi. In buon sostanza, Jester sostiene che l’industria It non ha niente di così speciale da doverla distinguere da altri comparti produttivi. Eventuali agevolazioni sarebbero comunque pagate da altri contribuenti, he in qualche caso potrebbero comunque investire denaro nell’It.
Al di là della posizione contraria a ogni forma di incentivo pubblico, Jester lancia una provocazione che ci sentiamo di sostenere. Se l’industria dell’It ha bisogno d “promozione”, sta alle persone del marketing e delle vendite delle aziende occuparsene. Discorso analogo si può fare per la formazione: la scuola può preparare il terreno, ma i cambiamenti tecnologici sono tali e tanto rapidi da dover essere necessariamente affrontati sul campo, utilizzando le competenze degli addetti ai lavori piuttosto che dei professori universitari.
Più in generale, e qui veniamo a noi, la sensazione è che in questi anni gli attori del mondo It non abbiano fatto la propria parte per creare la tanto evocata cultura dell’innovazione e far capire quale possa essere il ruolo della tecnologia nello sviluppo del business. Troppa concentrazione solo sulle vendite, sulle quote da realizzare o sui magazzini da svuotare per dedicarsi a una formazione capace di andare al di là dei prodotti o delle logiche marketing da diffondere.
Sappiamo che in Italia vigono logiche commerciali molto specifiche, che spesso non trovano riscontro in alcun altro Paese al mondo. E che il discorso è più complesso di quanto sintetizzabile in poche righe. Ma l’avvicinarsi della presentazione del nuovo Rapporto Assinform ci fa pensare che sentiremo di nuovo parlare di Agenda Digitale, affidabilità del Governo e arretratezza della Pubblica Amministrazione come indicatori dello stato tecnologico del Paese. Una riflessione che parta dall’interno del comparto forse andava fatta in tempi migliori, ma, utilizzando le esperienze positive che comunque esistono, sarebbe il caso che l’industria dell’It imparasse a costruire dal proprio interno la strada per svilupparsi in modo organico e aiutare, di riflesso, anche il sistema Paese.
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