Un’architettura unificata per i server Oracle

Un’architettura unificata per i server Oracle

Mai veramente decollata dopo l’acquisizione di Sun, l’attività hardware di Oracle riparte dai sistemi con processore Sparc T5.

di: Roberto Bonino del 28/03/2013 11:05

Enterprise Management
 
Il vuoto d’aria che Oracle ha registrato nell’ultimo trimestre fiscale può essere fatto in parte risalire alla decrescita nelle vendite hardware, un business che l’azienda presidia da quando ha acquisito Sun. Da qui ora si riparte, con il lancio di cinque server basati sui nuovi processori Sparc T5 e presentati come ultraperformanti.
Per la prima volta, il costruttore ha unificato l’architettura delle proprie Cpu sull’insieme della gamma. Dal 2007, i processori Sparc per i sistemi Smp (multiprocessing simmetrico) venduti da Sun (poi Oracle) provenivano tutti da Fujitsu. Con la macchina M5.32, appena annunciata, il principio viene rotto. Non c’è la conferma ufficiale che sia stata avviata una strategia di sostituzione di tutti gli Sparc64 del partner giapponese con le Cpu declinate nell’architettura T5, ma la strada appare segnata, tanto che più che è stata riaffermata la volontà di proporre sistemi end-to-end, dal processore allo strato applicativo, allo scopo di migliorare le prestazioni globali.
Resta da sapere se la progettazione dei processori continuerà nel tempo a essere giudicata conveniente per Oracle, specie in relazione ai risultati commerciali dell’attività hardware. Nell’ultimo trimestre, infatti, questo business ha segnato un peso inferiore circa della metà rispetto al momento dell’acquisizione di Sun, tre anni fa. Il fatturato di 671 milioni di dollari è in calo del 23% anche rispetto agli 869 milioni di un anno fa.  

Luce puntata sulle prestazioni
Nell’ambito della serie T, Oracle ha presentato quattro nuovi server, basati sui processore Sparc T5, che raddoppiano il numero di core in rapporto alla generazione precedente (da 8 a 16). I T5 adottano anche un processo a 28 nm (contro i precedenti 40), mentre resta uguale a 8 per core il numero di thread. La gamma comprende un lama mono-socket e dei rack con 2, 4 o 8 socket. Il top della famiglia è rappresentata dal modello M5-32, con processore esacore M5 e caratteristiche spinte sul fronte Smp (ad esempio la cache di livello 2 moltiplicata per sei). Il prodotto si posiziona in concorrenza con il Power 795, ovvero il più potente server Unix di Ibm.
Oracle ha portato l’attenzione sulle prestazioni, esaltando vari record, fra i quali il Tpc-C basato su database per il server T5 a otto socket o lo SpecjEnterprise2010 basato sul middleware Java o ancora quello relativo a Sap Erp 6.0 per l’M5-32. È anche con questi dati che il costruttore spera di creare nuovi ostacoli a Ibm, che possedeva un terzo del mercato dei server Unix tre anni fa e oggi è arrivata al 50% circa.
Oracle non ha ancora rivelato i prezzi dei nuovi sistemi né quando la generazione di processori T5 potrà essere adottata anche dalle macchine pre-integrate presenti in portafoglio, come Exadata, Exalogic o Exalytics. Per il quarto trimestre, tuttora in corso, si prevede un nuovo arretramento del business hardware Oracle, fra il 13 e il 23%, mentre il ritorno alla crescita è previsto per il primo trimestre del nuovo esercizio, anche per effetto degli ultimi annunci.
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