L’innovazione passa sempre più per i business manager

L’innovazione passa sempre più per i business manager

Anche in una fase di crisi, l’evoluzione tecnologica non si arresta. Ma le aziende faticano a farla propria e talvolta la colpa ricade sui Cio.

di: Roberto Bonino del 01/03/2013 18:52

Enterprise Management
 
In un mondo economico moderno, caratterizzato dalla globalizzazione e da una concorrenza spietata, l’innovazione è il principale vettore di differenziazione fra le imprese e si basa essenzialmente sulla tecnologia. 
Oggi, ad esempio, l’informatica dematerializzata (cloud o virtualizzazione, per intenderci) consente di usufruire di una capacità di calcolo potenzialmente illimitata, a costi mai stati così bassi. La proliferazione dei terminali mobili offre nuove modalità di interazione con i clienti, dirette e permanenti.Attraverso i social network, le imprese possono “ascoltare” i loro utenti per comprenderne meglio i bisogni e capire quali immagine hanno i loro prodotti o servizi. Infine, le analisi ricavabili dai Big Data favoriscono la creazione di nuovi servizi e approcci marketing personalizzati. 
Parallelamente, emergono nuove modalità, come l’Open Innovation, che si basa sulla condivisione e sulla collaborazione al di là delle frontiere dell’impresa, offrendo nuovi orizzonti di sviluppo. I risultati di un’indagine promossa da Ca Technologies offrono un’immagine precisa dello stato dell’innovazione nelle imprese a livello mondiale. Si evidenzia, per esempio, che solo una persona interpellata su due considera l’innovazione un elemento ben inquadrato all’interno della propria azienda, mentre il 20% ne ritiene il peso minimo o inesistente. 
Per converso, le imprese più innovative considerano che processi e strutture ben definiti costituiscano un elemento critico per capitalizzare sull’innovazione. In sostanza, avere una buona idea è un bene, ma saperla eseguire è molto meglio. Questo lotto di aziende applica l’innovazione agli ambiti dell’analisi e pianificazione (67%), a processi e strutture (56%), alla sperimentazione (50%) e all’esplorazione (48%). In tempi di crisi, dunque, si privilegia la realizzazione concreta alle riflessioni. 
La riprova sta nel fatto che le imprese innovatrici dispongono di un processo formalizzato e sistematico di misura della riuscita dei propri progetti. Il 74% fra queste produce regolari misurazioni, mentre solo il 9% non ha strutturato niente del genere.   

Motori, freni e ambiti di applicazione dell’innovazione 
Fra i principali motori dell’innovazione, la customer satisfaction appare in testa alle priorità delle aziende, in particolare per il 71% delle imprese nelle quali l’innovazione è parte integrante della cultura interna. Per contro, la carenza di budget e di risorse resta il principale ostacolo. Le aziende tendono a investire non tanto sui nuovi progetti quanto sull’ottimizzazione dell’esistente: il 37% del budget It è oggi consacrato al rilascio di nuovi servizi, contro il 63% dedicato alla manutenzione dell’infrastruttura. Per i Cio è certamente prioritario identificare mezzi per consolidare, razionalizzare e automatizzare i processi, per poter destinare risorse all’innovazione. 
Le imprese più innovative non disdegnano di implementare nuove tecnologie, anzi sanno bene come trarne un vantaggio tangibile. L’innovazione riguarda più spesso le evoluzioni tecnologiche (46%), i servizi (43%) e la progettazione (40%), mentre gli obiettivi spaziano dalla soddisfazione dei clienti all’accelerazione del time-to-market, dalla conquista di nuovi mercati al miglioramento della profittabilità, per arrivare alla crescita della quota di mercato.   

Le conseguenze sull’organizzazione aziendale 
Con la crescita del cloud computing, i responsabili delle linee di business sono i motori dell’innovazione, spesso senza fare appello alle competenze tecniche dei Cio. Quindi, i dipartimenti It non sono ormai più i soli attori dell’innovazione all’intero delle aziende. 
Secondo i risultati dell’indagine di Ca, nell’ambito di un 20% dei budget informatici destinato a finanziare l’innovazione, la responsabilità è più spesso nelle mani dei business manager (54%) piuttosto che dei Cio (46%). Questo dato fa il paio con le stime di Gartner, che prevedono come fra cinque anni le direzioni marketing disporranno di un budget tecnologico superiore a quello dell’It. 
Per i responsabili dei sistemi informativi, questa fase è cruciale. Il loro ruolo è destinato a diventare quello degli orchestratori, ma allo stesso tempo devono confrontarsi con la generale scarsa considerazione di cui godono presso l’high management: il 22%, infatti, ritiene che le strutture It non abbiano alcun ruolo nei processi di innovazione, il 16% pensa che questo ruolo sia minimo e l’11% indica addirittura che i Cio siano di ostacolo. Per contro, da tempo l’It accusa il business di avere una scarsa cultura digitale. Il punto di equilibrio risiede nella riflessione comune sulla modalità per attivare una miglior collaborazione.
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