Confesercenti: “Pil accelera, ma consumi in frenata”

Confesercenti: “Pil accelera, ma consumi in frenata”

A rallentare la spesa un potere d’acquisto che si indebolisce rispetto agli anni precedenti.

di: Redazione ImpresaCity.it del 06/09/2017 14:00

Economia
 
"Il Pil accelera ma i consumi decelerano. Se da un lato la dinamica della nostra economia si sta rinforzando – soprattutto grazie all’export, trainato dalla ripresa internazionale, e dagli investimenti in beni di trasporto – dall’altro i consumi registrano sì una variazione positiva, ma in rallentamento rispetto al trimestre precedente". Così l’Ufficio Economico Confesercenti sulla nota sull’andamento dell’economia italiana diffusa dall’Istat.
"A frenare la spesa è un potere d’acquisto che si indebolisce rispetto agli anni precedenti. A pesare è l’effetto dell’aumento dell’inflazione, legato essenzialmente all’aumento dei prezzi all’import, mentre la politica di bilancio – che sino al 2016 aveva fornito un sostegno ai redditi dei consumatori – rappresenta un’incognita se il rispetto dei vincoli Ue diventerà più stringente il prossimo anno. Uno scenario preoccupante, se si considera che nonostante la ripartenza la ripresina dei consumi non è arrivata: la crisi produce ancora i suoi effetti con una spesa delle famiglie ancora al di sotto dei livelli del 2007 ed un gap di circa 36 miliardi da colmare, per il quale bisognerà aspettare almeno il 2019: oltre dieci anni perduti.
La debolezza dei consumi ha effetti anche sulla crescita complessiva dell’economia. Per l’Italia si configura un’ipotesi di revisione al rialzo delle stime – la crescita in media d’anno dovrebbe posizionarsi all’1.5 per cento – ma la nostra ripresa appare ancora inferiore a quella degli altri paesi europei ed il differenziale rispetto al resto dell’area euro resta elevato, pur essendosi comunque ridimensionato rispetto al picco toccato nel 2012-13. La nostra struttura produttiva non si è ancora irrobustita, mentre la congiuntura internazionale ci mantiene esposti rispetto a quanto accade sui nostri mercati di sbocco ed alle oscillazioni del tasso di cambio dell’euro".
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