Crisi: Unimpresa, imprese e famiglie lasciano in banca +54mld in un anno

Crisi: Unimpresa, imprese e famiglie lasciano in banca +54mld in un anno

Lo studio dell'associazione sulle riserve degli italiani cresciute complessivamente in un anno di 54,2 miliardi. Nelle banche c'è un tesoro di 1.605 miliardi.

di: Redazione ImpresaCity del 27/01/2017 08:30

Economia
 
Le imprese non investono e le famiglie non spendono, preferendo accumulare: in banca aumentano le riserve, cresciute in un anno di oltre 54 miliardi di euro. In aumento di 36 miliardi i salvadanai delle famiglie, su di quasi 12 miliardi i fondi delle imprese.
Questi i dati principale che emerge dalle ricerca del Centro studi di Unimpresa sull’andamento delle riserve delle famiglie e delle imprese italiane, secondo la quale i depositi sono saliti complessivamente di oltre 54 miliardi.
Da novembre 2015 ad novembre 2016 il totale dei depositi di cittadini, aziende, assicurazioni e banche è aumentato di oltre il 3% passando da 1.550 miliardi a 1.605 miliardi.
A frenare consumi, investimenti e credito sono rispettivamente la paura di nuove tasse, l’assenza di certezze sul futuro, i parametri sui bilanci rigidi. Si registra anche il boom dei conti correnti, cresciuti di oltre 82 miliardi di euro negli ultimi dodici mesi, passando da 831 miliardi a 913 miliardi.
Secondo lo studio di Unimpresa, che incrocia i dati della Banca d’Italia relativi alla raccolta delle banche, il totale dei depositi è passato dai 1.550,9 miliardi di novembre 2015 ai 1.605,1 miliardi di novembre 2016 con un incremento di 54,2 miliardi (+3,50%). I salvadanai delle famiglie sono cresciuti da 888,8 miliardi a 925,5 miliardi con una impennata di 36,6 miliardi (+4,13%); i conti delle imprese familiari sono saliti da 47,1 miliardi a 51,8 miliardi in salita di 4,6 miliardi (+9,96%); i depositi delle organizzazioni non lucrative (onlus) sono aumentati da 24,8 miliardi a 26,1 miliardi in crescita di 1,2 miliardi (+4,91%); i fondi delle aziende sono cresciuti da 222,7 miliardi a 234,6 miliardi in aumento di 11,9 miliardi (+5,36%); i conti di assicurazioni e fondi pensione sono passati da 22,6 miliardi a 22,5 miliardi in calo di 162 milioni (-0,71%); le riserve delle banche sono passate da 344,5 miliardi a 344,4 miliardi in lievissima discesa di 130 milioni miliardi (-0,04%).
“I dati mostrano che le disponibilità finanziarie delle aziende e delle famiglie italiane sono congelate. Se i cittadini accumulano per timore di nuove tasse, le imprese non investono perché non hanno fiducia nel futuro. Discorso a parte va fatto per le banche che registrano una variazione negativa della liquidità, con ogni probabilità dirottata su impieghi diversi dal credito che resta bloccato: ciò da un lato è legato a criteri sui parametri di bilancio troppo rigidi e dall’altro all’assenza di progetti importanti da finanziare” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Concetta Cammarata.
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