Online, cresce spesa degli italiani: +270% dal 1995

Online, cresce spesa degli italiani: +270% dal 1995

Secondo un rapporto di Confartigianato, l’Italia è in bassa classifica europea per gli usi commerciali della Rete. Soltanto il 7% del totale delle imprese riceve ordini on line e questo ci colloca al quart’ultimo posto nell’Ue a 28.

di: Redazione ImpresaCity del 30/11/2016 10:45

Economia
 
Sempre meno carta, sempre più ‘on line’ nei consumi delle famiglie italiane. Nel 2015 i nostri connazionali hanno speso in telefoni, apparecchiature elettroniche e servizi di comunicazione 38,7 miliardi, vale a dire, in termini reali, il 270% in più rispetto ai 10,5 miliardi del 1995. Sempre lo scorso anno la spesa degli italiani in prodotti su carta (dai libri ai giornali, dalla stampa di vario tipo fino alla cancelleria) si è attestata a 8,4 miliardi, con un calo del 40,5%rispetto ai 14,2 miliardi del 1995.
La tendenza è rilevata da Confartigianato in un rapporto sulle imprese del settore della comunicazione, ‘Dall’idea la creazione, dal racconto l’emozione. I giovani comunicano l’artigianato’ dedicato alle tendenze del settore digitale e alla formazione dei giovani.
Nonostante la forte crescita di spesa in comunicazione on line registrata negli ultimi 20 anni, l’Italia rimane in ritardo rispetto all’Europa per l’utilizzo di Internet: nel 2015 il 28% della popolazione non ha mai navigato in Rete, una percentuale distante dal 16% della media europea e che ci colloca al quarto posto della classifica europea dei peggiori Internauti. Peggio di noi, tra i 28 Paesi Ue, fanno soltanto Bulgaria, Romania e Grecia.
I più refrattari all’uso di Internet sono gli italiani dai 35 anni in su: il 47,3% di questa fascia di popolazione non ha mai utilizzato la Rete negli ultimi 12 mesi.Tra i più giovani è diffusa la consultazione di libri on line ed e-book: li legge il 18,6% degli italiani tra 18 e 24 anni, a fronte dell’8,2% del totale della popolazione.
Secondo il rapporto di Confartigianato, l’Italia è in bassa classifica europea anche per gli usi commerciali della Rete. Soltanto il 7% del totale delle imprese riceve ordini on line e questo ci colloca al quart’ultimo posto nell’Ue a 28 dove la media è pari al 17%. Peggio di noi fanno Grecia, Bulgaria, Lussemburgo.La ‘rivoluzione’ digitale ha spinto la creazione d’impresa: quello della comunicazione (dall’editoria all’Ict, dai fotografi alle agenzie pubblicitarie) è un settore in cui spicca la presenza di piccole imprese espressione di abilità, personalizzazione, creatività, flessibilità di risposta alla domanda sempre più complessa e sofisticata che proviene dai consumatori e dalle altre imprese.
Gli artigiani della comunicazione sono 42.198 con 80.911 addetti. A crescere nell’ultimo anno – rileva il rapporto di Confartigianato – sono state le imprese che si occupano di attività editoriali (+3,5%), quelle che producono software e offrono consulenza informatica (+0,5%) e fotografi e grafici (+0,4%).
La Lombardia è la regione con il maggior numero di piccoli imprenditori della comunicazione, 7.388, seguita dall’Emilia Romagna (4.084), Veneto (3.809 unità), Piemonte (3.641) e Sicilia (3.041). A livello provinciale, primo posto per Milano con 2.556 imprese artigiane della comunicazione, seguita da Torino (2.016) e Roma (1.805).E sul fronte dell’occupazione, ci sono prospettive confortanti: le imprese prevedono infatti quest’anno 16.600 assunzioni nelle professioni culturali e creative dei settori comunicazione e stampa con una netta preferenza per i giovani che hanno appena terminato gli studi (9.820 assunzioni, pari al 59% del totale).

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