Cerved: nel secondo trimestre 2016 prosegue ma perde slancio il calo dei fallimenti

Cerved: nel secondo trimestre 2016 prosegue ma perde slancio il calo dei fallimenti

Secondo l’Osservatorio Cerved sui fallimenti e chiusure d’impresa torna a crescere il numero di imprenditori che chiudono volontariamente la propria impresa.

di: Redazione ImpresaCity del 27/09/2016 09:30

Economia
 
Sono in chiaroscuro i dati dell’Osservatorio Cerved su Fallimenti, Procedure concorsuali e Chiusure volontarie d’impresa per il secondo trimestre 2016.
Secondo la fotografia scattata dall'azienda che si occupa dell’analisi del rischio del credito, tra aprile e giugno di quest’anno si conferma il trend discendente dei fallimenti, sebbene a un ritmo più contenuto rispetto ai trimestri precedenti (3,8 mila, -2% rispetto allo stesso periodo del 2015).
Prosegue anche il calo delle procedure concorsuali non fallimentari, in forte diminuzione nel trimestre (425, -43,6% rispetto al 2015 e meno della metà del picco del 2013) grazie al crollo dei concordati preventivi, mentre tornano ad aumentare le chiusure volontarie di imprese in bonis (15 mila liquidazioni volontarie, +12% rispetto allo stesso periodo del 2015).
“I dati relativi alle chiusure aziendali nella prima metà dell’anno dipingono un quadro di luci e ombre” - commenta Marco Nespolo, Amministratore Delegato di Cerved – “Seppur in modo meno marcato, prosegue la riduzione del numero dei fallimenti registrati dai tribunali, confermando il trend avviato negli scorsi mesi e fornendo quindi un’indicazione positiva. Tuttavia, l’aumento nel trimestre delle chiusure volontarie, dopo due anni di calo, indica aspettative meno ottimistiche da parte degli imprenditori”. Le aspettative per i prossimi mesi non sono tuttavia negative; prosegue Nespolo: “Nonostante una ripresa più debole all’orizzonte, ci aspettiamo ulteriori cali dei fallimenti: temprato dalla crisi, il sistema di PMI italiane è oggi più ridotto, ma più solido”.
Nel secondo trimestre, le imprese che hanno fatto ricorso a una procedura fallimentare sono state 3,8 mila, in diminuzione del 2% rispetto allo stesso periodo del 2015. Il numero dei fallimenti, quindi, prosegue nel suo trend discendente, sebbene a un ritmo più contenuto rispetto ai trimestri precedenti (il tasso era -3,7% nel primo e -11,6% nell’ultimo trimestre del 2015). Nei primi sei mesi dell’anno, il numero dei fallimenti si è attestato a 7,4 mila, un calo del 2,8% che conferma l’andamento decrescente e che riporta il numero dei fallimenti ai livelli del 2013.
Tuttavia, la riduzione delle procedure fallimentari ha riguardato solo le società di capitale (-4,1 sul primo semestre 2015) e non le società di persone e quelle organizzate in altre forme giuridiche che al contrario sono tornate ad aumentare (+1,8% e +0,6%, rispettivamente). I fallimenti non diminuiscono in tutta l’economia.
Le procedure fallimentari hanno continuato a ridursi nelle costruzioni – il settore maggiormente colpito dalla crisi – fino a toccare il dato di 1,6 mila imprese fallite, oltre il 6% in meno rispetto all’anno precedente e registrando così il calo più consistente fra i diversi settori.
Prosegue anche nella prima metà del 2016 la riduzione dei fallimenti nei servizi (4 mila imprese, -3,6% sul 2015) che rimane tuttavia il settore con il maggior numero di procedure. Dopo il forte calo dei primi sei mesi del 2015, crescono nuovamente i fallimenti dell’industria (+3,1%), trascinati in particolare dal forte rialzo della metallurgia (+20,6%).
Considerando i dati delle procedure monitorate per area geografica, le maggiori riduzioni si registrano nel Nord Ovest (-3,8%) e nel Mezzogiorno (-3,7%) dove il livello dei fallimenti torna ai livelli del 2013; le procedure diminuiscono anche nel Centro (-2,6%) mentre si mantengono stabili nel Nord Est (-0,3%).
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