Cresce la voglia di Made in Italy nel mondo

Cresce la voglia di Made in Italy nel mondo

Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison hanno presentato il rapporto I.T.A.L.I.A. 2015.

di: Redazione ImpresaCity del 02/07/2015 16:30

Economia
 
C'è un'Italia di cui spesso non si ha consapevolezza e che fa cose di cui essere orgogliosi. Il rapporto I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison, presentato a Treia nella sessione di apertura del XIII Seminario estivo di Symbola, nasce per raccontare questa parte del Paese. 
Scorrendo le pagine del rapporto scopriamo che l'Italia sa essere innovativa,  versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente. Soprattutto sui mercati globali. Tanto da esprimere, nonostante i sette anni di crisi, quasi mille prodotti con saldo commerciale attivo da record. 
Un risultato di tutto riguardo, raggiunto grazie a una scelta decisa sulla qualità. E in linea con il nostro primato sul fronte dell'avanzo commerciale: l'Italia è uno dei soli cinque paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari. In compagnia di grandi potenze industriali come Cina, Germania, Giappone e Corea.
Una leadership che ci parla di qualità crescente riconosciuta alla nostra manifattura. Non a caso dall'introduzione dell'euro l'Italia ha visto i valori medi unitari dei suoi prodotti salire del 39%, facendo meglio di Regno unito (36%) e Germania (23%). 
Dati supportati anche dalle tendenze rilevate da un recente sondaggio Ipsos secondo cui circa l'80% degli statunitensi e dei cinesi riconosce nel made in Italy un grande valore. Sia all'estero che in patria il made in Italy è sinonimo di moda, artigianato, arredamento, design e cibo, e soprattutto di bellezza e qualità. 
Due italiani su tre sono disposti a pagare un sovrapprezzo per avere prodotti 100% italiani
Grazie alla bellezza e alla qualità connaturata ai nostri prodotti, poi, l'Italia continua a produrre cose che piacciono al mondo e che sono sempre più desiderate sui mercati globali.
Come ci dicono i dati relativi alle ricerche su Google dei prodotti made in Italy, cresciute dal 2011 al 2014 di ben il 22%. Specie in Paesi come Giappone, Emirati Arabi, Usa, Russia e Brasile. Del resto aprirsi ai mercati globali sfruttando anche le possibilità offerte dalle nuove tecnologie è una risposta concreta, e già praticata da molte delle nostre imprese, alla contrazione del mercato interno.
 È questo il Paese che emerge da I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy, un rapporto che, senza nascondere le difficoltà del nostro mercato interno, misura la competitività del sistema produttivo italiano non con parametri 'tradizionali' come la quota di mercato detenuta sull'export mondiale, ma con un nuovo indicatore capace di cogliere e leggere in modo assai più fedele e puntuale quanto si muove nella nostra economia: la bilancia commerciale dei singoli prodotti. Vuol dire che se pensiamo al mercato globale come a un'olimpiade, ai prodotti come discipline sportive in cui vince chi ha un export di gran lunga superiore all'import, l'Italia arriva a medaglia quasi mille volte. Fanno meglio di noi solo Cina, Germania e Stati Uniti.
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