Fare impresa: è l’ora dei nativi digitali

Fare impresa: è l’ora dei nativi digitali

Le imprese “giovani” nascono piccole, sono più presenti al Sud (47%) e nel Nord Ovest (25%) e partono con pochi soldi: solo 5mila euro l’investimento inziale per il 55% delle start-up.

di: Redazione ImpresaCity del 28/11/2014 11:00

Economia
 
I nativi digitali colonizzano il mondo dell’impresa: più del 41% delle nuove imprese nate nei primi sei mesi del 2014 si deve infatti ai coetanei di Zuckerberg, l’ideatore di Facebook.
Ma, come mostra l’indagine realizzata dal Centro studi di Unioncamere e diffusa in occasione di Job&Orienta, il Salone nazionale sull’orientamento, scuola, formazione e lavoro, non basta avere meno di 35 anni per essere innovativi. Tra i giovani capitani d’azienda, infatti, i veri “smanettoni” si incontrano tra i laureati, che si rivelano assai più propensi degli altri all’utilizzo dei social network e all’offerta di servizi on line, tra i quali anche l’e-commerce.   
In una fase in cui trovare un lavoro dipendente è difficile, il mettersi in proprio rappresenta sempre più una alternativa seria per tanti giovani che hanno competenze e idee innovative”, commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Lo sanno bene gli 87 Sportelli per l’imprenditorialità giovanile delle Camere di commercio italiane che, da maggio ad oggi, hanno accolto le richieste e fornito informazioni ed assistenza ad oltre 5.300 ragazzi. Occorre però che questo orientamento all’impresa parta dai banchi di scuola, per far capire ai giovani le opportunità offerte dal mettersi in proprio e per orientarli all’innovazione e alle nuove tecnologie. Una sensibilità che nei ragazzi comunque sta crescendo, come ci dimostra l’esperienza di un progetto, condotto dal sistema camerale insieme a Google, che a inizio anno ha portato alla creazione di due start up digitali da parte di 2 dei 20 giovani formati per affiancare le imprese dei distretti nei loro percorsi di digitalizzazione”.
Delle 90.200 vere nuove imprese nate nel I semestre 2014, il 24% è opera di giovani meno che trentenni e un ulteriore 17% di 30-35enni. Gli under 35 in poco meno del 20% dei casi sono laureati e nel 51% sono diplomati (45% gli over). Uomini in oltre 7 casi su 10, i giovani neoimprenditori aprono una impresa prevalentemente nel settore commerciale (32%, quanto gli “anziani”) e nei servizi alle imprese (20% entrambi).
Le imprese “giovani” nascono piccole (87% le ditte individuali, contro l’80% degli over 35), in quasi l’89% dei casi con al massimo 2 dipendenti (87% nelle altre classi di età), sono più presenti al Sud (47%) e nel Nord Ovest (25%) e partono con pochi soldi: solo 5mila euro l’investimento inziale per il 55% delle start-up, ma, in questo aspetto, l’età davvero non fa la differenza visto che analoga è la quota tra gli over 35.  
Molte e interessanti le particolarità dell’universo dei giovani neoimprenditori laureati. Intanto il titolo di dottore sembra la cartina di tornasole per dar corpo ai sogni di tante giovani donne (le neoimprenditrici laureate sono circa il 40% tra gli under 35 e solo il 30% tra gli over 35) e per tanti ragazzi del Sud. L’avere una preparazione più elevata, soprattutto in Economia e commercio, consente almeno ad una parte di questi giovani capitani d’impresa di dar vita a una tipologia di impresa più strutturata (le società di capitali tra i laureati meno che 35enni sono il 12%) e, sebbene anche per loro l’investimento iniziale sia molto contenuto (nel 57% dei casi inferiore ai 5mila euro), si sono cimentati (in una quota un po’ inferiore ai laureati più anziani ma comunque ben superiore ai neoimprenditori giovani totali) in uno studio di mercato prima di accendere la miccia all’impresa e hanno avuto più di frequente accesso (ma pur sempre in misura limitata) a fonti di finanziamento regionali, piuttosto che statali o comunitarie (sono nate così più del 6% delle nuove imprese di laureati under 35, oltre un punto percentuale in più dei laureati over 35 e quasi 3 punti oltre i giovani non laureati).
Se per i laureati, considerati complessivamente, la leva dell’autoimpiego è di minor impatto sulle motivazioni al “fare impresa” rispetto ai non laureati (rispettivamente, 26 e 33%, distanza che non si annulla neanche tra i giovani), per i dottori under 35 il desiderio di autorealizzazione attraverso il successo personale ed economico si combina con la valorizzazione del bagaglio formativo.
Tra i laureati (giovani o no) è nettamente superiore alla media il contributo allo start up fornito dalla capacità di sfruttare una business idea innovativa. Ma è nell’approccio al web che dimostrano un orientamento innovativo più spiccato: sono presenti in misura maggiore su tutti i social network (il 61% utilizza Facebook, il 52% Linkedin, il 32% Pinterest e il 43% anche altri social); rispetto ai colleghi dottori più anziani, hanno una maggiore inclinazione a fornire servizi on line, in particolar modo preventivi (67%, contro 57% dei laureati over 35) e hanno una propensione ad avviare forme di e-commerce in quasi la metà dei casi (44% tra i laureati più anziani).
Questa più forte propensione all’utilizzo della rete è in grado di far spostare on line una quota maggioritaria del proprio business ad oltre un terzo di questi neo-imprenditori. Ma la spinta più rilevante è quella che si dovrebbe aprire nel futuro: per più di tre su quattro neo imprenditori giovani e laureati crescerà sensibilmente l’impatto della digitalizzazione per proseguire con successo la propria iniziativa.
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