Unimpresa: cresce povertà sommersa, il 25% delle famiglie in difficoltà

Unimpresa: cresce povertà sommersa, il 25% delle famiglie in difficoltà

Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi al governo: “Cura shock e tagliare drasticamente le tasse”.

di: Redazione ImpresaCity del 04/11/2014 09:44

Economia
 
Cresce la povertà sommersa e il 25% delle famiglie è in difficoltà. Nel corso del 2014 sono aumentate le persone che fanno ricorso a varie forme di sussidi: dai sostegni pubblici destinati a chi perde il lavoro ai finanziamenti personali chiesti per spese impreviste e non coperte con i redditi, dalle moratorie sui mutui alla richiesta di anticipo del trattamento di fine rapporto (Tfr) utilizzato anche per le spese di tutti i giorni, dal sistematico ritardo nel pagamento delle tasse e alla crescita delle rateizzazioni delle cartelle esattoriali ai versamenti fatti con denaro prestato o regalato da familiari.
A queste conclusioni è arrivato il Centro studi di Unimpresa che ha elaborato informazioni e analizzato dati raccolti su tutto il territorio nazionale, attraverso la sua rete di 900 Centri di Assistenza Fiscale.
I Caf di Unimpresa hanno dunque registrato una sensibile impennata delle situazioni critiche e tuttavia non “censite” dalle statistiche ufficiali, che riguardano ormai una famiglia su quattro, con punte più alte al Sud rispetto al resto d’Italia. I fenomeni rilevati, presi singolarmente, non consentono di portare a galla il quadro emergenziale ma, messi insieme tutti i vari elementi, ne emerge la fotografia di una sorta di povertà sommersa, in forte crescita nel corso del 2014.
L’emergenza principale riguarda la perdita del posto di lavoro che, ovviamente, ha provocato una salita dei sussidi pubblici dalla cassa integrazione straordinaria alle varia indennità erogate per la disoccupazione. Poi ci sono i prestiti personali: si tratta di finanziamenti chiesti in banca non per comprare abitazioni, automobili, elettrodomestici né per fare viaggi, ma necessari a sopperire alla mancanza di liquidità, dal momento che gli stipendi non bastano più. Sempre sul versante del credito è rilevante il fenomeno delle moratorie sui mutui, cioè gli accordi tra il ministero dell’Economia e le associazioni che rappresentano gli istituti volti a congelare temporaneamente le rate.
Altro aspetto importante è l’aumento delle richieste di anticipo del Tfr, peraltro oggetto di un provvedimento inserito nella legge di stabilità per il 2015. Nelle imprese con meno di 50 dipendenti, infatti, le liquidazioni restano “in azienda” e sono in crescita le domande fatte dai dipendenti per ottenere, come previsto dalle norme in vigore, un’anticipazione di somme che, in teoria, andrebbero incassate al momento delle dimissioni o del pensionamento.
Complesso il recinto del fisco. Per quanto riguarda le tasse, i Caf di Unimpresa hanno rilevato il sistematico ritardo nel versamento delle varie imposte, da quelle sugli immobili all’Iva e all’Irpef, specie per artigiani e liberi professionisti. Chi ha ricevuto una cartella esattoriale, poi, con sempre maggiore frequenza fa ricorso agli strumenti di rateizzazione offerti dall’amministrazione finanziaria, recentemente portati da 6 a 10 anni. Sono state registrate, infine, molte situazioni in cui gli adempimenti fiscali vengono eseguiti con denaro prestato o regalato da familiari.
“Se il governo di Matteo Renzi non mette sul tavolo una cura schock per l’economia, con un taglio delle tasse drastico, le famiglie e le imprese non riusciranno ad alzare la testa e assisteremo all’aumento di situazioni di emergenza” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
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