Cgia: con Jobs Act e anticipazione del Tfr le Pmi rischiano più tasse

Cgia: con Jobs Act e anticipazione del Tfr le Pmi rischiano più tasse

Il Segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi: “Con la riforma del lavoro e l’eventuale anticipazione del Tfr in busta paga, le Pmi rischiano di pagare più tasse e di mettere in crisi la propria tenuta finanziaria”.

di: Redazione ImpresaCity del 07/10/2014 11:30

Economia
 
Nelle ultime settimane il dibattito sul Jobs Act si è concentrato quasi esclusivamente sulla riforma dell’ articolo 18. Poco o nulla, invece, si è discusso sulla revisione degli ammortizzatori sociali. Tra le altre cose, il riordino delle misure di sostegno al reddito comporterebbe la graduale estinzione della cassa integrazione in deroga, attualmente coperta dalla fiscalità generale, che dovrebbe essere sostituita dal sistema della bilateralità o del Fondo residuale all’INPS. Ovviamente, questo nuovo sistema dovrebbe essere sostenuto economicamente anche dalle piccole aziende che, pertanto, subirebbero un incremento del carico contributivo” ha affermato il Segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi.
Per le Pmi, purtroppo, i problemi legati al Jobs Act non finiscono qui. “E’ probabile che l’attuale contributo sui licenziamenti dei lavoratori con un contratto a tempo indeterminato venga addirittura triplicato. Per un dipendente lasciato a casa per ragioni economiche, l’azienda dovrebbe versare all’Inps, in relazione all’anzianità lavorativa, da un minimo di 1.500 euro circa ad un massimo di 4.500 euro lordi. Se un imprenditore, suo malgrado, dovesse licenziare un dipendente perché l’attività va male e non ha più le risorse per assicurargli il posto di lavoro, dove troverebbe i soldi per alimentare l’Aspi? Inoltre, l’apprendistato è contrattualmente un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Se al termine della fase di apprendimento l’imprenditore decidesse di non confermare il dipendente, dovrebbe pagare fino a 4.500 euro circa. Vi sembra una cosa sensata? E’ chiaro che prima di assumere un giovane ci penserà due volte”. 
Per quanto riguarda l’eventuale anticipazione del Tfr in busta paga, Bortolussi si schiera tra coloro che in questi giorni hanno manifestato forti perplessità sulla realizzazione di questa misura: “Se, come apprendo dalla lettura dei quotidiani di oggi, l’operazione sarà a costo zero per l’imprese private, per quale motivo il Governo non estende la possibilità di richiedere l’anticipazione della liquidazione anche ai lavoratori del pubblico impiego? In realtà – conclude Bortolussi – le cose stanno diversamente da come le presentano e l’eventuale anticipazione della liquidazione avrebbe degli effetti finanziari molto negativi sui bilanci delle Pmi. E’ vero, il Tfr è una forma di salario differito, ovvero sono soldi dei lavoratori; tuttavia, con la crisi che non accenna a dare segni di tregua, con la scarsa liquidità e la sottocapitalizzazione che da sempre caratterizza le Pmi, da dove potrebbero recuperare i piccoli imprenditori le risorse necessarie per anticipare la liquidazione? Gli istituti di credito, lo sappiamo bene, in questo momento prestano il denaro solo a chi ha una certa solidità finanziaria; agli altri, purtroppo, l’accesso al credito bancario è praticamente precluso”. 
Dalla CGIA segnalano che negli ultimi 4 anni le piccole e micro imprese con meno di 20 addetti hanno subito una riduzione degli impieghi bancari (al netto delle sofferenze) di quasi 25,5 miliardi di euro, pari ad una contrazione del 14,8 per cento. Alla luce di questa tendenza, come è possibile pensare che le imprese abbiano le risorse per anticipare la liquidazione?
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