Unimpresa: doppi rischi per Pmi con Tfr in busta paga

Unimpresa: doppi rischi per Pmi con Tfr in busta paga

Secondo il progetto del governo, che potrebbe essere concretizzato con prossima legge di stabilità, a partire dal 2015 metà della liquidazione annua verrebbe pagata ai lavoratori.

di: Redazione ImpresaCity del 06/10/2014 07:50

Economia
 
Duplice rischio per le piccole e medie imprese con l’eventuale Tfr in busta paga. Con il passaggio del 50% del trattamento di fine rapporto nei salari dei lavoratori sono a rischio 5,5 miliardi di euro di liquidità delle Pmi. E l’alternativa studiata dal governo per compensare la perdita di denaro fresco nelle aziende, cioè il ricorso al credito bancario, potrebbe rivelarsi costosa o addirittura inaccessibile. Col risultato che o la liquidità verrebbe a mancare o costerebbe più del tasso di interesse applicato dalle aziende alle liquidazioni.
E’ quanto spiega il Centro studi di Unimpresa, dopo aver realizzato un’analisi sulla base dell’ipotesi secondo cui nella prossima legge di stabilità potrebbe essere inserita una misura volta a trasferire direttamente negli stipendi la metà della liquidazione maturata nell’anno.
Alla cifra di 5,5 miliardi, Unimpresa arriva considerando che il flusso anno totale generato dalle “liquidazioni” dei lavoratori è pari a circa 23 miliardi e che per le imprese con meno di 50 dipendenti – che trattengono il tfr maturato – la fetta corrispondente è di 11 miliardi. La metà di questi 11 miliardi, secondo la misura allo studio del governo, verrebbe pertanto sottratta alle aziende con meno di 50 dipendenti che, oggi, possono utilizzare tale liquidità per investimenti e per lo sviluppo.
Per compensare la riduzione della liquidità il governo potrebbe facilitare convenzioni tra banche e imprese con l’obiettivo di agevolare forme di credito specifico. Tuttavia, gli di interessi praticati dalle banche per questi finanziamenti speciali potrebbero essere più alti del tasso che le aziende riconoscono ai dipendenti al momento del pagamento delle liquidazioni. Ne consegue che sul bilancio potrebbe gravare un costo superiore. Altro aspetto sono i criteri sulla base del quale verranno concessi questi prestiti: se i requisiti fossero troppo stringenti alle pmi verrebbe comunque a mancare la liquidità assicurata oggi dal trattamento di fine rapporto.
I flussi annui corrispondenti al tfr maturato ammontano, stando a dati Covip, Inps e Istat, a circa 23 miliardi. Di questa somma, circa 5,8 miliardi sono destinati ai fondi pensione, mentre altri 6,8 miliardi sono accantonati al fondo di tesoreria gestito dall’Inps, dove vengono trasferiti i tfr dei dipendenti che non optano per la previdenza complementare e che lavorano in grandi aziende, con più di 50 dipendenti. Nelle casse delle pmi restano dunque 11 miliardi.
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