Crisi: famiglie e imprese non spendono, riserve aumentano di 29 miliardi (+2,8%)

Crisi: famiglie e imprese non spendono, riserve aumentano di 29 miliardi (+2,8%)

Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “I consumi sono bloccati tra l'altro perchè le famiglie e le imprese temono altre stangate fiscali".

di: Redazione ImpresaCity del 20/03/2014 00:05

Economia
 
Gli italiani non spendono più e lasciano in banca quasi 29 miliardi di euro in più in un solo anno. La recessione, i timori per nuovi scossoni della crisi finanziaria e per nuovi inasprimenti fiscali frenano i consumi dei cittadini e gli investimenti delle aziende: a dicembre 2013 sono arrivati a quota 1.063,68 miliardi di euro i salvadanai finanziari delle famiglie e delle imprese in aumento di 28,65 miliardi rispetto ai 1.035,03 miliardi di dicembre 2012 con una crescita del 2,77%.
Lo rileva un’analisi del Centro studi Unimpresa che mette in evidenza, nell’arco di dodici mesi, un aumento complessivo delle riserve di imprese, famiglie, fondi, assicurazioni, onlus e intermediari finanziari pari a 21,1 miliardi di euro (+1,50%).
Secondo lo studio Unimpresa, basato su dati della Banca d’Italia, la crescita dei depositi bancari non riguarda tutti i comparti. Sono saliti, infatti, i depositi delle aziende (+6,96%) passando da 188,55 miliardi a 201,68 miliardi (+13,12 miliardi) e quelli delle imprese familiari, saliti da 43,06 miliardi a 44 miliardi (+2,20%) grazie a un “risparmio” di 948 milioni.
Calano del 15,49% invece i depositi di assicurazioni e fondi pensione, scesi da 23,86 miliardi a 20,16 miliardi (-3,69 miliardi). Giù anche i salvadanai delle banche: i loro depositi risultano in diminuzione dell’1,42% da 328,13 miliardi a 323,48 miliardi (-4,65 miliardi). Le riserve delle famiglie risultano in crescita dell’1,83% di 15,52 miliardi: a dicembre 2012 i depositi erano a quota 846,48 miliardi e un anno più tardi sono schizzati a 862,00 miliardi. Complessivamente i depositi sono passati da 1.452,20 miliardi a 1.473,94 miliardi in aumento di 21,74 miliardi (+1,50%).
Tra i risultati più rilevanti dell’analisi per strumento, il comparto del conto corrente ha registrato la crescita più alta tra dicembre 2012 e dicembre 2013: da 722,36 miliardi a 741,92 miliardi (+2,71%) in aumento di 19,56 miliardi. 
“E’ evidente che gli italiani, in particolare le famiglie, subiscono pesantemente i contraccolpi della crisi e la stanno pagando soprattutto in termini di crollo della fiducia. Ed è proprio la paura di nuovi scossoni e l’incertezza sul futuro a frenare la spesa e quindi i consumi” osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “Ma le famiglie e le imprese temono pure altre stangate fiscali. Ancora non è chiaro qual è il programma del nuovo governo che sta per essere formato da Matteo Renzi, ma ogni tanto si parla di patrimoniale e certe voci frenano inevitabilmente i consumi”. Secondo il presidente di Unimpresa “serve un segnale forte e magari questo segnale deve arrivare proprio dal calo della pressione fiscale. Come abbiamo già osservato, il giro di vite Iva dello scorso anno ha provocato un calo del gettito e la riduzione delle entrate potrebbe aumentare ancora. Allo Stato non conviene alzare troppo l’ ;asticella del fisco”.
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