Iva: già oggi abbiamo l’aliquota più elevata nell’area dell’euro

Iva: già oggi abbiamo l’aliquota più elevata nell’area dell’euro

La CGIA ribadisce il suo no all’aumento di un punto previsto a partire dal prossimo 1° ottobre.

di: Redazione ImpresaCity del 23/09/2013 10:00

Economia
 
Se entro il prossimo 1° ottobre il Governo Letta non riuscirà ad evitare l’aumento dell’Iva, siamo destinati a staccare tutti e ad aggiudicarci la palma dei più tartassati da questa imposta tra i principali Paesi dell’area dell’euro. Stiamo parlando dell’aliquota ordinaria dell’Iva che tra poco più di 10 giorni dovrebbe salire di un punto e passare dal 21 al 22%
Attualmente, fa notare la CGIA, l’Italia condivide con il Belgio, la Spagna e l’Olanda il primato dell’aliquota ordinaria più elevata (21%), seguono Austria (20%), Francia (19,6%) e Germania (19%). 
Per scongiurare l’aumento dell’Iva è necessario trovare un miliardo di euro per gli ultimi 3 mesi di quest’anno e oltre 4 miliardi per l’anno venturo. Come recuperare queste risorse? 
“Come è possibile – esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – non riuscire a recuperare un miliardo di euro all’interno di una spesa pubblica complessiva della nostra Pubblica amministrazione che ammonta ad oltre 810 miliardi di euro? Per il 2014 ricordo, in risposta ad uno dei quesiti fatti da un membro delle Commissioni speciali riunite di Camera e Senato, che nell’audizione parlamentare del 2 maggio di quest’anno il ministro Saccomanni ha avuto modo di ricordare che l’uscita dalla procedura di infrazione consentirebbe al nostro Paese di dedurre i cofinanziamenti interni dall’utilizzo dei fondi strutturali. Con il raggiungimento di questo obiettivo avremmo a disposizione tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Ora – conclude Bortolussi – visto che non siamo più nel mirino dei tecnici di Bruxelles, non potremmo usufruire di questo tesoretto per recuperare i 4 miliardi necessari per evitare il ritocco all’insù dell’Iva nel 2014?”.
Infine, ricorda la CGIA, in termini assoluti saranno i percettori di redditi elevati a subire l’aggravio di imposta più pesante. Infatti, ad una maggiore disponibilità economica si accompagna una più elevata capacità di spesa. Tuttavia, la situazione si trasforma completamente se si confronta, come ha fatto l’Ufficio studi della CGIA, l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia.
Ebbene, l’eventuale aumento dell’imposta peserà maggiormente sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate. A parità di reddito, inoltre, i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori.
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