Sangalli: "Se chiudono le imprese chiude l'Italia"

Sangalli:

Nel suo intervento all'Assemblea Generale il presidente di Confcommercio ha toccato molti temi: dal fisco al lavoro, dalle riforme al turismo fino al costo della burocrazia e ai ritardi della Pubblica Amministrazione.

di: Redazione ImpresaCity del 13/06/2013 16:35

Economia
 
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel corso dei lavori dell'Assemblea Generale che si è svolta a Roma presso l'auditorium Conciliazione, ha dichiarato: "Stando così le cose la missione fondamentale del "Governo al servizio dell'Italia e dell' Europa" - come lo ha definito il Presidente del Consiglio - sembra a noi chiarissimaagire con tempestività e agire in profondità".
"Agire con tempestività: per dare risposte alle tante emergenze di un'Italia dove l'area del disagio occupazionale riguarda ormai 9 milioni di persone, dove i consumi sono tornati ai livelli del 2000 e gli investimenti pubblici a quelli del 2003 e dove - già solo nel primo trimestre di quest'anno - hanno chiuso i battenti più di 40mila imprese. Ma agire anche in profondità: in Europa e in Italia, serve davvero un Patto di stabilità più "intelligente".
"Con grandi sacrifici fatti dalle famiglie, dai lavoratori e dalle imprese - ha ricordato il presidente - siamo riusciti a chiudere la procedura di infrazione in sede europea. Bisogna ora procedere con una contrattazione serrata, a livello europeo, per ottenere più margine di manovra a favore degli investimenti pubblici qualificati e per il rilancio degli investimenti privati.  Quanto al nostro Patto di stabilità interno, è tempo di una sua compiuta revisione: per mobilitare anche gli investimenti degli enti locali e per procedere nell'azione di sblocco del pagamento dei crediti delle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni. L'obiettivo del pagamento di questi crediti per quaranta miliardi, tra il 2013 e il 2014, va assolutamente conseguito e va confermato l'impegno all'avvio di una seconda fase. Una seconda fase che consenta di procedere al compiuto pagamento - e si tratta ancora di decine di miliardi - dell'intero stock storico di questi crediti, anche attraverso il concorso della Cassa Depositi e Prestiti". 
Quindi il presidente di Confcommercio ha affrontato l'annosa questione delle riforme: il tempo del Governo "di servizio" sia allora l'occasione per far avanzare le riforme e dell'agenda delle cose da fare. "E' un'agenda che parla di fisco: della necessità cioè di ridurre la pressione fiscale che in questi anni, come tutti sappiamo, ha raggiunto livelli record. E si può ridurre la pressione fiscale solo bonificando la spesa pubblica, rivedendo il perimetro stesso della funzione pubblica, adottando la metodologia dei costi e dei fabbisogni standard e avanzando nell'azione di contrasto e recupero di evasione ed elusione, mettendone a frutto i risultati a vantaggio dei contribuenti in regola. Insieme, servono dismissioni decise di patrimonio immobiliare pubblico: per abbattere il debito e per liberare risorse preziose per la crescita". 
"E scelte coraggiose servono, allora - ha concluso Sangalli - per ridurre il costo del credito e il prelievo fiscale, a partire da quello sul lavoro, il costo della bolletta energetica e le tasse occulte della burocrazia e della corruzione, i costi della logistica e quelli derivanti dai ritardati pagamenti, dai ritardi della giustizia civile e dai ritardi di una Pubblica Amministrazione che invece può e deve essere riformata. Costi che vanno abbattuti, affinchè fare impresa in Italia, ce lo hanno ricordato le testimonianze degli amici di Asti, Milano, Bologna, Napoli e Palermo, non significhi farlo nonostante tutto. Senza impresa non c'è nè crescita nè occupazione e se chiudono le imprese chiude l'Italia". 
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