L’Angola firma il contratto di partecipazione a Expo Milano 2015

L’Angola firma il contratto di partecipazione a Expo Milano 2015

Giuseppe Sala, AD di Expo 2015: "Sono molto felice che questo Paese abbia scelto di sviluppare un tema sfidante come quello dell’educazione per dare il proprio contributo all’esposizione di Milano".

di: Redazione ImpresaCity del 14/05/2013 08:45

Economia
 
Emblema di maternità, salute e saggezza, le donne saranno tra i principali protagonisti dello spazio espositivo che l’Angola costruirà per Expo Milano 2015.
Il Paese africano considera l’Esposizione Universale una grande opportunità per far conoscere al mondo i metodi sviluppati nel campo della sicurezza alimentare. Per questo motivo ha deciso di essere presente con un padiglione proprio (self-built) di 2.010 metri quadrati, come ha spiegato Albina Assis Pereira Africano, Commissario Generale del Padiglione e Special Advisor to the President for Regional Affairs, firmandocon l’Amministratore delegato di Expo 2015 S.p.A. Giuseppe Sala il contratto di partecipazione, il 44esimo sottoscritto dalla società con i Partecipanti Ufficiali.

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L’area espositiva dell’Angola avrà un giardino esterno e un orto, dove saranno coltivate piante e alimenti tipici; due ristoranti e un’area di intrattenimento che ospiterà esibizioni e spettacoli. L’obiettivo è regalare un viaggio unico, basato sull’esperienza diretta – con interazione fisica e tattile - dei materiali naturali e sostenibili con cui sarà realizzato lo spazio espositivo.
“Il tema di Expo Milano 2015 ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’ – ha dichiarato Albina Assis Pereira Africano, Commissario Generale del Padiglione dell’Angola - permetterà di riflettere sul problema globale della malnutrizione e della denutrizione che affligge milioni di persone in tutto il Pianeta, e in particolare in Africa. Nel nostro Padiglione tradurremo la nostra visione di futuro: educare significa pensare al benessere delle generazioni di oggi e di domani, innovare invece vuol dire adattare le buone pratiche dei nostri antenati al mondo moderno”.
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