Unioncamere: crisi e burocrazia ostacoli principali per le nuove imprese

Unioncamere: crisi e burocrazia ostacoli principali per le nuove imprese

Le nuove imprese nascono soprattutto piccole: in più della metà dei casi, infatti, l’investimento iniziale è stato di soli 5mila euro.

di: Redazione ImpresaCity del 03/05/2013 14:00

Economia
 
Oltre metà dei 172mila neo-imprenditori che hanno aperto una azienda nel 2012 si sono messi in proprio investendo meno di 5mila euro (non a caso, nell’88% dei casi, le vere nuove imprese del 2012 hanno assunto la forma della ditta individuale), ma la crisi e la burocrazia sono ostacoli difficili da superare. In tanti l’hanno fatto e, gettando il cuore oltre l’ostacolo, hanno dato vita a una nuova realtà produttiva, sperando di trovare (o ritrovare) in questo modo un lavoro oppure, più frequentemente, di concretizzare la propria legittima affermazione nella società, mettendo a buon frutto le competenze acquisite in precedenti esperienze lavorative.
Questo quanto emerge dall’analisi realizzata dal Centro studi di Unioncamere che, attraverso una indagine su un campione significativo delle circa 384mila imprese iscrittesi nei Registri delle Camere di commercio nel corso del 2012, ha quantificato in quasi 172mila le “vere” nuove imprese attive (pari al 45% del totale), ovvero quelle che non hanno legami con imprese preesistenti.  
“L’impresa come occasione di lavoro ma soprattutto come espressione della voglia di mettersi in gioco e di conquistarsi un futuro. E’ questo ciò che evidenzia l’analisi di Unioncamere. Non possiamo deludere le legittime aspettative di quanti malgrado tutto continuano ad investire su se stessi. Occorre rimettere l’impresa al centro delle attenzioni della politica e delle istituzioni. Perché l’impresa è prima di tutto lavoro e costruzione del nostro domani”, ha commentato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello.  
In netta maggioranza (74%) sono gli uomini a intraprendere il percorso imprenditoriale e, in generale, la nazionalità più rappresentata è quella italiana (87%), ma l’apporto degli immigrati extra-comunitari (8%) è superiore a quello dei comunitari (5%).  
Nonostante lo spirito di iniziativa e la fiducia nelle proprie capacità animino i neo-imprenditori, nel 23% delle loro dichiarazioni il clima economico generale si è dimostrato da subito un ostacolo particolarmente subdolo con cui fare i conti, dal momento che sono pochi gli strumenti per fronteggiarlo nella fase in cui l’impresa deve ancora costruire una rete di fornitori e clienti, cui poter fare stabilmente riferimento. A ciò si aggiunge che in un momento in cui i consumi sono in contrazione e la domanda è debole, l’inserimento nel segmento di mercato individuato è fonte di problemi nell’11% delle dichiarazioni delle nuove imprese; mentre un ulteriore 10,7% ha avvertito da subito il peso della concorrenza.
Dare il via all’impresa è però difficile anche per le condizioni di tipo normativo: complessivamente, poco meno di un quinto delle risposte indica tra le fonti di criticità la conoscenza delle leggi e l’iter amministrativo da seguire per portare a compimento le procedure di inizio attività, cui si aggiunge un ulteriore 5,8% di risposte di quanti avvertono immediatamente il peso del sistema fiscale.
Non sembrano, invece, esserci rilievi nei confronti delle strutture che forniscono servizi di supporto, visto che sono chiamate in causa in quanto insufficienti solo nell’1,2% dei casi. Più rilevanti, con oltre il 10% delle segnalazioni, i problemi di tipo finanziario (mancanza di capitale e scarsità del credito), anch’essi però sensibilmente acutizzati dal razionamento del credito che riguarda l’intero sistema produttivo.
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